Archivi di luce by Rosa Barba

Mart e Galleria Civica di Trento si dividono il percorso espositivo di Rosa Barba. Tra cortine, proiettori, riflessi, meccanismi circolari e il sapiente posizionamento della luce, l’artista siciliana presenta, fino al 28 agosto, la sua prima personale in spazi pubblici.

Rosa Barba - Stage Archive - veduta della mostra presso il Mart, Rovereto 2011

Rosa Barba (Agrigento, 1972; vive a Berlino) suddivide il percorso di Stage Archive in due sedi – il Mart di Rovereto e la Fondazione Galleria Civica di Trento – scelte appositamente per la loro rilevanza di carattere storiografico per il territorio. Il progetto, infatti, oltre a essere la prima presentazione istituzionale dell’artista, è anche un dialogo a distanza: tra codici astratti e sistematizzazioni permanenti.
Rosa Barba, prima di pianificare la mostra, fra Trento e Rovereto ha compiuto una ricerca di approfondimento presso gli Archivi Storici del Mart attraverso la consultazione di documenti del periodo futurista. Infine, l’artista ha coreografato una riedizione di contenuti attraverso supporti multimediali che oggi forniscono una nuova lettura a testi, film, oggetti scultorei e suoni. L’artista, nel complesso di questa doppia mostra, ha esplicitamente inserito i propri lavori nel tempo, elemento maggiormente rilevabile alla Galleria Civica rispetto al Mart.

Rosa Barba - No Titles (particolare) - 2011 - courtesy l’artista & carlier | gebauer, Berlino & Giò Marconi, Milano

L’utilizzo del ritmo di scena e la rivisitazione dei codici di lettura dei singoli contenuti permettono al percorso di mantenere sempre aperto un passaggio, un legame tra presente e passato. Al Mart, il palcoscenico dal quale l’artista fornisce in maniera più evidente la propria ermeneutica è l’area d’ingresso agli archivi, posizionati al piano -1. Sul pavimento antistante l’ingresso stesso, meccanismi di rulli rotanti si spartiscono un’enorme tavola rotonda, suddivisa in quadranti. I meccanismi al suo interno danno avvio alla scultura circolare che dà il titolo all’intera mostra. Sulla superficie retroilluminata, diverse pellicole in loop girano a vuoto, simbolo di ripetizione assente e dunque fissità narrativa. Altri interventi crittografici della Barba si ripetono di fronte all’installazione circolare e sulla segnaletica del museo, lungo le pareti.

Rosa Barba - Theory in Order to Shed Light - 2011 - courtesy l’artista & carlier | gebauer, Berlino & Giò Marconi, Milano

A Trento, invece, il percorso espositivo si allunga e si infittisce. Tre film in 35mm, due lungometraggi in 16mm, un’installazione scultorea e alcuni interventi inediti sono introdotti da White Curtain, un lavoro del 2011 che sottolinea il carattere cinematico e voyeuristico della mostra, spalancando le luci della ribalta sul proscenio della fondazione. In questo lavoro, una frase ritagliata verticalmente su una tenda di feltro bianco permette d’intravedere cosa si cela dietro a essa.

Ginevra Bria

Trento e Rovereto // fino al 28 agosto 2011
Rosa Barba – Stage Archive
www.fondazionegalleriacivica.tn.it
// www.mart.trento.it

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.