L’unità dell’impossibile. A Gallarate, poi

Il MAGA di Gallarate cattura, fino al 13 novembre, i protagonisti del festival “Performazioni”. Una collettiva li rende artisti, regalando sorprese e dispersione. Gli spazi danno voce a opere del museo, installazioni, performance, suoni e video. Mancando, però, di coralità.

When the impossible happens - veduta della mostra presso il MAGa, Gallarate 2011

A un anno dalla fulgida personale di Carsten Nicolai e a una decina di giorni dall’inizio del festival Performazioni, il MAGA di Gallarate inaugura nuovamente. La stagione d’avvio delle attività annuali prende abbrivio nel museo con una collettiva di artisti/performer che evocano sistemi sperimentali per nuove dimensioni artistiche. All’ombra del titolo dell’omonima pubblicazione (When the Impossible Happens: Adventures in Non-Ordinary Reality di Stanislav Grof), la collettiva riunisce progetti e installazioni di Michele Bazzana, Francesca De Isabella e Sara Leghissa, King Tongue e Yoshua Okón, Knowbotiq, Sergio Limonta, Giovanni Morbin, Societas Raffaello Sanzio, Ze Coeupel e Nico Vascellari con la prosecuzione del progetto Jesus.
Il percorso si sviluppa su due piani, ritagliando lo spazio in tre sezioni espositive che mostrano in maniera più o meno emblematica le diverse modalità di intervento degli artisti selezionati. Sebbene il tema, il senso che lega tutti i progetti rimanga distante, quasi parallelo rispetto all’allestimento e alla scelta dei progetti, è da rimarcare una buona presenza di innovatività.
La prima parte della mostra è dominata da Nico Vascellari, che occupa l’intero piano terra e che, allo stesso tempo, chiude il festival Performazioni con un intervento live (Jesus, re-interpretazione affastellata tra Kinski e GG Allin) nell’ambito dell’inaugurazione di When the impossible happens. Un muro di vecchi amplificatori Marshall, appunti alle pareti incorniciati, ritratti digitali e la ricostruzione di una redazione immaginaria (il primo numero della rivista Pizza) invadono le prime sale, fino alla fine, fino alla rampa di scale.

Al piano superiore, la Socìetas Raffaello Sanzio apre la seconda sezione del percorso con un feretro di lenzuola strappate, un’installazione sonora che rilascia la registrazione del proprio assemblaggio. Michele Bazzana domina la centralità dello spazio con il suo Mezzogiorno di fuoco, una pedana costituita da pannelli solari che alimentano una piccola moto elettrica, pronta per lanciarsi in acrobazie. Poco oltre una paratia sospesa, è consigliato soffermarsi a vedere il video di Francesca De Isabella e Sara Leghissa, un viaggio notturno dal titolo Drive in.
Per concludere si passa al piano mezzanino, all’ultimo lato della mostra, frangente che tra installazioni video di Nam June Paik e studi sonori di Segio Limonta riaffaccia i progetti sul salone principale, riscoprendo opere della collezione permanente del MAGA.

Ginevra Bria

Gallarate // fino al 13 novembre 2011
When the impossible happens
a cura di Vittoria Broggini
MUSEO MAGA
Via De Magri 1
0331 706011
[email protected]

www.museomaga.it


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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.
  • Molto significativo la statement della prima foto su Nico Vascellari: apparte le solite citazioni colte a caso…tanto per impressionare. Jesus, possiamo trovare mille riferimenti, mille citazioni….sembra che tutto si riduca alla citazione più colta e insolita; caccia alla citazione, per poi formalizzare tutto in maniera ruffiana, mischiando immagini ed immaginari (ikea evoluta: citazione colta e formalizzazione accattivante per l’arredo). Solito megamix di rumori registrati e in presa diretta….semplicemente il DJ………

    poi RAPPORTO CON IL PUBBLICO: che sembra debba ridursi nell’urlargli addosso, scalmanarsi, mentre il pubblico rimane muto, immobile, passivo a vedere l’ennesima “lady gaga” che performa. Unica nota positiva l’energia: ma non mi sembra una risorsa che manca ai giovani (vedi scontri a roma); la vera sfida è usare bene questa energia, rispetto al presente e alla storia.

    luca rossi

  • effe

    Curioso, dal titolo (e da quel che è scritto nella sintesi dell’articolo appena sotto) si ricava un’idea diversa da quella che ci si può fare leggendo il pezzo di Ginevra Bria, che è sicuramente positivo. Che cosa possa significare “L’unità dell’impossibile. A Gallarate, poi”, a me sfugge. Cos’è sarcasmo? E “una collettiva li rende artisti”, poi? Ma chi li fa questi titoli, quasi sempre ammiccanti, che molto spesso travisano il senso dell’articolo?