Olimpia Ferrari: l’identità dell’altro

Alla ricerca delle identità perdute. È questa la cifra della fotografia di Olimpia Ferrari. Le tecniche arretrano fino al Futurismo e al Surrealismo ma servono a gettarci addosso le sedimentazioni iconografiche che viviamo hic et nunc. L’eterna oscillazione tra l’invisibile e il visibile è tutta in questi ritratti. Fino al 30 ottobre al Mart di Rovereto.

Olimpia Ferrari - #16 Reflect what you are - 2010

Delle 23 immagini di Olimpia Ferrari (Roma, 1980; vive a New York) esposte nello spazio under 35 della project room del Mart, poche sono quelle che non contengono il suo volto. Un volto sullo sfondo, a cui si sovrappone il ritratto di un uomo o di una donna qualunque, catturato per le strade di una grande città, come New York o Londra. Un’operazione meta-fotografica dove lo scatto originale, non realizzato dall’artista, viene poi ri-fotografato, con l’aggiunta della propria immagine. Sono “momenti di con-fusione e di ricerca emotiva”, come li definisce l’autrice. Una ricerca emotiva che confluisce nelle espressioni, colte in questi ritratti anonimi: la gioia, lo sgomento, la seriosità, ma anche l’assenza, ripresa nello spazio temporale dell’attimo. Queste fotografie si situano in un territorio in cui i confini tra immagine fissa e in movimento non sono definiti; sono piuttosto continuamente attraversati, nella tensione tra passato e futuro.
Ferrari fugge da un’immagine che ha espresso tutta la potenzialità sulla superficie, e lo fa raddoppiandola. La presenza di due volti non crea chiarezza, dunque ma con-fusione: quella di un’identità cercata attraverso l’Altro. La fotografia si presta molto bene a esprimere l’idea chiave di questa ricerca, sia tecnica che esistenziale, che in un paesaggio urbano è una necessità sempre più impellente. La tecnologia permette all’artista di arrivare a registrare uno stato d’animo tipico dell’individuo contemporaneo.

Ma non si tratta di una mera registrazione, di un’immagine ottenuta specchiandosi nelle mille superfici, che camminando, offre la città; si tratta di una riflessione visivamente presente. Il ritratto dell’artista è lì, in un gioco di sguardi infinito. L’opera di Olimpia Ferrari rappresenta una tappa interessante per la ricerca fotografica contemporanea recente, un’indagine che si serve di un mezzo sempre più sofisticato e sempre più in grado di manipolare la percezione visiva. Prendendo atto una volta per tutte dello stato dell’arte tecnologico del mezzo fotografico, sia che provenga “dall’evidenza d’argento o digitale”, per dirla con Jan Luc Nancy, una volta fatta la scelta, l’immagine è quella che lo spettatore ha davanti a sè. I conti vanno fatti con l’immagine che l’artista ha proposto.
Le immagini sono la formalizzazione artistica di una ricerca identitaria che si scontra con la propria impossibilità: la condizione raccontata è infatti quella di un’esistenza caratterizzata dall’assenza di qualsiasi identità.

Claudio Cucco

Rovereto (TN) // fino al 30 ottobre 2011
Olimpia Ferrari. Reflect what you are
a cura di Walter Guadagnini
Catalogo. Silvana Editoriale
www.mart.trento.it


CONDIVIDI
Claudio Cucco
Claudio Cucco (Malles Venosta, 1954) attualmente è residente a Rovereto. I suoi studi di Filosofia sono stati fatti a Bologna, è direttore della Biblioteca di Calliano (TN) e critico d’arte. S’interessa principalmente di arte contemporanea e di architettura e dell’editoria legata a questi due linguaggi. Collabora con il quotidiano L’Adige, con la rivista Arte e Critica e la rivista Nuova Informazione Bibliografica, edita da Il Mulino. Dal 2011 fa parte dei collaboratori di Artribune, dopo aver collaborato per anni a Exibart e precedentemente a Tema Celeste.