Pigliatevi una pausa. Lo dice, da Firenze, Marzia Migliora

All’Ex3 di Firenze, l’artista piemontese erige un monumento al tempo. La finlandese Salla Tykkä, negli spazi laterali, presenta i primi episodi del progetto White Depths, bianco coloniale. In mostra fino a settembre.

Marzia Migliora - Rada - veduta dell'installazione presso l'Ex3, Firenze 2011 - photo Francesco Niccolai

 

Marzia Migliora (Alessandria, 1972; vive a Torino) si misura con un’installazione dalle proporzioni monumentali, una dimensione insolita nel suo percorso, e qui sollecitata dalle dimensioni dello spazio centrale di Ex3.
In Rada, l’artista destruttura la bandiera da segnalazione X-Ray, che nel Codice Internazionale Nautico esprime il messaggio “Sospendete quello che state facendo e fate attenzione ai miei segnali”. Il segnale viene riprodotto in orizzontale e si rivolge al pubblico, che si trova a percorrere l’enorme pontile blu a forma di croce. Quest’ultimo è sospeso sui flutti di frammenti marmorei (tutti scarti di lavorazione provenienti da Carrara) che ricoprono l’intera superficie della sala, candidi e immoti, come in una fantasia romantica sulle rovine della storia. Sulle pareti, e identici sulla facciata dell’edificio, quattro neon intermittenti riproducono lo stesso messaggio con il codice Morse: linea-punto-punto-linea.

Marzia Migliora - Rada - veduta dell'installazione presso l'Ex3, Firenze 2011 - photo Francesco Niccolai

In due ambienti contigui, completano il progetto l’installazione con i tre salvagente in sapone (paradossali e semanticamente opposti alla presenza del marmo) e una serie di 21 disegni su carta.
Il progetto rientra nella riflessione sulle contraddizioni del linguaggio e sull’arbitrarietà dei suoi veicoli (fonemi, simboli, locuzioni, codici) che emerge in molti tratti del lavoro di Migliora. Il contenuto del messaggio è il punto di partenza per un’operazione di rifrazione di significato: le condizioni fisiche e sensoriali impongono quanto contenuto nei simboli, ne amplificano gli effetti e ne mettono in crisi la presenza.

Salla Tykkä
(Helsinki, 1973) con White Depths avvia un progetto sulla violenza intrinseca delle azioni umane, sulle possibilità ancora aperte di fare scelte che deroghino dall’imperativo capitalista e positivista di matrice occidentale. Le bianche profondità del titolo si riferiscono al radicamento di un atteggiamento coloniale che l’uomo europeo attua verso altri bacini culturali e verso la natura.
Nei due film presentati a Ex3 vengono semplificati due casi correnti di questa fenomenologia: in Victoria si assiste allo schiudersi di una ninfea tropicale innestata per sopravvivere ai climi nordici; Airs above the ground ritrae le evoluzioni di cavalli sottoposti al rigido addestramento del dressage. Qualsiasi cosa può essere manipolata e ridotta al controllo dell’uomo, nel segno di un millantato ed equivoco merito di valutazione etica ed estetica.

Un’installazione con alcuni fotogrammi tratti dal primo film su Tarzan, degli anni ‘30, introduce gli elementi portanti di questa antropologia della sopraffazione, che ha spesso trovato il suo insulso ribaltamento nel mito del buon selvaggio.

Pietro Gaglianò

Firenze // fino all’11 settembre 2011
Marzia Migliora – Rada
a cura di Arabella Natalini
Salla Tykkä – White Depths
a cura di Marinella Paderni
www.ex3.it

  • simoneto

    ma da che pulpito!!!! la donna più schiacciassassi della terra che chiede agli altri di prendersi una pausa!
    schiaccerebbe chiunque pur di farsi strada. del resto quello che ha fatto fin’ora,

  • Carlo Romani

    la migliora!!!! ma per favore!