Mostre 2.0

Una rassegna alla Strozzina di Firenze consente di interrogarsi sulle ambiguità costitutive dello spazio virtuale, “luogo” di libertà e compensazione. Una selezione di opere che racconta, fino al 14 luglio, le identità contemporanee proiettate dentro una realtà aumentata e smaterializzata.

Michael Wolf - Paris Street View - 2010

Le opere di Evan Baden accolgono nella prima sala i visitatori, invitandoli a riflettere sui giovani protagonisti ritratti, enigmaticamente occupati in una contemplazione ipnotica dei loro schermi digitali. Considerata la tecnologia alla stregua di una nuova metafisica, è possibile comprendere le parole dell’artista: “Siamo sempre più immersi in un tenue bagliore azzurrino, silenzioso e divino. Come se tenessimo la divinità in tasca o nella borsa”. La tecnologia mobile diviene “arto fantasma” e “architetto delle nostre relazioni intime” (Sherry Turkle).
Lo spettatore risponde empaticamente alle emozioni degli adolescenti ripresi da Robbie Cooper in Immersion, trovandosi collocato a fruire l’opera al posto dello spazio virtuale nel quale i protagonisti del video sono mentalmente proiettati e immersi.

Natalie Bookchin - Mass Ornament - 2009

Data per assunta la questione etica riguardo all’estetizzazione della violenza effettuata dai media e la conseguente anestetizzazione della sensibilità che ne consegue, è possibile concentrarsi sull’evento oggetto dell’opera I am Neda, prodotta per la mostra dal CCCS Strozzina in collaborazione con Diana Djeddi. L’opera parla dello scambio tra due identità virtuali che, una volta tornate a incarnarsi, risultano profondamente mutate a causa della potenza degli stessi contenuti virtuali che hanno modificato la realtà.
Come si evince dall’opera Mass Ornament di Natalie Bookchin, le informazioni e le immagini che si condividono acquistano valore sulla base dei feedback (I like o views che siano) ricevuti per garantire l’affermazione di ogni esistenza mediante la connessione (nuova forma di relazione intersoggettiva), con un numero variabile di “altri”.

Etoy.Corporation - Mission Eternity Amatar - 2010

Il vuoto della sala e la mancanza di link e banner permettono di concentrarsi sui contenuti e sulle strutture del web 2.0, e sui mutamenti relazionali, identitari e cognitivi da esso prodotti.
L’esposizione consente di passare dallo status di user a quello di attenti osservatori o, ancora, di staccarsi momentaneamente da ogni connessione, concedendosi un tempo utile alla comprensione di dati concettualmente isolati e selezionati. Schedati e tracciati esaustivamente da brand e istituzioni, indeboliti nel rapporto corpo-mondo e io-altro, immersi e incalzati da un flusso ingestibile di informazioni, gli individui contemporanei restano potenzialmente capaci di scegliere e/o disconnettersi.
Se la vera comunicazione “avviene solo tra due esseri messi in gioco – lacerati, sospesi, chini entrambi sul loro nulla” (Georges Bataille), il web si configura come una fitta rete di protezione da un vero rapporto con l’altro, da un’esposizione reale della soggettività, nell’illusione collettiva che una connessione continua permetta di sfuggire la solitudine.

Laura Poluzzi

Firenze // fino al 14 luglio 2011
Talenti Emergenti 2011 – Identità virtuali
Catalogo Silvana Editoriale

www.strozzina.org

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Laura Poluzzi
Nata a Firenze, classe ’85, dopo una tesi in Estetica Contemporanea si trasferisce a Parigi dove lavora per due gallerie di arte contemporanea. Parallelamente comincia a collaborare con riviste di arte e informazione culturale. Tornata a Firenze decide di seguire un doppio binario diplomandosi allo IED Firenze mentre porta avanti gli studi universitari in Filosofia, approfondendo tematiche relative ai mutamenti insiti nella società contemporanea. Tra i fondatori di FablabFi, si divide tra la città natale e Milano, dove frequenta, da settembre 2012, il Master in Interaction Design presso la Domus Academy. All'attività di Graphic Designer Freelance unisce quella di collaboratrice della rivista Artribune, per le rubriche di Design e Arte Contemporanea. Tra i principali interessi di ricerca, l'Interaction Design, il Visual Design e la Social Innovation.