Catanzaro da bere

Si arriva a Catanzaro e, attraversato il dedalo urbano, ci si imbatte in questo bel palazzo adibito a museo, ben allestito e ricco di una piccola e appagante collezione che spazia attraverso i secoli. Qui, sotto la direzione di Alberto Fiz, arriva l’arte del Novecento. È la Berlino anni ’80, in mostra fino al 9 ottobre.

BerlinOttanta - veduta della mostra presso il Museo Marca, Catanzaro 2011

In mostra a Catanzaro ci sono molti quadri, di grandi dimensioni, video e altra documentazione sugli anni ’80 a Berlino. Le opere si dispongono su due piani e sono di Georg Baselitz, Rainer Fettina, Karl Horst Hödicke, Bernd Koberling, Markus Lüpertz, Helmut Middendorf, Salomé, Bernd Zimmer.
Da quanto si riesce a capire, Catanzaro, o meglio il ceto politico che la amministra, cerca visibilità fuori dalla circoscrizione e prova a farlo attraverso mostre d’arte. Un’ambizione che può essere feconda anche sul terreno locale, soprattutto se riesce a innescare meccanismi di scambio e sollecitazione a livello regionale.
Con questa ultima iniziativa, dedicata alla stagione artistica di Berlino negli anni ‘80, si porta a Catanzaro un tema interno alla storia dell’arte contemporanea: che segno ci resta di una stagione come quella? Oggi, guardando i quadri appesi, quasi sempre in modo gradevole, ai muri del Marca, proviamo un rinnovato interesse? Confermiamo che gli anni ‘80, anche in questo caso, hanno vissuto sotto l’impero delle ambizioni mercantili e che la pittura, anche quando cerca di riprendere i codici espressionisti o le sperimentazioni delle avanguardie, si vuole innanzi tutto ammiccante, piacente, vendibile? È una stagione che ha forza in sé e merita di essere trattata in modo autonomo, oppure sarebbe più interessante metterla a confronto con fenomeni che succedevano altrove in quel periodo?

La mostra risponde in parte a questi quesiti, anche se soffre di una presenza fantasmatica: la Transavanguardia italiana, coeva all’arte messa in mostra, evocata soprattutto attraverso un’intervista ad Achille Bonito Oliva, ma non messa in campo. Le opere berlinesi sono invece proposte al Marca in modo autonomo, e non è stato avvertito il bisogno di metterle in relazione con la realtà italiana o con ciò che succedeva nel mondo, in Europa, in Germania in quel periodo.
Il risultato è un’operazione che ci porta, varcata la soglia del museo, in un iperuranio di professionismo pittorico, il cui impatto è spesso gradevole e la fattura interessante, che ai turisti di questa estate può offrire un pizzico di esotismo in più.
Quanto ai calabresi, artisti e non artisti, possono innanzitutto prendere ciò che la mostra è in grado di offrire, cioè quella specifica collezione di pittura, e semmai considerare il Marca stesso come un luogo esotico, dove godersi un minitrip in una peculiarissima visione della Berlino degli anni ‘80.

Vito Calabretta

Il curatore Alberto Fiz al microfono di Vito Calabretta
Il curatore Alberto Fiz al microfono di Vito Calabretta

Il soprintendente Fabio de Chirico al microfono di Vito Calabretta
Il soprintendente Fabio de Chirico al microfono di Vito Calabretta

Wanda Ferro, presidente della Provincia di Catanzaro, al microfono di Vito Calabretta
Wanda Ferro, presidente della Provincia di Catanzaro, al microfono di Vito Calabretta

Catanzaro // fino al 9 ottobre 2011
BerlinOttanta. Pittura irruente
a cura di Alberto Fiz
www.museomarca.com

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Vito Calabretta
Sono nato in un paese di ottocento abitanti in provincia di Catanzaro, cresciuto a Ventimiglia e ho avuto una prima formazione scolastica a Mentone, in Costa Azzurra, dove ho frequentato anche il Conservatorio Municipale. Mi sono trasferito a Milano per iscrivermi a un corso universitario di Discipline Economiche e Sociali, mi ci sono laureato, ho vinto dopo anni di tentativi un dottorato di ricerca in storia della società europea. Mi è stato impedito di discutere la tesi di dottorato con l'accusa di non voler «fare lo storico, ma il Carlo Ginzburg, il Derridà, 'naltro po' il Rolanbàrt». Ne ho preso atto; nel frattempo avevo iniziato a frequentare i Seminari in Antropologia dei Poteri della École Française di Roma, avevo iniziato a collaborare con Il Manifesto e con L'Unità, a scrivere in versi e a lavorare sull'arte. Già da allora, in ogni caso, avevo iniziato a occuparmi delle stesse attività: affrontare realtà, cercare di capire qualcosa, raccontarlo. Spero di riuscire a continuare ancora.