Mostra fai-da-te. La libertà concessa da Baruzzi

Lascia la galleria ai piani alti e si tiene solo la “Sponda” nei seminterrati. Ma, così facendo, Fabio Tiboni a Bologna ha uno spazio caratterizzato e piacevole in area MAMbo. Se poi allestisce mostre come quelle di Baruzzi, aperta fino al 12 novembre…

Riccardo Baruzzi - Zugzwang - veduta della mostra presso la Galleria Fabio Tiboni, Bologna 2011

È consapevole del fatto che, una volta uscita dallo studio, l’opera non appartiene più all’artista. Riccardo Baruzzi (Lugo, 1976) lo dice con un tono malinconico, che non è la rabbia di un Artaud né il cinismo di Duchamp, anche se son loro che per primi, nella modernità ormai trascorsa, hanno capito quanto Baruzzi sostiene. Cosa fa allora il romagnolo? Dipinge due serie di lavori, l’una più materica, l’altra più flat. E soprattutto costruisce una sorta di raccoglitore portatile ove riporle. Ci pensi il gallerista, e poi il collezionista che acquista il pacchetto completo (una serie + un raccoglitore), ad allestire. A suo gusto, o intonando dipinti e colore della tovaglia. Ché l’opera si completa grazie al fruitore. Ma solo se alle spalle c’è una chiarezza concettuale e un tocco pittorico che vale lo sforzo. Ed è il caso di Baruzzi.

Marco Enrico Giacomelli

Bologna // fino 12 novembre 2011
Riccardo Baruzzi – Zugwang
a cura di Antonio Grulli

FABIO TIBONI / SPONDA
Via del Porto 52a
051 6494586

[email protected]

fabiotiboni.it


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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
  • andrea bruciati

    complimenti

  • hm

    come mattonelle per il bagno non sono male, un po’ grandi ma tanto c’è l’apposito raccoglitore .

    • lz

      L’ astrazione in filosofia è un metodo logico per ottenere concetti universali ricavandoli dalla conoscenza sensibile di oggetti particolari mettendo da parte ogni loro caratteristica spazio-temporale.
      Ma alcune persone, che passano molte ore sul cesso, nelle opere astratte vedono solo mattonelle del bagno.

      • Socrate

        Ma qui si fa pessima pittura o pessima filosofia?

  • Araud

    Una volta uscita dallo studio l’opera non appartiene più all’autore? Sempre che si trovi un fesso a cui apiopparla…