Tutto o niente. Testino e la moda che non c’è più

Forse non tutti sanno che una parte del suo successo Mario Testino la deve ad un passaporto. Quello italiano (grazie alle origini liguri del nonno) che gli ha permesso di girare il mondo senza problemi. E di diventare uno dei più noti e acclamati fotografi di moda. Alla Fondazione Memmo di Roma, fino al 23 novembre.

Mario Testino, Sienna Miller, American Vogue, Roma 2007

C’è Sienna Miller, incantevole e leggera in un abito di piume bianco, in mezzo al candore austero delle statue di marmo. C’è Kate Moss, la modella preferita, tant’è che l’ha fotografata (in esclusiva) anche il giorno del suo matrimonio. C’è Nicole Kidman, immortalata in salone barocco e Gisele Bundchen, scoperta sotto le lenzuola.
Per Mario Testino (Lima, 1954) loro – modelle, attrici, famosissime o meno note –  sono “le ragazze”: amiche e muse, ritratte in abiti eleganti, in pose seducenti, o completamente nude, sfrontate, sempre bellissime. Che appaiano così è anche merito suo: niente fotoritocco, dice lui – se non per correggere qualche errore del fotografo – solo il giusto gioco di luci, la giusta inquadratura. Il suo talento, insomma, a servizio della bellezza.
Todo o Nada, che arriva dal Museo Thyssen di Madrid e che ha inaugurato la settimana estiva della moda capitolina, grazie alla proficua sinergia di Fendi, Gucci e Valentino, è stata presentata come un’ode all’universo e all’immaginario femminile di Testino. Ed è questo, certamente, ma c’è anche dell’altro: il percorso nelle sale di Palazzo Ruspoli è una passeggiata indietro nel tempo; un decennio fa, circa, anno più anno meno, eppure pare di avere di fronte un altro modo di rappresentare la moda. O forse era davvero un’altra moda. Gli scatti lussuosi, scenografici di Testino testimoniano questo passaggio.

Mario Testino, Daria Werbowy, American Vogue, Los Angeles 2004

Provate a sfogliare una qualunque rivista di moda, non troverete quasi più niente di simile: in mezzo c’è stata l’avanzata dello street style e del digitale rispetto all’uso della pellicola, che vuol dire, tradotto in immagini, inquadrature volutamente imperfette e impaginati minimali. È vero, lo faceva già Purple negli anni Novanta, ma era snob e underground, adesso è talmente diffuso da essere regolare.
Così le donne di Testino coperte o svelate hanno un qualcosa di nostalgico, una specie di magniloquente malinconia che convive con il glamour e che forse ne esalta ancora di più il fascino. Lui, il fotografo che ormai è una star tanto quanto le sue super top, si ricorda ancora i viaggi a Roma, al seguito di Franca Sozzani, per fotografare la sfilata annuale sulla scalinata della Trinità dei Monti.
Ama l’Italia, non solo per via delle sue origini, dice che è il luogo si respira la bellezza. E, più scanzonato, annuncia il titolo del libro che prima o poi scriverà: Siamo italiani e siamo bellissimi.

Maria Cristina Bastante


Roma // fino al 23 novembre 2011
Mario Testino – Todo o Nada
www.fondazionememmo.it

 

  • Mario Testino è peruviano: lo so, si può nascere per caso in un certo luogo. Ma Testino è sudamenticano nel suo suo modo di essere, lo è nel suo modo di guardare, lo è nelle fotografie che ci lascia. Quella pubblicata qui sopra ne è un esempio lampante. Certo Testino è anche molto cosmoplita. è straordinariamente anglosassone nel suo mdo di fare business, può essere anche molto francese a Parigi e brasiliano a Rio… A Roma di sicuro è stato molto italiano, in fondo è una persona gentile, disponiblie a essere quello che i media vogliono che sia. Business is business… ma questo non toglie nulla al suo talento.

    • mari

      A me – sinceramente – non sembra poi così tanto “sudamericano” quando fotografa, premesso che sull’identità culturale piuttosto che quella nazionale ci sarebbe tanto da dire.
      Quando parlava dell’Italia, comunque, non mi è sembrato “ruffiano”, ma sincero, davvero. Ha un ricordo dell’Italia, di Roma e di Milano, legato all’inizio della sua carriera e del suo successo nel mondo della moda: mi è sembrato che avesse piacere a ricordare quel periodo con affetto.

  • Ma quanto son buffe e anacronistiche queste “identificazioni” nazionali e persino continentali. Dici : è Cileno e sudamericano e si vede…” e non cogli la contraddizione. Ma tu sai quanta differenza corra tra un Argentino, ad esempio, ed un Cileno o un Brasiliano, tra un Colombiano ed un Uruguaiano? Ce n’è tata quanta tra uno Svedese ed uno Spagnolo, tra un Francese ed un Tedesco!
    E poi ancora, è Italiano in questo ed Inglese in quello? Ma lascia perdere le “specificitá” nazionali che, oramai, sopravvivono (se sopravvivono) negli strati meno evoluti delle varie popolazioni.Testino è un cittadino del mondo, come sono quasi tutte le persone che hanno avuto la ventura di viaggiare estensivamente e di interagire con tante tradizioni culturali diverse che non han certo mancato di influenzare il suo stile ed il suo linguaggio.

  • Scopro di appartenere agli “strati meno evoluto delle varie popolazioni”. Ma non me ne adonto. Lo prefersico all’essere “cittadino del mondo”. In questo momento me ne sto spiaggiato in Maremma di cui apprezzo la macchia mediterranea, la cucina e il brusco dailetto dei nativi. Mi piace, mi piace proprio localizzarmi. La “cittadinanza” del mondo mi ha stufato da mho’. Mi eccitò molto nel 1974 quando ne sentii parlare per la prima volta in un “campo di lavoro” di Mani Tese. Bei tempi. Oggi cittadino del mondo mi sento solo in una boutique di Vuitton o davanti a un frappuccino di Sturbucks identici a qualsiasi latitudine. Ma che ci posso fare ? Non mi piacciono non mi piacciono proprio. E Testino? Bhè è sudamericano e sempre sorridnte, mi piace questo delle sue foto.

    • …e probabilmente, sdraiato non lontano da te c’è un signore Inglese o Americano e sicuramente qualche Cinese, che apprezzano la macchia mediterranea, la cucina ed il brusco dialetto dei nativi…quando mi riferivo “agli stratificati meno evoluti ” pensavo, non a chi apprezza la diversità e le peculiarità locali (caratteristica questa proprio tipica del “cittadino del mondo”) ma chi invece rifiuta (e qualche volta teme e tal altra combatte e cerca di reprimere) le diversità e le peculiarità che non gli appartengano, non credo ti sia difficile trovare da solo gli esempi adatti al caso…per il resto la globizzazione non è fatta solo di Louis Vouitton o di Starbucks ma anche di pizza e di caffè espresso… e di tante altre cose che forse non disdegni neppure tu….