L’ossessione delle croci

Si naviga a vista nello spazio Bawag Contemporary di Vienna, sulla riva destra del Donaukanal. Percorso accidentato. Perché Graf, artista austero e maledetto, non ha certezze: le sue pulsioni si aggirano sempre dalle parti del loro contrario, almeno fino a fine agosto.

Franz Graf - Derr Screcken jedoch vermeerte mein Interesse - veduta della mostra presso Bawag Contemporary, Vienna 2011 - © O.O.

L’artista austriaco Franz Graf, classe 1954, non permette distrazioni ai visitatori della sua mostra. Non le permette già a cominciare dal titolo, che si presenta un tantino sgangherato nell’ortografia, volendo essere, probabilmente, la trascrizione dell’espressione fonetica con cui lui lo pronuncia. Derr Schrecken jedoch vermeerte mein Interesse sta a dire che “Lo spavento, però, moltiplicava il mio interesse”.  Più che un titolo, è l’epitome catartica di questo 57enne artista dall’aria maudit che porta male i suoi anni. Artista di un certo successo in patria e in Europa, che appartiene alla generazione di mezzo, che ha preso le distanze dagli “azionisti” ma che di certo non ne ha dimenticato la turbolenza.

In fondo, quel titolo filerebbe via senza problemi se non fosse per quel ‘jedoch’, quel ‘però’; un avverbio che ipso facto avversa qualcosa di già detto. È come a voler confessare un senso di colpa per una compiaciuta perversione generata da due polarità opposte. Non a caso l’ambiguità tiene a galla installazioni e opere a muro, le due tipologie artistiche che saturano ambiente e atmosfera. Corpose, ingombranti, consunte le une quanto le altre sono piatte e nitide con il loro stilema rigorosamente bianco-nero per una trama da cartoon gotico in versione sadomaso. In realtà, nelle une e nelle altre vi inietta un insopprimibile “principio di piacere” fino a fonderne gli orizzonti.

Franz Graf - oggetti nell'atelier dell'artista fuori Vienna - © O.O.

In repertorio, corpi materici strutturati, crocifissi arrugginiti raccolti vagando per cimiteri, o frammenti letterari integrati nella figurazione, simbolismo sacro e profano, con austera ossessione della perfezione formale. Icone inattese come il rosso abbagliante di un foglio accartocciato – unica fonte cromatica – che parrebbe destinato al macero; o i volti-occhi-sguardi magistralmente schizzati, rivolti allo spettatore secondo canoni allegorici tipicamente rinascimentali.

Franco Veremondi

Vienna // fino al 28 agosto 2011
Franz Graf – Derr Schrecken jedoch vermeerte mein Interesse
a cura di Brigitte Huck
www.bawagcontemporary.at

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Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.