Il futuro (e il presente) della scultura, secondo Saatchi

La prima collettiva dedicata alla scultura ospitata dal Re Mida inglese dell’arte nel palazzo di King’s Road è una playlist che segue la nota inclinazione per il grandguignol e il gigantismo. Oltre che una sintesi dello stato delle arti plastiche. Alla Saatchi Gallery di Londra fino al 16 ottobre.

Thomas Houseago - Joanne - 2005 - courtesy Saatchi Gallery, Londra

Volendo trarre indicazioni dalla selezione di nomi ospitati nelle grandi sale minimal della Saatchi Gallery, la prima annotazione sarebbe di carattere geografico, e sostanzialmente una conferma. Tutti gli artisti provengono dall’area anglosassone, fiamminga o tedesca. La seconda considerazione, altrettanto confermativa di un trend, riguarda la proliferazione dei materiali. Legno di recupero, neon e poliuretano sono ormai canonizzati quanto il marmo e il bronzo: le “nuove sensazioni” sono la materia cerebrale, il budello di mucca e persino le pagine dell’Etica di Spinoza.
Venti gli artisti presenti (diciannove “giovani” tra i trenta e quaranta anni, più il grande vecchio John Baldessarri con il dadaista Beethoven’s Trumpet): immaginando l’esposizione come una biennale della scultura, il primo premio andrebbe sicuramente alla belga Berlinde de Bruyckere. Marthe, un corpo femminile in cera senza testa e genitali che termina in ramificazioni arboree, e i cavalli tassidermizzati, sgonfiati fino alla riduzione a forme accasciate, sono montati su tavoli e teche che servono da contrappunto geometrico al lavoro centrato sullo straniamento di ogni aspettativa formale.
Una certa familiarità con il dimorfismo uomo-animale (e con la citazione dell’arte classica), probabilmente dovuta all’influenza del nume locale Jan Fabre, interessa anche gli altri scultori dell’area. Folkert de Jong unisce figure celebri, conquistadores, arlecchini picassiani e personaggi della Ronda di notte di Rembrandt, in danze macabre a tinte sgargianti su basi color pece; Peter Buggenhout assembla perturbanti ibridi meccanico-organici coperti di polvere che sarebbero piaciuti a William Borroughs.

David Batchelor - Brick Lane Remix I - 2003 - courtesy Saatchi Gallery, Londra

Sempre assecondando il genius loci, l’inglese Thomas Houseago riempie la sala di figure umane ieratiche che rimandano ad Anthony Gormley, mentre i tedeschi Bjorn Dahlem e Anselm Reyle e lo scozzese David Batchelor utilizzano il neon per creare strutture geometriche o cromatiche, forse meno dense e più datate rispetto ai lavori di area fiamminga, come il puro decorativismo di David Thorpe o il pop fuori tempo massimo di Matthew Brannon.
Vale la pena menzionare tre opere di forte impatto: Riesen di Martin Honert, due ciclopi iperrealisti dalle fattezze vichinghe, una delle “immagini infantili” che l’artista si propone di salvare; The Healers di David Altmejd, un gruppo scultoreo che rappresenta un’intricata orgia di corpi e scheletri erosi e in decomposizione, ennesima variazione sul tema Eros-Thanatos; e infine Summit di Kris Martin, un’installazione concettuale di rocce megalitiche che possono rimandare ai dolmen oppure, secondo le parole dell’autore, ai paesaggi fantastici e impervi di Joachim Patinir e dei suoi contemporanei.
Stavolta il proverbiale fiuto di Charles Saatchi non si è applicato al talent scouting di nuovi nomi e tendenze, ma alla composizione di un quadro eterogeneo e sostanzialmente esauriente.

Alessandro Ronchi

Londra // fino al 16 ottobre 2011
The Shape of Things to Come: New Sculpture
www.saatchi-gallery.co.uk

CONDIVIDI
Alessandro Ronchi
Alessandro Ronchi (Monza, 1982) è critico d’arte e giornalista culturale. Si interessa specialmente di arte dalle origini alla contemporaneità, iconografia, cinema, letteratura, musica e pop culture. Ha diretto il mensile Leitmotiv e collabora con testate giornalistiche, website e gallerie. Tiene corsi di cinema e cultura visiva presso istituti scolastici. Fa parte dello staff redazionale di Artribune dalla fondazione nel 2011.
  • carlo

    …ma com’è possibile che nell’era contemporanea del post-mediale da saatchi si parli ancora del “ritorno” della pittura o del “presente e del futuro” della scultura.?… e poi incastrare berlinde in una mostra di scultura è davvero sottrarle la forza e il significato della sua iconoclastia morfogenetica… + interessante la sua presenza al Bozart tra i capolavori della scuola veneziana e fiamminga. li davvero esprimeva la sua forza per relazione….

  • Mister Charles Saatchi sarà anche un re Mida ma anche lui (forse a causa dell’ età)
    non ha ancora capito che il futuro della scultura passa dalla scultura digitale,con le sue infinite potenzialità,la sua versatilità e modernità/attualità (considerando che è un arte creata con il mezzo che ha rivoluzionato diversi aspetti dell’uomo)..

    Casualmente il sottoscritto è un artista digitale legato alla scultura digitale e relativo rendering (ovvero il miracolo di portare in vita le mie opere)..Su avanti venghino signore e signori al mio sito per vedere qualcosa di diverso…

  • il caro C. Saatchi ,
    considerato da me intelligente avvolte come tutti gli umani non ha capito che la vera arte è quella nuova , nuova come forza dell’anima dell’opera e con una realizzazione ottima cioè professionalmente integrata ad una ricerca che serve ad elevare o sublimare la bellezza l’amore la composizione in una armonia nuova dei nuovi valori che presto emergeranno nel mondo così tutto il futile o l’inutile sarà da spazzare via ” l’arte come sviluppo della coscienza ” L’opera di Thomas Houseago molto scadente altre meno preso anche dal bisness avvolte espone opere cipp perdoniamolo e sviluppiamo di + l’attenzione la ricerca . Grazie dell’attenzione
    http://www.francescorusso.com

  • caterina

    questa che recensite non è la prima!!! è la seconda parte… la prima è andata in scena quest’inverno (non male). questa sono i fondi (+qualche eccellenza)… ps. la lettura più interessante riguarda comunque la “materia”.