Effetto Schnabel. Una retrospettiva che merita

Pittore, scultore, regista e sceneggiatore dalla travolgente forza espressiva e dalla seduttiva visionarietà. Venezia celebra il maestro del Neoespressionismo: Julian Schnabel. Con una significativa e ben allestita antologica al Museo Correr, allestita fino al 27 novembre.

Julian Schnabel - Untitled (Antonioni was Here) - 2010 - coll. privata - courtesy Gian Enzo sperone e Marco Voena

“Vide persone e rovine, movimenti e crolli, l’accumulo del tempo sui muri, (…) le facce spezzate di cattedrali in cui il tempo non era trascorso ma si era ammassato”. Così declama la frase di William Gaddis riportata nella biografia del regista di cult movie come Basquiat e Lo scafandro e la farfalla. Parole che appaiono particolarmente appropriate alla retrospettiva che Venezia gli dedica. Stiamo parlando di Julian Schnabel (New York, 1951), le cui opere Wenders ha voluto sul set di The Million Dollar Hotel.
In stretta connessione con quella cinematografica, la produzione artistica di Schnabel assimila culture diverse in un linguaggio poetico fortemente autobiografico, fatto di citazioni letterarie di autori che da Omero giungono a Burroughs. Oltre quaranta opere, allestite in ordine cronologico, tracciano le linee cardine del percorso artistico dagli anni ‘70 a oggi. Un percorso fortemente influenzato da Pollock e Twombly, senza trascurare la tradizione europea che vede in Gaudí e Picasso i maggiori ispiratori.
Numerosi sono i supporti sui quali l’artista lascia confluire immagini e segni di impetuosa e coinvolgente forza espressiva. Legno, ceramica, velluto, vele, tappeti, fotografie fanno da sfondo a forme che lascia emergere spontaneamente durante il processo creativo, alternando figurazione e astrazione. “Credo che la lotta tra figurazione e astrazione sia una tematica del tutto irrilevante. Qualsiasi cosa può diventare soggetto di un quadro”, dichiara.

Julian Schnabel - Untitled (di che pasta sei fatto) - 2009 - coll. Barilla d’Arte Moderna - courtesy Marco Voena

D’altronde, così come si immerge istintivamente nella materia pittorica in un flusso irrefrenabile – come nei Surf Paintings, tele alte oltre sei metri dedicate alla settima arte e al surf -, l’artista struttura scenari che vanno oltre la bidimensionalità della rappresentazione. Come nei Plate Paintings, dipinti realizzati su frammenti di ceramica dove storia e cultura si sovrappongono e stratificano.
In costante tensione per il dominio della materia, a superfici brulicanti e ispessite – che ritornano nelle tele catramate dove immortala le montagne del Nordafrica – alterna quelle più sfumate dei Japanese Paintings, foto digitali della casa al mare e dello studio a Mountauk elaborate pittoricamente, dove l’obiettivo sembra quello di trascendere la realtà.
Una retrospettiva che merita sotto tutti i punti di vista, dall’allestimento mozzafiato dell’androne d’ingresso, con gli imponenti teloni, a quello dello scalone. Fino alla scelta delle opere, soprattutto per quanto riguarda i ritratti sui cocci, dove emerge uno dei maggiori capolavori, The sea, una delle tante opere dedicate al mare. Si tratta infatti di un elemento onnipresente nell’opera di Schnabel, che concepisce l’acqua come metafora di libertà e rigenerazione. Sprofondare nelle acque per l’artista significa iniziare un viaggio verso l’eternità, e “annegare un evento intimo”.

Roberta Vanali

Venezia // fino al 27 novembre 2011
Julian Schnabel – Permanently becoming and the architecture of seeing
a cura di Norman Rosenthal
www.visitmuve.it

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Roberta Vanali
Critica, curatrice e giornalista d’arte contemporanea. Ha collaborato con le riviste d’arte Ziqqurat, Terzocchio e Grandimostre. 2000/2010 Caporedattrice per la Sardegna della rivista online e cartacea Exibart. Da gennaio a dicembre 2006 direttrice della Galleria Studio 20, via Sulis 20, Cagliari. Da marzo 2011 Caporedattrice per la Sardegna della rivista ARTRIBUNE Ideatrice della rubrica di iconografia Icon (on) Graphy per la rivista Artribune. Da aprile 2010 consulente artistica della galleria online Little Room Gallery. Da ottobre 2006 curatrice del blog BlogArte http://robertavanali.blogspot.com/ e della rubrica Interviews. Ha redatto circa 250 articoli e curato oltre cinquanta mostre in spazi pubblici, privati e musei.
  • Dipinti che possono stare solo in in attico di lusso. È scontato saperli possesso di uomini arrivati.
    Schnabel Lo possiamo inquadrare solo in una dimensione prettamente carrierista. In lui la cosa è puramente funzionale.
    La sua è solo una prassi che per statuto presuppone una telecamera che ovviamente è amica.

    • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

      Caro Lorenzo,
      Comunque sia , anche se Schnabel può venire associato ed etichettato alla corrente neoespressionista, è pura follia pensare che possa essere un maestro al pari dei grandi espressionisti tedeschi degl’inizi del secolo scorso. Artisti di tutt’altra tensione e spessore intellettuale, che distrussero vecchi linguaggi visivi, valori e luoghi comuni, come fu sempre compito dei grandi maestri dell’arte del passato.

      Oggi l’arte è arrivata alla fine di una prassi, in cui gli unici elementi predominanti sono l’evasione e lo spirito commerciale. Gli artisti sono incapaci di interpretare il mondo nella sua interzza e di scuoterlo nelle sue fondamenta. I linguaggi visivi appaiono ripetitivi, inoffensivi e drogati dal mercato dell’arte, benchè nessuno sembri accorgersene…

  • LorenzoMarras

    Savino caro io penso che sia pura follia pensare all’idea stessa di maestri.
    Benche’ sia nemico di ogni dovere penso che è obbligo di ognuno di noi essere Maestri a se (prendersi cura di se , intendo). Detto questo vedo nel soggetto di questo articolo piu’ che una realta’ compiuta, un accumulo di scorie (naturalmente con le delizie piu’ simpatiche che gli operatori del settore sanno circondare, ecco) .
    Quell’Allestimento mozzafiato ecc ecc con quegli immensi teloni … ecc ecc e le metafore sull’acqua , indizio di liberta’ e rigenerazione … non dovrebbero cosi turbarci piu’ di tanto, dico bene Savino? certo se ricordo una Tizia qui in Sardegna , neo diplomata alla accademia che quando sentiva solo il nome di Julian , esclamava….””” AH CHE FIGATA!”””””

    Ma poi Schnabel da che pasta è nato ? oh savi’ lo chiedo perche’ qui siamo in presenza di una discarica di cose e cosette, altro che lotta immaginaria tra figurazione ed astrazione (non capisco poi perche’ in questo piccolo ghetto gli operatori assecondino sempre questo tipo di pagliacciata riguardante supposte guerre di religioni fatte in casa … Figurazione ed Astrazione… poi ..lasciamo perdere vah).

    ciao Savino a nos bidere.

  • r. vanali

    tu si che ne sai Lorenzo Marras, tuttologo dei miei stivali

  • Signora Banali non sia melodrammatica e riservi la sua scorta di bile quando , magari avro’ l occasione di accarezzare con le dovute buone maniere qualche suo più vicino prediletto.

    Senza nessun rancore , buonasera

  • Chiedo scusa Vanali e non banali. E’ colpa della prossimita’.