Fondazione Giuliani. Allenamenti alienanti

Concentrazione e pazienza messe a dura prova. Per rivelare l’indifferenza come meccanismo di autodifesa. A scuotere gli spettatori romani è Simon Dybbroe Møller, alla Fondazione Giuliani con la mostra Hello. Fino al 28 gennaio.

Simon Dybbroe Møller - Produce - 2011 - photo Francesco De Michelis

In piena fase di montaggio dell’esposizione di Simon Dybbroe Møller (Aarthus, 1976; vive a Berlino), un’ignara passante in via Gustavo Bianchi si rivolge incuriosita agli allestitori: “State costruendo una nuova palestra?”. Divertente la signora, che però non ha tutti i torti. In effetti una palestra c’era, completa di linee-guida per giocare a basket o volano, prima che venisse smontata e ricostruita in modo casuale nelle sale della Fondazione Giuliani.
O and No è opera e insieme percorso di una mostra complessa e geniale, che ingloba il ritmo veloce e ripetitivo della società contemporanea per smascherarne gli effetti alienanti. L’artista propone un’esperienza a tutto tondo – visiva, acustica ed emotiva – dove anche la monotonia, suscitata dal ripetersi sempre uguale degli oggetti e dei suoni, diventa prezioso strumento di riflessione. Produrre, riprodurre e ripetere sono verbi che dominano la vita quotidiana, ma cosa succede quando saltano le regole del gioco? “O” e “No” si riferiscono rispettivamente al cerchio centrale del campo da pallacanestro, unico segno ancora riconoscibile sui listelli di parquet, e a una misteriosa stanza, resa inaccessibile.

Simon Dybbroe Møller - Hello - veduta della mostra presso la Fondazione Giuliani, Roma 2011 - photo Francesco De Michelis

Dybbroe Møller gioca con le aspettative e l’intuito dello spettatore, suggerendo un possibile punto di partenza per un nuovo inizio e nello stesso tempo l’inconoscibilità della sua traiettoria di sviluppo. Sulle pareti, le serie O e Produce nascono dall’interruzione improvvisa del processo di stampa. La riproduzione inconclusa della lettera “O” la riduce a traccia priva di significato che ricorda un sorrisetto.
In Produce, il bloccaggio stesso dell’azione di una stampante, si concretizza in immagine.
Per Things Thinking Things, l’evoluzione del design spiega l’assemblaggio dei vari nuclei di stampe, mentre la rima baciata rivela la scelta degli oggetti. Molle (springs), marsupi (slings), altalene (swings)… sono tutte parole che si sposano bene con il titolo.
Il tentativo di straniamento dello spettatore fa leva sulla vista quanto sull’udito. Il passaggio da una stanza all’altra dello spazio espositivo viene sottolineato dal ripetersi incessante del saluto “hello” che, pronunciato con cinque diverse accentazioni, si riduce a rumore di sottofondo.
La Fondazione Giuliani fa passi da gigante e con questa mostra di si riconferma uno degli spazi espositivi più dinamici della Capitale.

Giulia Lopalco

Roma // fino al 28 gennaio 2012
Simon Dybbroe Møller – Hello
FONDAZIONE GIULIANI
Via Gustavo Bianchi 1
06 57301091
[email protected]
www.fondazionegiuliani.org


  • ignazio mortellaro

    molto interessante. brava.