L’Italia ne compie 150 e lo squalo Gagosian la omaggia

È possibile raccontare una nazione attraverso lo sguardo incantato di una generazione al limite? Ci si può sentire “italiani” pur non avendo vissuto sulla propria pelle l’italianità? Alla Gagosian Gallery di Roma ci si prova, fino al 29 luglio.

Andy Warhol - Vesuvius - 1985 - coll. Ernesto Esposito, Napoli - courtesy Gagosian Gallery, Roma

Densa di significati è l’ultima mostra nata in casa Gagosian per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia. Un percorso inedito alla riscoperta del Belpaese dal punto di vista di alcuni dei più noti artisti degli ultimi sessant’anni.
Il mito italiano ispira e stordisce ancora nel XXI secolo, quando viaggiare diventa assai più facile rispetto ai Grand Tour sette-ottocenteschi. Crudo minimalismo nell’allestimento per esaltare al massimo la potenza delle opere… e il sentirsi italiani inizia già dal bianco colonnato di apertura della galleria.
Così la mostra comincia con la proiezione del video di Douglas Gordon Hysterical, ripetuto a velocità differenti su due schermi paralleli e probabilmente girato a Torino nel 1906. Magnifica e imponente la scultura di Jeff Koons, Italian Woman, che con l’acciaio inossidabile riproduce le sembianze di un’ipotetica Lucia Mondella. E così nelle sale superiori.

Marcel Duchamp - L.H.O.O.Q. - coll. privata - courtesy Gagosian Gallery, Roma

Ad accoglierci, il vulcano di Warhol (Vesuvius), emblema indiscusso della “mediterraneità”, simbolo di potenza e pericolo. Accanto, le riflessioni Pop sull’Ultima Cena di Leonardo e la magnifica manipolazione de La Gioconda, simbolo dell’arte rinascimentale italiana, che viene ripreso in un ready made di Duchamp, L.H.O.O.Q.
La sala centrale presenta l’installazione di Rauschenberg Ca’ Pesaro, fatta di cuscini, legno e corda; e le opere di Baselitz, che riflettono sul Manierismo italiano. Vita e morte nell’opera di Hirst: Can’t Live With You, Can’t Live Without You, dove una serie di pesci pescati nel golfo di Napoli vengono inseriti in piccole urne di plexiglas contenenti formaldeide.

L’esposizione culmina nella terza sala, adiacente, dal carattere più intimo, che ospita le opere di Joseph Beuys, come Diagramma terremoto, un elettrocardiogramma che rievoca un tracciato sismografico sotto una teca di vetro. Un’opera sociale, la sua, dedicata a un grave problema che colpì il Sud Italia: il terremoto. Tentativo estremo di convogliare l’energia distruttiva della natura in quella costruttiva dell’uomo.
Un grido unanime, quindi, da una generazione artistica al limite. Un filo conduttore unico – il mito italiano – a volte sperimentato di persona, altre volte acquisito indirettamente. Made in Italy è un richiamo all’arte “di qualità”, come il marchio d’eccellenza per l’handmade, sinonimo di cura per il dettaglio e di unicità. Come per le opere di questa collettiva.

Michele Luca Nero

Roma // fino al 29 luglio 2011
Made in Italy

www.gagosian.com

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Michele Luca Nero
Michele Luca Nero (Agnone, 1979), figlio d’arte, inizia a dipingere all’età di sei anni. Una passione ereditata dal padre, Francesco, insieme a quella teatrale acquisita dal nonno, Valentino, poeta e drammaturgo riconosciuto a livello internazionale. In pochi anni ha curato e realizzato numerose mostre, tra cui alcune personali. Un successo di pubblico che lo ha accompagnato anche nelle performance teatrali, non senza un'esperienza come ufficio stampa. Appassionato di cultura e società ma dotato di uno spiccato senso critico. Curioso, perfezionista, esteta. Forse a causa della sua innata passione per la musica, per la quale vanta oltre ad una laurea in etnomusicologia, anche studi musicali di pianoforte. Ha maturato esperienze nell'insegnamento e nella trascrizione musicale apportando un decisivo contributo alla salvaguardia del patrimonio di tradizione orale delle melodie della sua terra di origine. Vivace sperimentatore nel campo della pittura è alla costante ricerca di sempre nuovi linguaggi espressivi. Sostenitore del collage cerca da sempre di unire tradizione e modernità, con un ricorrente accenno al mondo del sacro, sua costante ossessione. La formazione teatrale ha influito notevolmente sulla sua concezione del corpo (figura), dello spazio e della materia. Nelle sue opere prevale sempre un carattere deciso, vuoi nel colore che nella definizione del soggetto: eleganza nella postura, espressività delvolto. Ha frequentato un corso di mimo e uno di portamento e passerella. In qualità di illustratore ha pubblicato “Matteo e il viaggio nel meraviglioso mondo dei libri” (2009) e “Gigì le coiffeur et la maison de beauté” (2011) per la Edigiò. È direttore responsabile del magazine CU.SP.I.D.E. (cultura, spettacolo, intrattenimento, divagazioni artistiche, etno-gastronomia). Dal 2011 fa parte dello staff redazionale di Artribune.
  • RED

    Carino l’articolo, belle foto, complimenti alla redazione, andrò sicuramente a vedere al mostra.

  • Antos

    Una sorta di viaggio virtuale all’interno del museo…grazie per le soddisfacenti immagini, non ne potevo più delle miniature postate in altri siti di arte.

  • ART

    Davvero una bellissima mostra, un concentrato di opere d’arte d’élite, non una mostra facile ma una mostra che andava capita, vista e ricordata. Interessante descrizione. Mi piace Artribune

  • Nina

    Resoconto completo di una mostra d’eccezione, il solo Vesuvius vale la visita al Gagosian, la potenza dell’opera va assaporata dal vivo, il video efficacemente ne da un assaggio