Siamo uomini o eroi? Domande piemontesi

Inaugura domani, mercoledì 18 maggio, alla Gam di Torino una mostra “pericolosa”. Eh sì, perché accoglie un importante numero di grandi artisti dalla vita intensa, e perché si prefigge di riflettere sul significato del temine ‘eroe’ nella contemporaneità. Ma cosa e chi è un eroe? Qualche tentativo di risposta fino al 9 ottobre.

La prospettiva alla Gam

Nel colto testo critico, Danilo Eccher – direttore della Gam di Torino e curatore della mostra – riesce bene a spiegare l’oblio in cui l’immagine dell’eroe è lentamente scivolata attraverso dinamiche storiche e politiche che hanno svilito i valori fondamentali della virtù superiore, del sacrificio e del coraggio.
Nell’epoca dell’appiattimento e della spettacolarizzazione multimediale, abbiamo cercato una definizione di eroe che superasse gli aulici valori della classicità e quelli emozionali del Romanticismo, per cercare il punto di unione delle “vite superiori” che Eccher ha scelto per rappresentare il ruolo dell’eroe in qualità di personaggio che sconfigge le convenzioni e supera limiti creduti invalicabili. E forse l’abbiamo trovata in una definizione del filosofo e saggista ottocentesco Emerson: “La caratteristica di un autentico eroe è la sua perseveranza. Se decidete di essere grandi, tenete fede a voi stessi e non cercate di riconciliarvi con il mondo”. Tenere fede a se stessi slegandosi da quella “piccolezza” espressa da Schiller quando dice: “Eternamente legato a un piccolo frammento del tutto, l’uomo stesso si forma come un frammento […] e non sviluppa mai l’armonia del suo essere e, invece di esprimere nella sua natura l’umanità, diventa solo una copia della sua umanità…”.

Anselm Kiefer - Humbaba - 2009 - ©Anselm Kiefer / courtesy White Cube, London

L’uomo-eroe che resiste nella ricerca per allontanarsi da se stesso e allargare la propria individualità all’universo, combattere schemi precostituiti e poi approdare a un sé più autentico e complesso. Per scoprirsi fino in fondo nonostante le convenzioni, guardare abissi sconosciuti e spaventosi e scavare dentro i propri traumi, non arrendersi al dominio dell’inconscio come l’inarrestabile Louise Bourgeois o per trasformare l’orrido in catarsi (Hermann Nitsch) in una sacralità artificiosa e drammatica.
Donne che hanno attraversato epoche e stereotipi e donne che hanno cavalcato l’avanguardia: la più famosa? Marina Abramovic. Si pone come emblema della mostra con l’opera The Hero del 2001, simbolo delle resistenza di corpo e mente, nonché omaggio al padre partigiano che non si è mai arreso. Un ruolo di primo piano è giocato dall’allestimento dell’architetto statunitense Bill Katz, che ha mantenuto ariose direttrici di contemplazione delle opere riuscendo al contempo a creare sale in cui racchiudere in un allestimento site specific diversi lavori di uno stesso artista.

Louise Bourgeois - Cell XX - 2000 - courtesy Hauser & Wirth and Cheim & Read, Zürich

Entrare nell’exhibition area mozza il fiato, perché la luce è abbagliante e dominante appare, in fondo, l’opera di Kiefer. Un trittico di enormi teche contengono le masse di colore sovrapposte ai margini della tunica del mitologico Humbaba, guardiano della Foresta dei Cedri; teche che hanno affrontato un viaggio impervio e che non hanno fortunatamente subito danni nella delicata disposizione interna degli arbusti intrecciati agli elementi mistici della composizione. Anche Pistoletto di fronte al geometrico Scully in questo luogo viene elevato a un ruolo eroico, con la trasparenza del suo diafano autoritratto di stelle.
Quando si scende nell’Underground Project ci si imbatte di nuovo nel grande Thomas Schütte che ci aveva accolti all’ingresso con un’opera monumentale, ma si viene presto rapiti dal lungo muro di carta copiativa blu di Latifa Echakhch: una cascata sfumata che cola sul pavimento e che diffonde un alone di spiritualità positiva sul contesto, come un pianto catartico. Non si fa in tempo ad assimilare questa sensazione che ci si affaccia sulla tristezza della casa abbandonata dei Kabakov.

Christian Boltanski - Containers - 2010 - courtesy Kewenig Galerie, Köln

I nomi illustri sono ancora tanti ad arricchire questa mostra: Merz con la sua serie di Fibonacci, Vezzoli con la poeticissima opera dedicata a Maria Callas, Clemente con un inedito quanto stucchevole grande dipinto a olio. Plauso al vietnamita Danh Vo per la scelta di mantenere racchiuso nella cassa il grande lampadario dell’ex Hotel Majestic di Parigi, simbolo di pace per il Vietnam ma anche testimone del più alto degrado durante la Seconda guerra mondiale. E infine ci si soffermi sulla realistica e buffa scultura di Althamer: aiuta ad osservare con maggior distacco l’impressionante video Barbed Hula di Landau.

Barbara Reale

dal 18 maggio al 9 ottobre
Eroi
a cura di Danilo Eccher
GAM
Via Magenta 31 – 10128 Torino
Orario: da martedì a domenica ore 10-18
Ingresso: intero € 7,50; ridotto € 6
Catalogo Allemandi
Info: tel. +39 011
4429518; [email protected]; www.gamtorino.it

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Barbara Reale
Barbara Reale è architetto (laurea e abilitazione presso il Politecnico di Torino), docente, e cultrice di filosofia e critica in ambito architettonico ed artistico. Da sempre ha affiancato all’attività nel campo dell'allestimento e della progettazione l’impegno nella didattica specializzandosi nell’approfondimento delle energie alternative e dello sviluppo sostenibile. Ha collaborato con la Fondazione Palazzo Bricherasio di Torino (2001-2004) in qualità di consulente didattica e docente per corsi di formazione post-laurea. Nel 2004 ha fondato Relentless Project, società specializzata in didattica museale multidisciplinare (arte, architettura, cinema). Ha collaborato con varie testate nazionali di arte ed architettura. E’ attualmente docente di Storia dell’Arte e Tecnologia. Dal 2011 fa parte della redazione di Artribune.
  • Barbara Reale

    E’ importante ricordare, e chiedo scusa per non averlo specificato nel testo, che la mostra “Eroi” è a cura di Danilo Eccher con la preziosa collaborazione di Alessandro Rabottini.
    Inoltre specifico che la foto in home page rappresenta il lavoro inedito di Francesco Clemente (Autoritratto con Juventus – Torino, 2011
    Olio su tela -230 x 685 cm Collezione dell’artista)

    e che la foto con lo sfondo blu dell’opera di Latifa Echachkh ha in primo piano sempre la scultura di Althamer.
    La mostra inaugura mercoledì 18 maggio.

    .

  • hm

    più che eroi sembra un’accozzaglia di weirdo nerds . con punte di struggente patetismo alla francesco vezzosi .

    • b.reale

      Qualora ce ne fosse bisogno riporto la parte finale del testo critico del curatore, per chiarire alcuni concetti:”Questa mostra non vuole svolgere un’analisi sulla tematica dell’eroismo nell’arte contemporanea, non vuole declinare la complessità di un argomento in un coerente percorso di opere, è invece, più cinicamente, una parata di eroi; non è la ricerca di una comunità filosofica ma l’incrocio di personalità forti, di linguaggi autonomi, di caratteri distinti, è una sottile vicinanza di solitudini poiché unico ed egoista è il percorso dell’artista verso il mondo. E’ soprattutto l’insieme di alcune voci soliste che improvvisano una sorprendente coralità dalla quale emerge la domanda sull’attualità dell’eroe. Allora, si potrebbe suggerire al Galileo di Brecht di affermare: “Felice il Paese che non ha bisogno di eroismi ma è popolato da eroi”.

      Buona giornata. Barbara

      • hm

        – è invece, più cinicamente, una parata di eroi –

        infatti mi chiedevo giustappunto chi fossero gli eroi in questa parata, forse il nerd rappresentato nella scultura occhialuta minidotata di althamer? in effetti sembra il ritratto di bill gates avviato in un lager, sì forse ha anche un senso alla fine .

        • b.reale

          in effetti hai proprio ragione perchè quello è l’autoritratto dell’artista, con peli veri, anche quelli più intimi, quindi per dirla con un sillogismo forzato:

          Eccher dice che questi artisti sono eroi
          Althamer- artista è la scultura
          la scultura in questione è l’eroe

  • marta jones

    ogni epoca ha i suoi eroi (spesso ignoti), come ha la società che è riuscita a generare!