Giocare con Boltanski. Anche voi, amici da casa

Ai Giardini della Biennale, Boltanski gioca d’azzardo, con i vivi e con i morti. Un progetto articolato e “interattivo”, che ha generato giudizi contrastanti. Opera profonda ma “rischiosa”. Artribune torna a Venezia, al Padiglione francese.

Christian Boltanski

Il complesso e articolato lavoro presentato da Christian Boltanski (Parigi, 1944) nel Padiglione Francia per la 54. Biennale di Venezia ha generato giudizi contrastanti. Titolo e sottotitolo dell’opera, Chance. Les jeux sont faits, sono concettualmente emblematici: ‘chance’ potrebbe rimandare a ‘caso’, ‘opportunità’, ‘fortuna’, ‘possibilità’, ‘destino’… E il sottotitolo può rinforzare o destabilizzare il titolo.
Nella sala centrale, illuminata dal sole, vi è La roue de la chance, un labirinto ordinato, gabbia di tubi metallici come impalcatura, struttura portante e complementare di un lungo nastro sul quale scorrono fotografie in bianco e nero, ritratti di neonati polacchi. Il suono di una campanella, improvvisamente, ferma il nastro, un computer sceglie per caso (o destino) l’immagine di un neonato e il suo volto si materializza su un monitor. Poco dopo il percorso ricomincia, ciclicamente.
Nelle stanze laterali, due contatori digitali registrano quotidianamente il numero dei morti (in rosso) e dei nati (in verde) in tutto il mondo.

Christian Boltanski - Chance- Biennale di Venezia 2011 - Padiglione Francia

Nell’ultima sala, su un grande schermo tripartito in asse con l’ingresso, scorrono frammenti di visi umani, defunti svizzeri e neonati polacchi; in questa “camera oscura” è lo spettatore che, premendo un tasto, può decidere come nuovo artefice/giudice di bloccare il video creando un mosaico (tragicomico) di un volto umano. Se si dovesse materializzare un ritratto reale e completo, l’opera è vinta; e sarà possibile giocare anche da casa per tutta la durata della Biennale, collegandosi al sito www.boltanski-chance.com.
All’esterno del Padiglione, inoltre, vi sono le “sedie parlanti”, poliglotte, che chiedono a chi si siede: “È questa l’ultima volta?”.
L’artista ha definito il progetto più “ottimista” dei suoi precedenti lavori, e dovrebbe rappresentare una svolta nel suo percorso creativo, caratterizzato sempre dall’idea di vita e morte, oblio e ricordo, memoria personale e collettiva.

Chance, strutturata con polarità antitetiche, vive di molteplici metafore: la fluidità del nastro fotografico, il suo scorrere come un ruscello in piena o una rotativa tipografica, linfa o liquido seminale generatore di vita, è comunque inglobata in un organismo fisso, precostituito, freddo. Probabile rimando a una potenza superiore o a una forza indecifrabile. Rumore e odore industriale; machine infernale sinestetica, interattiva, tutta contemporanea, con venature di “classicismo francese”. E anche i termini ‘caso’ e ‘destino’ tracciano vie diverse tra laici e credenti, materialisti e metafisici.
Il valore positivo, ottimista, dell’installazione è forse nell’idea di “possibilità” di vittoria, nel gioco e nella vita, e nel numero dei nati, superiori ai defunti, nel conteggio quotidiano. Un gioco tragico tra la vita e la morte, ma che per l’artista ha un lieto fine; nuove vite, nuove speranze. Boltanski ha sfidato il destino e forse ha scommesso su se stesso. Un’opera sicuramente profonda ma rischiosa, per la sua fortuna (critica).

Gaspare Luigi Marcone

Venezia // fino al 27 novembre 2011
Christian Boltanski – Chance
(Padiglione Francia)
a cura di Jean-Hubert Martin
www.venise.pavillonfrancaise.com

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Gaspare Luigi Marcone
Gaspare Luigi Marcone (1983; vive a Milano). Artista e curatore, dopo un periodo di studio alla Goethe Universität di Francoforte (D) si è laureato in Storia e Critica dell’Arte all’Università degli Studi di Milano (2006) dove è stato collaboratore del Dipartimento di Storia dell’Arte (2007-2010). Ha pubblicato contributi accademico-scientifici, testi critici e curato mostre su artisti quali Bern&Hilla Becher, Irma Blank, Erik Dietman, Gilbert&George, Roman Opalka, Claudio Parmiggiani, Anne e Patrick Poirier, Eva Sørensen, David Tremlett e altri. Ha curato la mostra monografica di Anne e Patrick Poirier Il giardino della memoria. Progetto per una necropoli contemporanea al Museo MADRE di Napoli (2011). È collaboratore di riviste di arte e cultura contemporanea quali “Artribune”, “Nuova Meta”, “Titolo”. Ha esposto in mostre personali e collettive a Bologna, Milano, Torino, Verbania.
  • ursula

    il punto più basso della biennale 2011 padiglione italia compreso

  • Invece un’opera bella schietta e lirica. Anche sonora. Quando ci sono andato a giugno era quasi ora di chiusura e al suono della campanella un gruppo di signore svizzere o danesi non so insomma ste ottantenni vivaci sono sgattaiolate fuori dal padiglione credendo che fosse il segnale di chiusura mostra

  • ottantenni vivaci

    dipende dai punti di vista se una mostra è bella schietta e lirica, o brutta sguaiata e banale

  • una mostra o un’opera?
    il punto di vista è multiplo solo se la si guarda da più angolazioni.
    Riguardo il padiglione italia concordo ma l’idea di sgarbi delle proposte fuori laguna (tipo pecci) non è male. almeno si ha l’occasione di vedere cosa c’è in giro (bello o brutto che sia).

  • invece io ho trovato la proposta di Boltanski tra le più interssanti della Biennale di quest’anno.