Ve la do io la Russia. Parola di Prigov

Artista, poeta, scrittore e commediografo. Nonché autore di performance musicali e teatrali. Dmitri Prigov, ovvero colui che ha restituito il ritratto fedele dell’epoca sovietica. In un indissolubile legame tra arti figurative e letteratura. A Venezia, fino al 15 ottobre.

Dmitri Prigov - Z.dders - 1997 - disegni per l'installazione - © The State Hermitage Museum, St. Petersburg / Yuri Molodkovets

“Più profondiamo per la Patria amore / Meno alla Patria andiamo a genio / Lo dissi un giorno e da allora / La mia idea non è venuta meno”. Prolifico poeta russo – ha scritto oltre 20mila componimenti -, Dmitri Prigov (Mosca, 1940-2007), in epoca sovietica uno degli intellettuali dissidenti, nasce come scultore per poi passare dalla grafica al collage, dalla poesia visiva all’installazione fino alla performance, e imporsi come figura chiave del Concettualismo moscovita.
In una commistione imprescindibile fra arte figurativa e poesia, dove la lingua è veicolo per decodificare e trasmettere significati complessi, sin dagli anni ’50 Prigov identifica la condizione drammatica della società sovietica e mette scena la parodia del regime socialista, servendosi degli stereotipi del regime stesso, per dedicarsi poi, nel decennio successivo, alla poesia visiva e ai miniscritti in lattina.

Dmitri Prigov

Negli anni ‘70 gli schizzi diventano più inquietanti e predomina il tema dell’orrore, leitmotiv della sua ricerca insieme a quello della morte.
Prigov è terrorizzato dall’espansione nello spazio, il cosmo si trasforma in buio profondo e il paesaggio in orrore. Persino i suoi autoritratti hanno lineamenti congelati, quasi fossilizzati. È la presa di coscienza che per la Russia non c’è salvezza. Per reazione scaturiscono progetti bianchi come spazi sterili di un ospedale, un cupo presagio: da lì a poco Prigov verrà arrestato e internato in ospedale psichiatrico, seppur per breve tempo.
La mostra è una conseguenza della donazione, avvenuta lo scorso anno, del corpus centrale dell’opera dell’artista all’Ermitage e tuttora oggetto di ricerca da parte di un team d’eccellenza. Disegni, oggetti e installazioni – alcune delle quali allestite per la prima volta in base agli schizzi preparatori dell’artista – si integrano con le poesie e le musiche che si diffondono tra le sale.

Dmitri Prigov - dalla serie Gouaches with gears - anni '70 - © The State Hermitage Museum, St. Petersburg / Yuri Molodkovets

Introdotta da tre video che documentano le performance poetiche, la mostra è dominata dal “terzo occhio” e dal calice di vino. Durante il percorso, brevi iscrizioni e forme verbali vengono incorporate a collage e disegni – tra i quali i fantastici bestiari di matrice medievale strutturati come storyboard – dove costantemente ritornano pietre, travi in legno, sedie senza gambe, tavoli e pile di carta. Gli oggetti, spesso lignei, legati tra loro da corde, sono immobilizzati e sospesi in un equilibrio irrazionale mai evidente al primo sguardo, e per questo particolarmente sinistro.
La mostra, con i suoi progetti aperti, si configura come una Gesamtkunstwerk. Un’opera d’arte totale dal forte impatto scenico, che mira a diventare – riuscendoci – perfetta sintesi dei differenti linguaggi espressivi.

Roberta Vanali

Venezia // fino al 15 ottobre 2011
Dmitri Prigov
(Evento collaterale della 54. Esposizione Internazionale d’Arte la Biennale di Venezia)

a cura di Dimitri Ozerkov
www.hermitage-prigov.com

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Roberta Vanali
Critica, curatrice e giornalista d’arte contemporanea. Ha collaborato con le riviste d’arte Ziqqurat, Terzocchio e Grandimostre. 2000/2010 Caporedattrice per la Sardegna della rivista online e cartacea Exibart. Da gennaio a dicembre 2006 direttrice della Galleria Studio 20, via Sulis 20, Cagliari. Da marzo 2011 Caporedattrice per la Sardegna della rivista ARTRIBUNE Ideatrice della rubrica di iconografia Icon (on) Graphy per la rivista Artribune. Da aprile 2010 consulente artistica della galleria online Little Room Gallery. Da ottobre 2006 curatrice del blog BlogArte http://robertavanali.blogspot.com/ e della rubrica Interviews. Ha redatto circa 250 articoli e curato oltre cinquanta mostre in spazi pubblici, privati e musei.