Geografie cézanniane

“Ha capito tutto: la luce e il colore, la forma e il disegno, la prospettiva e la libertà”. Questo è Cézanne. Uno degli artisti che ha cambiato per sempre sia il modo di dipingere sia la poetica del Novecento. Una grande mostra a Palazzo Reale ne ripercorre la carriera. A Milano fino al 26 febbraio.

Paul Cézanne - Il giardiniere Vallier - 1906 ca. - Londra, Tate - © Tate, London 2011

Sono i luoghi i protagonisti della mostra: i paesaggi del Midi, quei boschi e quei ruscelli. E poi gli atelier, vero cuore del rigoroso quanto ostinato lavoro di di Paul Cézanne (Aix-en-Provence, 1839-1906). Una mostra che inaspettatamente si apre con due grandi carte topografiche: la prima della regione di Aix, con l’indicazione dei punti di interesse che hanno segnato la ricerca pittorica dell’artista; la seconda del centro della cittadina, con le abitazioni della famiglia e le strade, i locali che lo hanno visto a casa propria durante quasi tutta la sua vita.
Eh sì, perché il pittore si è affacciato più volte a Parigi, ma non l’ha mai amata, non l’ha mai fatta propria. Ha sempre preferito la Provenza, l’isolamento e la solitudine, condizioni più congeniali a un uomo dal carattere non facile e pienamente consapevole della rivoluzione che si stava attuando grazie alla sua pittura.

Paul Cézanne - Vaso blu - 1889 - Parigi, Musée d’Orsay - © RMN (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski / distr. Alinari, Firenze

Una scansione semplice ed efficace caratterizza l’allestimento: una logica cronologica al cui interno si schiudono approfondimenti tematici, il tutto accompagnato da pannelli introduttivi chiari, sintetici, affascinanti sia dal punto di vista linguistico che fotografico. Perché una mostra è anche questo: un percorso che conduce attraverso le opere e che guida alla comprensione e all’empatia con esse. In ciò i livelli di eccellenza raggiunti dalla partnership tra Palazzo Reale e Skira, che molte forze ha investito nell’evento, sono fuori discussione.
Ma non c’è solo questo. Soprattutto c’è Cézanne: dalle sue nature morte ai paesaggi, dai ritratti alle curiose prove di formazione. È dalle prime tele che inizia il percorso, dai debiti riconosciuti a Ingres e a Rubens, a Tintoretto e a Poussin, copiati ed esibiti, usati per dimostrare a un padre scettico il talento di un pittore in erba.

Paul Cézanne - Autoritratto - 1875 - Parigi, Musée d’Orsay - © RMN (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski

Già dai quadri del 1865 lo stile cambia, l’artista comincia a dedicarsi alle vedute della propria terra e la pennellata prelude già al suo riconoscibilissimo e inimitabile stile, come dimostra Paesaggio con oratorio e ponte dei Trois-Sautets. Compaiono le prime bagnanti, le celebri nature morte, i fiori e i ritratti degli amici messi a punto con lunghe e numerosissime sedute di posa. La successione cronologica permette di cogliere la rarefazione materica della pittura: prima la pennellata è densa, di grande spessore, poi mano a mano si alleggerisce, si fa più delicata conservando al contempo la sua forza espressiva.
Ma come ricordare Cézanne senza pensare a uno dei suoi soggetti più simbolici, più densi di significato? Proprio lei, la montagna Sainte-Victoire: presenza più volte evocata e che emerge con discrezione, nell’ultima sala, in un acquerello della Tate, solo un accenno forse, ma sufficiente a rappresentare “l’inscalfibile coerenza” e la “rocciosa solitudine” di uno dei grandi dell’arte di tutti i tempi.

Marta Santacatterina

Milano // fino al 26 febbraio 2012
Paul Cézanne – Les ateliers du Midi

a cura di Rudy Chiappini

PALAZZO REALE
Piazza Duomo 12
02 92800375

www.mostracezanne.it


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Marta Santacatterina
Marta Santacatterina è giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte, titolo conseguito presso l'Università degli Studi di Parma. È editor freelance per conto di varie case editrici e, dal 2015, ricopre il ruolo di direttore sia di Fermoeditore sia della rivista online della stessa casa editrice, "fermomag", sulla quale cura in particolare le rubriche dedicate all'arte e alle mostre. Collabora con "Artribune" fin dalla nascita della rivista, nel 2011.
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