Danimarca: l’importanza della parola

Soltanto due artisti su diciotto sono danesi. Gli altri vengono da Cina, Palestina, Iran, Grecia, Germania e molte altre parti del mondo. Tutti insieme, dentro e fuori dai Giardini, affrontano un tema importante: la libertà di parola. Il Padiglione danese alla Biennale di Venezia prende di petto la storia e abbatte i confini.

Speech Matters - Padiglione Olanda - Biennale di Venezia 2011 - photo Panos Kokkinias

Ateniese ma residente a Bruxelles, formatasi nelle più quotate università inglesi e americane, Katerina Gregos, curatrice del Padiglione Danese alla Biennale di Venezia, solleva una questione molto attuale: la libertà di parola. E nello statement precisa che, in un panorama così schiavo del mercato, il tema della sua mostra, Speech Matters, si estende anche alla libertà artistica.
Gli artisti coinvolti nel progetto sono ben diciotto, di diverse generazioni e provenienze geografiche, come Ayreen Anastas e Rene Gabri, rispettivamente palestinese e iraniano, gli americani Robert Crumb e Sharon Hayes o i greci Stelios Faitakis e Mikhail Karikis, solo per citarne alcuni. E tra i dodici Paesi rappresentati c’è anche la Cina (le borsette rosse a sostegno della scarcerazione di Ai Weiwei imperversavano durante i giorni dell’inaugurazione) con Zhang Dali, che presenta un lavoro fotografico realizzato su materiali d’archivio e incentrato sulla figura di Mao: un’indagine sul potere della memoria costruita per immagini, intese come testimoni oggettivi dell’avvenimento storico e veicolo di comunicazione. Non poteva mancare l’Iran, che viene rappresentato dall’artista Tala Madani. Già vista da Saatchi nel 2009, così come già lo stesso Dali in The Revolution Continues: New Art from China, la Madani è la presenza più giovane della mostra.
Perdersi nei meandri del Padiglione, fra le tante opere allestite, crea una certa difficoltà di lettura, una confusione che sembra rispecchiare la realtà contemporanea e che accomuna questo ad altri padiglioni “della tensione emotiva” come la Svizzera o la Gran Bretagna.

Speech Matters - Padiglione Danimarca - Biennale di Venezia 2011 - photo Panos Kokkinias

Ma la presenza danese non finisce qua: il padiglione è infatti dislocato anche in altre sedi, specificamente allestite intorno al tema scelto. Il Pavilion for Revolutionary Free Speech, ideato da Thomas Kilpper, ospita alcuni eventi nell’apposito Speakers Corner. Stelios Faitakis si è concentrato sulla facciata, trasformandola col murale Imposition Symphony, sempre incentrato sui temi legati all’oppressione, alla censura, alla libertà di parola, in una carrellata meta-storica. Il Padiglione Danese arriva poi anche a San Servolo, appoggiando delicatamente in laguna la bandiera site specific. La zattera per lo scambio di idee a suon di musica e aperitivi è realizzata dal danese FOS e si chiama Osloo.
Di questa Babele a tratti sfugge il significato, se lo si cerca. Se invece ci si lascia trasportare dal clima di protesta della maggior parte dei padiglioni ai Giardini, il lavoro risulta riuscito, e ben accompagnato dal catalogo edito dagli italiani di Mousse.

Federica Forti

Venezia // fino al 27 novembre 2011
Speech Matters
(Padiglione Danimarca)

a cura di Katerina Gregos
www.danish-pavilion.org

  • Lorenzo Donati

    Perché tutte le foto riportano la dicitura Padiglione OLANDESE……la solita confusione fra Olanda e Danimarca ???