Tutto Marconi. In una mostra museale

Il gusto di un grande gallerista. E opere di qualità e dimensione conseguenti. Con la “pop” italiana, ovviamente, ma anche fotografia concettuale e nomi come Fontana e Uncini. Succede da Marconi a Milano, fino al 17 novembre.

Giulio Paolini - Ritratto dell’artista come modello - 1980

Grandi opere… grandi, un titolo più che giustificato (s’intende grandi nel formato e nella qualità). La mostra che riassume l’attività di Giorgio Marconi propone un percorso esaltante, che può fungere da completamento ideale del Museo del Novecento. Una selezione rappresentativa del gusto di Marconi, una linea sobria che mescola innovazione formale e attenzione alla società. E uno specchio della Milano culturale che fu, vulcanica e piena di coscienza civile. Dopo un’apertura con opere monumentali di Uncini, Nevelson e Castellani, scorrono due lavori cinetici di Gianni Colombo, un Teatrino di Fontana, la fotografia concettuale di Vaccari e Di Bello, il “pop” italiano di Adami, Tadini, Schifano e molto altro. Una mostra da visitare, magari preferendola a una delle solite rassegne per il grande pubblico nei musei.

Stefano Castelli

Milano // fino al 17 novembre 2011
Grandi opere… grandi
FONDAZIONE MARCONI
Via Tadino 15
02 29419232

[email protected]
www.fondazionemarconi.org


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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.