Parigi, o cara…

L’affascinante figura di Toulouse-Lautrec raccontata con un accurato gioco di confronti e suggestioni. Tra gli impressionisti e Picasso, le stampe giapponesi e le affiches dei suoi rivali. Alla Fondazione Magnani Rocca va in scena la Parigi di fine Ottocento. Fino all’11 dicembre.

Henri de Toulouse Lautrec - Divan Japonais - 1893

Henri de Toulouse-Lautrec (Albi, 1864 – Saint-André-du-Bois, 1901) è entrato da tempo nell’immaginario collettivo. Per la sua tormentata vicenda biografica, ma soprattutto per le sue opere d’immediata efficacia. I suoi manifesti, che attirano l’attenzione e incantano, dialogano magnificamente, senza contraddizioni, con i nostri sguardi; la seduzione della donna è centrale e richiama suggestioni contemporanee e le lusinghe di molta pubblicità.
I diversi film a lui dedicati (Moulin Rouge, 1952; Lautrec, 1998; Moulin Rouge!, 2001, ma anche diverse fiction televisive) hanno poi accentuato questa conoscenza “popolare”. Un artista legato sì al proprio tempo – Parigi, i locali notturni, Montmartre – ma insieme di una genialità assoluta, libera, autonoma per stile e modalità espressive.
La rigorosa mostra negli spazi della Fondazione Magnani Rocca conferma questa felicità comunicativa esponendo molti dei suoi lavori noti; opere capaci di ammaliare, per il disegno e il colore, fra tristezza e satira, una scintillante teatralità e un sotterraneo umor nero.

Henri de Toulouse Lautrec - La Fille Rousse - 1886 ca.

E nel porre vicini altri percorsi, si rinnova la certezza dell’originalità del tratto per la suprema capacità di sintesi, il coraggio dei tagli prospettici, il coinvolgimento e il distacco nel definire i personaggi, l’esplosione del colore che pure lascia spazio alla malinconia. Oltre al carattere dell’improvvisazione (vediamo Lautrec al tavolino di un locale che disegna schizzi) si riconosce una concreta tenacia nel lavoro. Contemporaneamente, conquista altro spessore culturale il rapporto con il proprio tempo, e non solo nei suoi riferimenti più immediati (la famiglia aristocratica, la malattia, il Moulin Rouge).
Questa mostra invita al confronto, ricorda presenze parallele, stimola nuove riflessioni. Si inizia con alcune opere di grandi impressionisti (dei Monet e dei Renoir provenienti dalla collezione permanente della Magnani Rocca) e si prosegue con alcune stampe giapponesi, una chiara fonte di ispirazione per Lautrec nell’uso del colore uniforme e nella purezza delle linee.
Nell’ultima sala ci sono anche splendidi esempi di manifesti dei vari “concorrenti” per la pubblicità nella Parigi fin de siècle: Chèret, Mucha, Bonnard. Non solo: viene anche offerta la possibilità di vedere confermata l’influenza di Lautrec su Picasso.

Henri de Toulouse Lautrec - Reine de joie - 1892

Di particolare interesse in questo senso la lettura del saggio del curatore della mostra all’interno del catalogo. Assai piacevole poi, per i rispecchiamenti letterari – che fanno venir voglia di rileggere alcuni dei grandi romanzi dell’Ottocento francese – l’ampio studio introduttivo di Arturo Carlo Quintavalle, intitolato Parigi, o cara… Tra le lettere in appendice, infine, la conferma, tramite le stesse parole di Lautrec, del valore della presenza umana nell’opera d’arte: “Solo la figura esiste; il paesaggio non è e non deve essere che un accessorio…”.

 

Valeria Ottolenghi

Mamiano di Traversetolo // fino all’11 dicembre 2011
Toulouse-Lautrec e la Parigi della Belle Epoque
a cura di Stefano Roffi

FONDAZIONE MAGNANI ROCCA
Via Fondazione Magnani Rocca 4
0521 848327
[email protected]
www.magnanirocca.it


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Valeria Ottolenghi
Studiosa e critico teatrale (numerose le pubblicazioni, saggi e articoli di riviste, regolari alcune collaborazioni), è membro del Direttivo ANCT, Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, Responsabile delle Relazioni Esterne. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti, ha lavorato per la scuola e l’Università, docente SSIS, insegnante per diversi anni di Pedagogia e Psicologia presso la Facoltà di Medicina di Parma, responsabile di corsi di critica teatrale per Associazioni (es: la Corte Ospitale), Fondazioni (es: Venezia) e Università (es: Parma). E‘ membro di importanti giurie nazionali per il teatro (Ubu, Anct, Premio Garrone, Casa Cervi, Ermo Colle...). Appassionata d’arte (fotografia in particolare) e letteratura, riesce a cogliere le connessioni, spesso nascoste, segrete, tra i linguaggi della contemporaneità. Critico teatrale della Gazzetta di Parma, scrive volentieri anche per “Il grande Fiume”, “I teatri delle diversità” (riviste ancora in cartaceo!) e naturalmente, rivista web, per Artribune.