Le mille forme della scultura

Una sessantina di sculture di Veronica Branca-Masa, scultrice ticinese, invadono, fino alla fine di luglio, il Museo Vincenzo Vela. Disposte nelle sale interne e negli spazi all’aperto del parco, raccontano due decenni di ricerca artistica. Una ricerca eclettica e sorprendente.

Veronica Branca-Masa - Sculture 1987-2010 - veduta della mostra presso il Museo Vincenzo Vela, Ligornetto 2011

È una sorpresa la mostra che accoglie i visitatori del Museo Vincenzo Vela, con i lavori degli ultimi decenni di Veronica Branca-Masa (Locarno, 1953). Un’esposizione che ben racconta la piena libertà di azione di un’artista concentrata in un confronto dolce e attento con la pietra di Carrara. Si tratta in effetti di un lavoro così attento da essere definito da Gianna A. Mina, direttrice del museo e curatrice della mostra, “temerario”.

Il visitatore viene accolto da una serie di forme non omogenee, distribuite spontaneamente su un’articolazione di possibilità e soluzioni ricca e varia, frutto non dell’eclettismo ma di un’estrema concentrazione sul gesto. Se pensiamo alla fucina artistica in termini di agency, possiamo considerare il lavoro di Veronica Branca-Masa un modello di riferimento. Il modo che l’artista ha di colloquiare, di ascoltare i commenti e di discutere il proprio vissuto è coerente con la qualità e la tecnica delle opere che vediamo negli esterni e nelle sale interne, in un confronto peraltro suggestivo con l’architettura dell’edificio e con le opere dello scultore ticinese a cui è intitolato il museo.
La mostra è accompagnata da una serie di fotografie scattate da Mauro Zeni, che ha indagato il lavoro della scultrice nel suo laboratorio di Carrara.

Vito Calabretta

Veronica Branca-Masa – Sculture 1987-2010

L’artista al microfono di Vito Calabretta

Ligornetto // fino al 31 luglio 2011
Veronica Branca-Masa – Sculture 1987-2010

a cura di Gianna A. Mina
www.museo-vela.ch

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Vito Calabretta
Sono nato in un paese di ottocento abitanti in provincia di Catanzaro, cresciuto a Ventimiglia e ho avuto una prima formazione scolastica a Mentone, in Costa Azzurra, dove ho frequentato anche il Conservatorio Municipale. Mi sono trasferito a Milano per iscrivermi a un corso universitario di Discipline Economiche e Sociali, mi ci sono laureato, ho vinto dopo anni di tentativi un dottorato di ricerca in storia della società europea. Mi è stato impedito di discutere la tesi di dottorato con l'accusa di non voler «fare lo storico, ma il Carlo Ginzburg, il Derridà, 'naltro po' il Rolanbàrt». Ne ho preso atto; nel frattempo avevo iniziato a frequentare i Seminari in Antropologia dei Poteri della École Française di Roma, avevo iniziato a collaborare con Il Manifesto e con L'Unità, a scrivere in versi e a lavorare sull'arte. Già da allora, in ogni caso, avevo iniziato a occuparmi delle stesse attività: affrontare realtà, cercare di capire qualcosa, raccontarlo. Spero di riuscire a continuare ancora.