Svizzera pungente

“Spine” è un libro e una sequenza di esposizioni. Tradotto in italiano, può voler dire ‘spina dorsale’, ‘spina’, ‘lisca di pesce’. E ‘costa del libro’. Disseminazioni a Basilea, alla Kunsthalle fino al 4 settembre.

Rebecca H. Quaytman - Spine, Chapter 20 - veduta della mostra presso Kunsthalle, Basilea 2011 - photo Raphael Hefti

La mostra alla Kunsthalle di Basilea è organizzata come se entrassimo in un libro attraverso la sua costa: una delle tante sezioni possibili di un libro (inteso come oggetto tridimensionale) è disarticolata nello spazio della galleria, costruendo un divisorio (visto dall’alto formerebbe una V) che induce una fruizione dinamica dello spazio espositivo, sempre in fuga o in immersione verso un punto.
Il dialogo che Rebecca Quaytman (Boston, 1961; vive a New York) intrattiene con l’architettura è interessante e ben condotto. Ogni mostra è per lei il frutto di una relazione con il contesto e, nella precedente installazione organizzata al Museo d’Arte Neuberger a Purchase, nello Stato di New York, l’intervento architettonico aveva disarticolato uno spazio progettato nel 1974 da Philip Johnson, creando una grande camera priva di finestra.
L’organizzazione dello spazio della mostra è importante anche perché si tratta di uno dei modi attraverso i quali Rebecca Quaytman riflette sul concetto di prospettiva, una delle micidiali ideologie che hanno strutturato e incastrato la storia dell’arte occidentale. Il dinamismo dell’organizzazione dello spazio propone in modo efficace i contenuti  dei quadri, che affrontano principalmente tre concetti: quello di pagina, quello di freccia (verrebbe da dire anche di vettore, perché talvolta vediamo una linea direzionale che non ha una punta) e quello di prospettiva. La relazione tra la dinamica della mostra, la perizia tecnica con cui sono confezionati i quadri di Rebecca Quaytman e i contenuti pittorici sono uno dei motivi responsabili dell’impatto potentemente affascinante.

Rebecca H. Quaytman - Spine, Chapter 20 - veduta della mostra presso Kunsthalle, Basilea 2011 - photo Raphael Hefti

La mostra non si riduce al grande spazio-libro; esiste una seconda sezione dove Rebecca Quaytmann affronta alcuni aspetti del lavoro dell’artista polacca Katarzyna Kobro e del marito Władysław Strzemiński.
Esiste poi una strettissima relazione tra il libro Spine e la mostra Spine, che per la precisione si intitola Spine – Chapter 20 e che presenta l’atteggiamento generale di questo suo lavoro: un archivio personale che ha l’ambizione di preservarsi dallo svilimento, dall’oblio, dalla frammentazione commerciale; che ha una dimensione linguistica importante e che procede lungo un’indagine occasionale, sensibile a ogni spunto, occasione, commissione d’opera.

Vito Calabretta

Basilea // fino al 4 settembre 2011
Rebecca H. Quaytman – Spine, Chapter 20
www.kunsthallebasel.ch

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Vito Calabretta
Sono nato in un paese di ottocento abitanti in provincia di Catanzaro, cresciuto a Ventimiglia e ho avuto una prima formazione scolastica a Mentone, in Costa Azzurra, dove ho frequentato anche il Conservatorio Municipale. Mi sono trasferito a Milano per iscrivermi a un corso universitario di Discipline Economiche e Sociali, mi ci sono laureato, ho vinto dopo anni di tentativi un dottorato di ricerca in storia della società europea. Mi è stato impedito di discutere la tesi di dottorato con l'accusa di non voler «fare lo storico, ma il Carlo Ginzburg, il Derridà, 'naltro po' il Rolanbàrt». Ne ho preso atto; nel frattempo avevo iniziato a frequentare i Seminari in Antropologia dei Poteri della École Française di Roma, avevo iniziato a collaborare con Il Manifesto e con L'Unità, a scrivere in versi e a lavorare sull'arte. Già da allora, in ogni caso, avevo iniziato a occuparmi delle stesse attività: affrontare realtà, cercare di capire qualcosa, raccontarlo. Spero di riuscire a continuare ancora.