Voodoo come arte primitiva. Tesi azzardate alla Fondation Cartier

Il luogo è la mirabolante Fondazione Cartier di Parigi. In mostra è la collezione di uno dei più grandi esperti di arti primitive, Jacques Kerchache. L’allestimento? È firmato da nientemeno che da Enzo Mari. Fino al 25 settembre, protagonista è il voodoo o, come dicono i francesi, ‘Vaudou’.

Vaudou - veduta della mostra presso la Fondation Cartier, Parigi 2011

Gli elementi per una mostra coi fiocchi ci son tutti. A partire dal tema: il voodoo, anello di connessione tra cielo e terra, manufatto al contempo religioso, magico e artistico, rituale sacro che si ripete sempre uguale nella forma e sempre diverso nei suoi effetti. L’allestimento di Enzo Mari, sobrio ma efficace, permette a queste opere imperscrutabili di diventare solenni protagoniste dello spazio. Il percorso è organizzato ricalcando il viaggio dell’esploratore: s’incontrano prima gli oggetti più grandi, quelli che si ergono al centro del villaggio, per poi scendere nell’intimità delle case, a incontrare i bocho più piccoli, quelli domestici, per utilizzo personale.

Scultura vaodou Fon - Bénin - legno, patina sacrificale - cm 43x14x11

Ma l’implicita premessa dell’esposizione non ha convinto del tutto, e la domanda resta aperta: è lecito dedurre, a partire dalle “grammatiche” delle statuette (ci sono degli elementi che si ripetono costantemente quali l’uso della corda, del doppio volto, delle forature dei corpi, tanto che risulta facile dedurre una sintassi della preghiera), dei giudizi estetici? Sebbene velatamente, l’attenzione si concentra sulla bellezza e la cura dedicata dei dettagli, al di là della funzionalità, o sul possibile confronto con opere artistiche contemporanee.

Enzo Mari nella sala video

La valorizzazione delle arti primitive è continuo motivo di scontri nel campo dell’etnografia, e anche la figura di Jacques Kerchache, gallerista e autore di innumerevoli libri sull’arte africana, non solleva solo apprezzamenti. Kerchache era in prima fila a insistere perché i musei francesi abbandonassero un approccio etnografico delle arti primitive e le giudicassero in base a valori estetici “universali”. Promotore dell’apertura di una sezione del Louvre dedicata alle arti primitive e tra i fondatori del Museo di Quai Brainly, il suo pensiero viene considerato da molti studiosi ed etnografi contemporanei una spettacolarizzazione occidentale colpevole di travisare completamente l’oggetto esposto.
Può la “messa in arte” snaturare completamente le opere che propone? La conoscenza edulcorata, è vero, dà parecchio fastidio. Ma i reperti in esposizione valgono assolutamente una visita, e anche il beneficio del dubbio.

Greta Travagliati

dal 5 aprile al 25 settembre
Vaudou
Fondation Cartier pour l’art contemporain
261, Boulevard Raspail – 75014 Parigi
Orario: da mercoledì a domenica 11-20; martedì 11-22
Ingresso: intero € 9,50; ridotto € 6,50
Info:
fondation.cartier.com

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Greta Travagliati
Greta studia semiotica a Bologna e si laurea con una tesi sul concetto di rappresentazione nell'arte contemporanea. Appassionata di Maigret, scappa a Parigi dove inizia a lavorare nel campo della comunicazione e delle ricerche di mercato. Non sa scrivere autobiografie.