Quello che le donne non dicono…

… ma fanno o, meglio, vedono. Quattro grandi interpreti della fotografia degli ultimi decenni da In Arco, a Torino. Fino a metà luglio con Candida Höfer, Vanessa Beecroft, Cindy Sherman e Francesca Woodman.

Francesca woodman - On Being an Angel - 1978

Donne senza uomini è il titolo mutuato dal film del 2010 di Shirin Neshat, artista però non presente in mostra. Sono invece altre quattro le prestigiose “colleghe” i cui lavori sono esposti in galleria a Torino: Candida Höfer, Vanessa Beecroft, Cindy Sherman e Francesca Woodman. Quattro visioni del mondo al femminile dal valore artistico incontestato e universalmente condivisibile. Si susseguono nell’allestimento le imponenti figure museali della Höfer e le visioni intime e drammatiche della Woodman. Particolarmente interessanti i lavori della Beecroft del 2000, forse l’epoca più intrigante della serie VB…, e una bellissima visione pittorica e intensa di Cindy Sherman, datata 1986.

Maria Cristina Strati

Torino // fino al 16 luglio 2011
Donne senza uomini
a cura di Luca Beatrice
www.in-arco.com

  • Casimiro Mondino

    Ho un grande rispetto per il tormento umano della Woodman, ma non si possono cntinuare a confondere capacità e vita. Queste immagini sono marginali rispetto alla fotografia, non sono fotografia, sono trascrizioni soggettive di diari personali che con l’arte hanno una relazione puramente marginale. Basta confrontare il tormento esistenziale della Woodman con quello di Eiko Hosoe per capire che era una ragazza vissuta nell’era del riprendibile, con la necessità di espirmersi tipica dell’età ma assolutamente non in grado di esprimere livelli significativi nell’ambito della fotografia. Per le sltre figure non saprei che dire, le trovo di una banalità e di una grossolanità desolante, se la Woodman ha avuto almeno il decoro di rappresentare il suo disagio (male ma l’ha fatto) le altre non rappresentano niente. Anche in questo caso il confronto con Lange, Bourke-White, Modotti e molte altre donne è improponibile ed è improponibile perchè non siamo di fronte ad artiste ma a narcisiste compulsive che confondono la tecnologicità del mezzo con il qualunquismo espressivo. Per favore basta, basta è insostenibile.

  • TheStylist

    Non sono d’accordo, soprattutto per quanto affermato sulla Woodman. Secondo me la sua fotografia va rispettata al pari se non di più di molta altra fotografia esaltata a più riprese oggigiorno. La sua ricerca personale ha indagato la sua stessa identità, mossa da una curiosità nel rapportarsi con il mondo esterno, rapporto in cui il corpo (in questo caso il suo) ha funto da medium. Sicuramente se le sue opere affascinano ancora oggi spettatori di tutte le età la sua valenza comunicativa è rimarchevole e sicuramente da approfondire.