Russia: oltre la propaganda

Una mostra che invita a riconsiderare un intero periodo storico. La Russia dal 1920 al 1970, tra avanguardia e realismo socialista, è in mostra al Palazzo Esposizioni di Roma, insieme a una preziosa selezione di scatti di Rodcenko. Fino all’8 gennaio.

Kazimir Malevic -Sportivi - 1930-31 - San Pietroburgo, Museo Statale Russo

Palazzo delle Esposizioni apre la nuova stagione espositiva con una mostra che, in un momento politico e storico così delicato, ha tutta l’aria di voler dire qualcosa d’importante. La mostra in questione, dedicata al realismo socialista, raccoglie una serie di opere pittoriche che narrano i difficili anni che vanno dal 1920 al 1970. Lo scopo fondamentale è quello di rivalutare i pezzi esposti, considerandoli non come banale rappresentazione di una corrente, considerata spesso come blocco monolitico, ma come straordinaria varietà di forme della rappresentazione e di approcci ideologici.
Le pareti del Palazzo vibrano insieme alle opere, l’atmosfera è sospesa e riconduce direttamente a quei momenti, percepibili sotto diverse forme, con il solo movimento dello sguardo. L’impatto è forte: tele come quella di Jurij Pimenov, Invalidi di Guerra (1916), catapultano drammaticamente non tanto in contesto storico cruento, ma nel bel mezzo di un’umanità massacrata dal delirio del potere. Lo sguardo degli invalidi punge, arresta i battiti e ci fa sentire parte di una stessa storia.
La sequenza delle immagini alterna momenti intimi e momenti di storia nazionale, passaggi imprescindibili di vita privata e potere politico. Dalla lotta più intensa si approda alla rassegnazione, dipinta nelle tele di Gelij Korzev, con il ritratto di una madre, che è l’esemplificazione della vita comune, della disperazione tradotta in sguardi serrati, chiusi.

Aleksandr Rodcenko - Knigi (Libri) - 1925 - poster pubblicitario

Ma la quotidianità nelle sue forme estreme è rappresentata da Aleksandr Rodcenko e Palazzo delle Esposizioni dedica un’intera sala ai suoi scatti, una fotografia sperimentale dall’approccio multi-stratificato. Gli aspetti che si susseguono di fotografia in fotografia lasciano cogliere non solo il suo approccio analitico, ma spaccati di vita vissuta, rappresentata nei volti ma anche nell’architettura, immortalata con tagli diagonali e insoliti, che propongono una rappresentazione della realtà, per quei tempi, inedita. Una visione, la sua, che restituisce con precisione anni di transizione e fermento creativo: le sue costruzioni non sono solo architettoniche ma anche intellettuali. Mentre gli ultimi scatti, risalenti agli anni ‘30, sono lo specchio di un orientamento che inizia a coincidere con lo spirito del realismo socialista.
La mostra raccoglie dunque, oltre alle immagini, un intero contesto storico, ed è per Palazzo delle Esposizioni una tappa fondamentale che ricorda i fasti della sua riapertura con la retrospettiva dedicata a Mark Rothko, cancellando per un momento i fantasmi di scelte espositive non sempre felici.

Alessandra Fina

Roma // fino all’8 gennaio 2012
Realismi socialisti: grande pittura sovietica
a cura di Matthew Bown, Zelfira Tregulova
Aleksandr Rodcenko

a cura di Olga Sviblova
PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI

Via Nazionale 194
06 489411
[email protected]
www.palazzoesposizioni.it


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Alessandra Fina
Vive a Roma. Ha conseguito la laurea magistrale in Curatore d’arte contemporanea presso l’Università La Sapienza. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati (Villa Torlonia, Caffè Letterario Roma ecc). Ha lavorato presso Palazzo delle Esposizioni come operatore didattico e addetta all’accoglienza. Ha partecipato alla redazione del testo Europa – America 1945 – 1985, una nuova mappa dell’arte a cura di Carla Subrizi e del catalogo della mostra Sguardi Multipli. Rassegna Nazionale di Arti Visive (Palazzo San Bernardino, Cosenza – Castello Estense, Ferrara). Ha collaborato con l’ufficio stampa Novella Mirri e Maria Bonmassar. Attualmente si occupa di comunicazione e public relation e collabora con importanti testate di settore: Artribune e Tafter.
  • Salvatore Fazia

    C’è il realismo, non c’è realtà: non dimentichiamo Mandel’-stam, Sciostakovic…

  • Salvatore Fazia

    Ancora, scusandomi: oltre la propaganda? piuttosto è dentro la volgarità attuale, non c’è altra spiegazione…

  • vedo nel commento della mostra una nota intelletualmente stonata. proviamo a trasporre questo commeto in una mostra di arte del periodo nazista. Come lo sentiremmo? Certamente fuori luogo. Ora, osservo in questo commento un non celato sentimento di nostalgica dolcezza dimenticando il commentatore che quell’arte era imposta da un regime cinico e crudele. Certamente vi sono state grandi espressioni d’Arte, specialmente Razionalista, come in tutto il mondo nello stesso periodo, ma non dimentichiamo che in quel contesto l’Arte non era libera espressione ed è quindi forzatamente un’Arte minore, svuotata dei sentimenti puri dell’artista, un’arte imposta dal committente e senza alternative nè scappatoie.