Note al volo

Negli spazi più remoti dell’Hangar Bicocca di Milano, Céleste Boursier-Mougenot trasforma il volo in eco, in traccia sonora. Decine di uccellini, posandosi sulle corde di chitarre elettriche, impressionano i movimenti d’atterraggio. Fino al 4 dicembre, fra note e melodie, natura e contro-natura.

Céleste Boursier-Mougenot - From here to ear (v. 15) - veduta della mostra presso la Fondazione Hangar Bicocca, Milano 2011

Decine di uccellini volanti, dodici chitarre elettriche, otto amplificatori e un nido multiplo di paglia, sospeso al centro della sala. Dietro la doppia cascata di catene che separa la prima parte dell’Hangar Bicocca dagli spazi-bunker del Cubo, è possibile visitare la combinazione di queste quattro componenti, distribuite sull’area di una pedana lignea e quadrata. La loro compresenza geometrica, ma vitale, fornisce all’udito e alla vista un ottimo esempio di caso ponderato, esaltandone l’impossibilità probabilistica.
L’ordinatore di tutto questo, il remissivo deus ex machina, è Céleste Boursier-Mougenot (Parigi, 1961). Il compositore, infatti, ha appena allestito una nuova versione di From here to ear (v. 15), progetto installativo già esposto presso il Barbican Art Center di Londra nella primavera del 2010. L’intento dell’opera, nella sua replica milanese, è in sé formalmente conchiuso e chiaro, anche se i suoi risvolti a lungo termine non emergono realmente espliciti (e prenderanno forma soltanto in un video che ne traccerà le trasformazioni).
Dunque, se il fine di From here to ear (v. 15) non è l’avvio di un novello Groupe de Recherches Musicales (vd. Pierre Schaeffer), certo è che la sua realizzazione e la sua atmosfera restano d’impatto (vd. Urs Fischer e la mostra della Fondazione Trussardi all’Istituto dei Ciechi di Milano nel 2005).

La distribuzione a diamante delle isole di sabbia, basi che sorreggono “i leggii modificati” delle chitarre elettriche, si contrappone per grazia e stasi plastica al suono amplificato degli strumenti; un’onda che, prima di posarsi, rimbalza nel cemento armato della sala, da parete a parete. Variabile ineccepibile e metafora del volo.
Il visitatore può attraversare le sezioni diagonali camminando fra segmenti esatti di spazio; piani che la pedana di legno ritaglia per chiunque intenda muoversi tra un perimetro di amplificatori e le diverse schiere di uccellini festanti. Il becchime, distribuito al centro di alcuni piatti di batteria, serve a incentivare atterraggi e decolli dei volatili che, spostandosi fra le chitarre, producono suoni liberi ed eco amplificate.
D’altronde Boursier-Mougenot, più che un generalizzato artista visivo, è un coreografo del suono abituato alla perfetta calibratura della messa in scena e alla massima resa della sua propagazione. Consigliamo dunque di attraversare l’Eden casualmente programmatico di Boursier-Mougenot e di portare con sé la sua notevole potenzialità sinestesica.

Ginevra Bria

Milano // fino al 4 dicembre 2011
Céleste Boursier-Mougenot
– From here to ear (v. 15)
a cura di Andra Lissoni
www.hangarbicocca.it


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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.