Panic Room

Assediati in un caleidoscopico suk. Perché – dice Thomas Hirschhorn – “le cose non mentono”. Anche quando il troppo è troppo. Vi raccontiamo il Padiglione Svizzera. Uno “dei meglio”, alla Biennale.

Thomas Hirschhorn - Crystal of Resistance - Padiglione Svizzera - Biennale di Venezia 2011 - photo Anna Kowalska

Emblematico. Thomas Hirschhorn (Berna, 1957; vive a Parigi) pare, involontariamente, il testimonial di una Biennale ipertrofica, dalla ressa di Casa Italia alle 89 (!) partecipazioni nazionali. Così, mentre la sua “compaesana” Curiger sottrae, lui esagera. L’una erige (all’Arsenale) pareti, ingombri e inciampi, l’altro intralcia il passaggio senza intaccare l’architettura del suo Padiglione.
Impervio ma divertente. Aggettivo lecito? Possibile, nella misura in cui lo stesso artista si chiede: “Il mio lavoro, oltre al pubblico degli amanti dell’arte, può coinvolgere un ‘pubblico non esclusivo’?”.
Tutti invitati dunque, in questo luna park avvolto in chilometri di scotch e in quei rotoloni di stagnola e pellicola fedeli alleati della brava massaia. Una nevrosi iperbolica e “aritmetica” accumula cose rese ancor più dozzinali dall’eccesso, sotto una luce scintillante da ipermercato a Natale. Resistenza alla bulimia consumista?
Non è la lettura più corretta. O almeno non è l’unica. Ci si può lasciar travolgere dalla giostra, o approfondirne l’aspetto meno “popolare”, seguendo le parole dello stesso Hirschhorn. Che, sfidando l’accusa di copia-e-incolla, oseremo citare.

Thomas Hirschhorn - Crystal of Resistance - Padiglione Svizzera - Biennale di Venezia 2011 - photo Daniele Podda

Il panico è la soluzione!”, proclama eccitato. “L’arte è il problema e l’arte può dare forma al problema”. E uno dei problemi, forse il problema, di Crystal of resistance è quello estetico, accentuato dalla folle compresenza tra materiali ordinari, luminosità dell’ambiente e preziosità del tema ispiratore, simbolo di bellezza assoluta. Intento di questa operazione febbrile è ricordare “una dimora terrena e indistruttibile degli dèi, […] la grotta dei cristalli giganti della miniera di Naica in Messico. […] l’estetica del set di un film di ‘fantascienza’di serie B, […] l’estetica di un museo di cristalli di rocca creatosi da sé, l’estetica di un laboratorio in cui si fabbricano ‘crystal-meth’, o un lavoro dall’estetica simile all’ambiente dozzinale di una discoteca di provincia”.

Insomma, si può vagare nel Padiglione come una Barbarella stordita, o come esploratori di un glaciale spettacolo pseudo-naturale, senza cadere mai in contraddizione: il mondo di Hirschhorn si moltiplica come un’allucinazione onirica, ma è una concretissima e sfaccettata realtà in divenire. Dove, nell’impossibilità di comprendere il tutto, ci si fa abbagliare dal frammento, ebbri di precarietà.
Con ‘Crystal of Resistance’ voglio realizzare un lavoro che sia irresistibile”, ha scritto l’artista. Galattico, ma non universale.

Anita Pepe

Venezia // fino al 27 novembre 2011
Thomas Hirschhorn – Crystal of resistance
(Padiglione Svizzera)
www.bak.admin.ch

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Anita Pepe
Insegnante e giornalista pubblicista, Anita Pepe è nata a Torre del Greco (Na). Ha pubblicato il suo primo articolo nel 1990. La laurea in Lettere presso l’Università di Napoli “Federico II” l’ha indirizzata verso una formazione prevalentemente storica; si è avvicinata al contemporaneo per motivi professionali, collaborando per oltre dieci anni con quotidiani, periodici e websites. Ha scritto testi critici per mostre e interventi in spazi privati e istituzionali. Blogger a tempo indeterminato, non riesce a sottrarsi alle tentazioni del nazionalpopolare, politica inclusa. Avrebbe tanto voluto scrivere una minibiografia più cool, e si scusa per non esserci riuscita.