Tutti gli uomini del direttore

Una carrellata di artisti, esseri umani, eroi. Che tendono, almeno programmaticamente, a fondersi in un’unica persona. Una grande mostra coi “soliti” artisti di Eccher. E una tesi sostenuta da Negri. Succede alla Gam di Torino.

Louise Bourgeois & Sean Scully - veduta della mostra Eroi alla Gam di Torino, 2011 - photo Claudio Abate

Eroi è una mostra nella quale il direttore della Gam di Torino, Danilo Eccher, affronta una gamma articolata, dispersa nel mondo dei significati possibili, di abbinamenti del concetto di eroe a ciò che l’arte contemporanea ha prodotto negli ultimi decenni. La mostra risente forse troppo del tentativo di trovare anche nella Galleria di Arte Contemporanea qualcosa che stia in relazione con l’anniversario della costituzione dell’Italia, di cui Torino è stata una sede primaria.
Al filosofo Antonio Negri viene affidato il compito discutere la tesi che presenta la mostra: “Eroi sono quegli artisti che osano, che intervengono direttamente sulla documentazione, che hanno il coraggio d’una scelta, che ritrovano il ruolo demiurgico della creazione”. Negri risponde in modo interessante, passando in rassegna alcuni di quei significati del termine eroe dai quali consiglia di rifuggire e affermando che, citando Maurice Merleau-Ponty, “l’eroe è l’uomo stesso. L’uomo che produce arte è ‘conficcato’ nel reale e la sua grandezza sta tutta nell’assumerne e nel risolverne l’ambiguità”.
Tornando alla raccolta di opere presentate in mostra, sono dunque eroi tutti gli artisti coinvolti, in quanto esseri umani. Se, quando la leggiamo nel testo di Negri, la tesi ha un suo interesse, tradotta nella raccolta di opere tende a sfuggirci e, continuando a riflettere su quali possano essere stati i criteri della loro selezione, colpisce soprattutto il fatto di averne già visti presentati a Roma e Bologna, quando Danilo Eccher dirigeva rispettivamente il Macro e la Gam di quelle città.

Francesco Vezzoli & Marina Abramovic - veduta della mostra Eroi alla Gam di Torino, 2011 - photo Claudio Abate

In un certo senso, Eroi è la galleria degli eroi di Eccher, di quegli artisti che ha incontrato nel corso del suo percorso critico e con i quali ha intessuto una relazione artistica. Si tratta di un abbinamento interessante sia perché il profilo critico di Eccher è importante e autorevole, sia perché gli stessi artisti sono importanti, per i contenuti del loro lavoro o per il successo commerciale che riscuotono. È forse questo il motivo per il quale Eccher scrive, nel saggio in catalogo: “Salendo nelle sale, la mostra ‘Eroi’ non può quindi che prendere l’avvio da un’opera come ‘Autoritratto di stelle’ di Michelangelo Pistoletto del 1973, un eroe invisibile, sospeso a un filo con semplici mollette, trasparente e impalpabile in una inconsistente sagoma di macchie che suggeriscono l’universo”.
Ancora una volta, anche in questa citazione è eroe l’uomo nell’universo. Sta a noi decidere se si tratta dell’uomo-artista o dell’uomo-soggetto. Nel caso dell’opera di Pistoletto, trattandosi di un autoritratto, i due coincidono e ci risolvono il problema.

Vito Calabretta

Danilo Eccher al microfono di Vito Calabretta

Danilo_Eccher.mp3

Torino // fino al 9 ottobre 2011
Eroi
a cura di Danilo Eccher
Catalogo Allemandi
www.gamtorino.it


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Vito Calabretta
Sono nato in un paese di ottocento abitanti in provincia di Catanzaro, cresciuto a Ventimiglia e ho avuto una prima formazione scolastica a Mentone, in Costa Azzurra, dove ho frequentato anche il Conservatorio Municipale. Mi sono trasferito a Milano per iscrivermi a un corso universitario di Discipline Economiche e Sociali, mi ci sono laureato, ho vinto dopo anni di tentativi un dottorato di ricerca in storia della società europea. Mi è stato impedito di discutere la tesi di dottorato con l'accusa di non voler «fare lo storico, ma il Carlo Ginzburg, il Derridà, 'naltro po' il Rolanbàrt». Ne ho preso atto; nel frattempo avevo iniziato a frequentare i Seminari in Antropologia dei Poteri della École Française di Roma, avevo iniziato a collaborare con Il Manifesto e con L'Unità, a scrivere in versi e a lavorare sull'arte. Già da allora, in ogni caso, avevo iniziato a occuparmi delle stesse attività: affrontare realtà, cercare di capire qualcosa, raccontarlo. Spero di riuscire a continuare ancora.
  • luigi

    Trovo sfiancante questo modo di imporre una propria schiera (a volte o insieme scuderia) di artisti, inventandosi l’occasione per riproporli, inventandosi una ragione qualsiasi per ottenere i soldi e il sostegno delle istituzioni, senza realmente fare i conti con il rapporto fra opera d’arte e storia (in questo caso richiesta anche dall’anniversario). Gli artisti raramente sono veri, quasi mai temerari, tantomeno eroi. I critici molto meno. E il sistema politico è succube dei “rinomati” critici della contemporaneità.
    Sono i cittadini che, attendendo dall’arte e, in particolare, dai curatori di mostre un contributo alla decriptazione del vero e del falso, sono vittime dei critici onnipotenti del sistema di potere dell’arte, anche se della periferia dell’impero cadente ; anche loro però non sono eroi, seppure andando frequentemente a scontrarsi con questa idea dell’evento artistico, e subendola

  • luciano

    caro luigi
    condivido pienamente la tua analisi. Dove sono gli eroi oggi? Se siamo nel casino generale e’ anche perche’ gli eroi non ci sono piu’. Credo che certi curatori e certi artisti dovrebbero darsi una regolata. Oggi la gente non compra piu’ perche’ non si fida piu’ ed e’ stufa di essere inchiappettata da maghi e stregoni.
    Ho i capelli bianchi e questa e’ la mia esperienza.Io sono artista ma anche collezionista. Gli eroi saranno quelli che avranno il coraggio un giorno di dare un calcio a tutto questo modo di essere e valutare.

    • … ma gli eroi … meravigliosi e sconfitti sempre … ecco perché li cerchiamo fuori .. e perché non vogliamo esserlo noi .. e perché se lo siamo un pochino, in certe circostanze, talvolta… ce ne stiamo ben nascosti… non abbiamo speranza di essere ne’ riconosciuti ne’ ascoltati, ne’ di poter essere davvero grandi ed eroi appunto..

  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    ARTISTI DI SCUDERIA NEL BUIO DELLA STALLA!!!

    Oggi, gli artisti cosiddetti di scuderia, possono essere paragonati a cavalli (più o meno di razza) che vegetano rinchiusi in una stalla buia, e i rinomati curatori, (si fa per dire) a guardiani che hanno a loro disposizione appoggi dal sistema politico, dall’industria culturale e un certo numero di riflettori.

    Questi curatori, ogni tanto, aprono la porta della stalla (ossia intuiscono la presenza di luce e soldi) e predispongono se stessi e gli artisti a uscire dalla stalla buia. Accendono il riflettore e ne dirigono la luce sui cavalli.

    Questi s’illuminano, ma solo su un lato ; il che non basta a farli vedere con tutta la chiarezza e completezza. Allora i critici vengono in aiuto e accendono un secondo riflettore. I cavalli di razza ne risultano molto più illuminati di prima, ma tanti particolari nascosti possono tuttavia difettare ancora di luce.

    E così essi pensano di doverne accendere un terzo, un quarto, un quinto, fino a che non ritengono di aver illuminato totalmente ogni parte esterna dei cavalli. I riflettori, in realtà, sono ripetizioni della stessa luce superficiale proiettata sullo stesso lato dei cavalli.

    Non illuminazioni di forme di vita, presagite come possibili energie di cambiamento di senso o debole forza utopica, ma semplicemente ripetizioni e aggiunte superficiali.

    Può tuttavia accadere che i critici accendano un riflettore di troppo. Ma ciò va imputato, più che a un bisogno di esprimersi chiaramente sull’opera d’arte, alla sua preoccupazione di non riuscire a delucidare totalmente la “verità” che in essa si cela, e alla sua ansia di convincere su una “luce” che non c’è. Il paradosso è però che questi cavalli di scuderia preferiscono il buio della stalla!

  • La mostra non è male, alcuni pezzi molto ben inseriti, vedi la stanza di Hermann Nitsch o l’opera della Marina Abramović, sicuramente l’allestimento potrebbe essere più attuale e lo stacco fra il primo piano e l’interrato è forte.