Vulcanico, ipnotico, Guttuso

Dopo Alberto Burri e Alighiero Boetti, la Fondazione Menegaz propone ancora un artista d’eccezione. È la volta di Renato Guttuso, in mostra nel borgo abruzzese di Castelbasso, nelle sale di Palazzo Clemente, fino al 31 agosto.

Renato Guttuso nel suo studio a Velate - 1973 - photo Aurelio Amendola

Anche quest’anno Castelbasso non delude. L’incantevole borgo medievale sforna una bella personale di Renato Guttuso (Bagheria, 1911 – Roma, 1987). Circa venti opere provenienti da collezioni private e gallerie italiane. E per una visione ancora più completa, anche una serie di quindici fotografie inedite di Aurelio Amendola, che ritraggono l’artista siciliano nel suo studio di Velate mentre lavora a opere dedicate a Pablo Picasso. Quindi l’artista visto dall’interno, attraverso i suoi quadri, e dall’esterno, attraverso gli scatti di Amendola. Il tutto curato da Francesco Poli, che negli ultimi anni ha reso il borgo abruzzese sede di mostre d’eccezione.
L’esposizione ripercorre le tappe salienti del linguaggio pittorico di Guttuso, dagli anni ‘30 al 1970. Le tele svelano la molteplicità di stili e di soggetti toccati nel tempo, restituendo un’immagine completa dell’artista e del suo incedere creativo. Nelle quattro sale espositive i colpi d’occhio sono tanti: ci si imbatte in nature morte dai forti tratti neorealisti, nudi di ispirazione cubista o scene che celano intenti più sociali.

Renato Guttuso - Il comizio - 1975 - Galleria d’Arte Maggiore, Bologna

Una mostra di Guttuso è qualcosa di complesso. Una serie di stimoli. Uno spunto di riflessione rispetto a un lungo e articolato momento storico, ma anche uno scorcio sulle contaminazioni artistiche europee di quel ‘900. Una complessità che non può lasciare indifferente il visitatore. Se non si resta colpiti dall’esplicita padronanza di tecniche e stili, né dalla molteplicità dei soggetti trattati, non si potrà comunque sfuggire alla profondità della retorica di Guttuso. E a proposito di retorica, il percorso della mostra si chiude con una summa d’eccezione: la grandiosità della tela Comizio di quartiere. La folla, l’oratore, il popolo sui balconi. Il rosso come colore principale di un’opera dalla chiara connotazione politica. Ed è così che ci piace veder raccontato, a cento anni dalla sua nascita, un artista che ha letto una certa condizione storica e sociale e ha saputo restituirne  i caratteri salienti.

Renato Guttuso - Ritratto di Mimise - 1937 - coll. Iannaccone, Milano

Ma è fatale che oltre questi venti anni il casuale diventi definitivo, l’arbitrio assoluto. I significati diverranno cristalli: e il tuo rosso, Guttuso, rientrerà nella storia, come un fiume scomparso nel deserto. Il tuo rosso sarà il rosso dell’operaio e il rosso del poeta, un solo rosso che vorrà dire realtà di una lotta, speranza, vittoria e pietà” (Pier Paolo Pasolini, Il rosso di Guttuso).

Maruska Pisciella

Castelbasso // fino al 31 agosto 2011
Renato Guttuso – Immaginazione realistica
a cura di Francesco Poli
www.fondazionemenegaz.it