Cartoni, ma non animati. Le “meraviglie” della Gam

Prosegue l’attività “parallela” della Gam di Torino nello spazio dedicato al Gabinetto di stame e disegni. Un patrimonio valorizzato attraverso piccole monografiche. Ora tocca a Enrico Reffo, di scena sino al 2 ottobre.

Enrico Reffo - Cristo Crocifisso con la Madonna, le tre Marie, San Giovanni Evangelista e angeli - 1881 ca.

La Wunderkammer della GAM di Torino si è dislocata e ora è al secondo piano, affianco alla scalinata; consente così di sbirciare le “meraviglie”, le curiosità presentate al pubblico già dall’esterno. Attualmente propone cinque cartoni di Enrico Reffo (Torino, 1831-1917), lavori preparatori per interventi che farà in alcune chiese di Torino, più il modello ligneo della Crocefissione progettata per l’abside della Chiesa di San Giovanni Evangelista. Si tratta di opere “eroiche”, per richiamare il titolo dell’esposizione che si articola negli altri spazi del museo, per la finitura tecnica, per la maestosità e per l’eleganza. Con un “linguaggio espressivo intessuto di un severo quanto elegante purismo”, scrive Virginia Bertone, Enrico Reffo raffigura i valori della propria fede.

Vito Calabretta

Virginia Bertone al microfono di Vito Calabretta

Torino // fino al 2 ottobre 2011
Enrico Reffo – L’austera bellezza
a cura di Virginia Bertone

www.gamtorino.it

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Vito Calabretta
Sono nato in un paese di ottocento abitanti in provincia di Catanzaro, cresciuto a Ventimiglia e ho avuto una prima formazione scolastica a Mentone, in Costa Azzurra, dove ho frequentato anche il Conservatorio Municipale. Mi sono trasferito a Milano per iscrivermi a un corso universitario di Discipline Economiche e Sociali, mi ci sono laureato, ho vinto dopo anni di tentativi un dottorato di ricerca in storia della società europea. Mi è stato impedito di discutere la tesi di dottorato con l'accusa di non voler «fare lo storico, ma il Carlo Ginzburg, il Derridà, 'naltro po' il Rolanbàrt». Ne ho preso atto; nel frattempo avevo iniziato a frequentare i Seminari in Antropologia dei Poteri della École Française di Roma, avevo iniziato a collaborare con Il Manifesto e con L'Unità, a scrivere in versi e a lavorare sull'arte. Già da allora, in ogni caso, avevo iniziato a occuparmi delle stesse attività: affrontare realtà, cercare di capire qualcosa, raccontarlo. Spero di riuscire a continuare ancora.