L’ospite (s)gradito. Savinio a Milano

L’ospite (s)gradito. Savinio a Milano ”La Commedia dell’arte” è il titolo della retrospettiva che Milano dedica fino al 12 giugno ad Alberto Savinio. Con molta commedia e poca arte, per una mostra che proprio non gli rende giustizia. Ecco come la città ti tratta il fratello illustre.

Alberto Savinio - En visite - 1930 - olio su tela - cm 65x81 - coll. privata, Roma

Se l’obiettivo della mostra era quello di colmare la sorprendente assenza dal Museo del Novecento – fra l’altro, a distanza di 35 anni dall’ultima antologica a Milano – e rendere giustizia a un artista finora tutt’altro che celebrato, possiamo tranquillamente affermare che non è stato centrato. Non solo per il numero esiguo delle opere esposte e per la bassa qualità di alcune di esse, ma anche per l’allestimento claustrofobico, nonostante la trovata delle finestrelle irregolari che si aprono tra le pareti senza alcuna funzione se non quella di creare ulteriore confusione.
Più che una celebrazione sembrerebbe, infatti, un contentino di scarso rilievo, quello riservato ad Alberto Savinio (Atene, 1891 – Roma, 1952). Malgrado già dagli anni ‘30 Giuliano Briganti puntasse il dito sulla clandestinità della produzione pittorica e letteraria dell’artista.

Alberto Savinio - Nella foresta - 1930 - olio su tela - cm 65,2x81 - coll. privata

Surrealista dall’immaginazione barocca, interprete di distorsioni morfologiche e creature mutanti, regista di scene mitologiche dalle assonanze metafisiche, dove l’architettura diventa teatro dell’inconscio. Alberto Savinio dà vita a scenari imprevisti, visioni oniriche e atmosfere favolistiche, dove animalità e bestialità convivono e la natura è in continuo divenire, tra paradiso perduto e paradiso ritrovato. In linea col clima dissacrante dell’epoca ma senza scindere dalla tradizione mitica, per ovvie ragioni di provenienza.
Fra ironia e tragedia, plasticità e raffinatezza cromatica, si cristallizza la visione grottesca dell’uomo come bestia ammaestrata, lo straniamento di alterazioni manieristiche e di improbabili isole dei giocattoli che nulla hanno di ludico e che incarnano archetipi ed enigmi da codificare. Il tutto con una buona dose di teatralizzazione, costante della sua ricerca.

Alberto Savinio - © courtesy Angelica Savinio de Chirico

Non solo perché Savinio di teatro si è sempre occupato, dalle scenografie ai costumi, senza sopratutto trascurare la musica, ma anche perché gli ha consentito di mettere in atto reminiscenze dove confluiscono codici pittorici e meccanismi scenografici.
In mostra, un discreto numero di bozzetti di scene e costumi purtroppo relegati e affastellati nell’ultima sala – che tra le altre cose manca in parte di didascalie – dove compare anche un grande schermo con una rappresentazione teatrale (già, ma quale?) curata dall’artista.
Un pò di delusione: sopratutto dopo questi anni di oblio, ci si aspettava una retrospettiva all’altezza di una personalità geniale e poliedrica come quella di Alberto Savinio. Lui, l’artista trascurato perché considerato troppo di nicchia, il fratello illustre ma evidentemente non abbastanza. Lui che a Milano ha dedicato una vera e propria dichiarazione d’amore con Ascolto il tuo cuore, città (1944). Ma che ostinatamente non ne vuole sapere di ascoltare il suo.

Roberta Vanali

dal 25 febbraio al 12 giugno 2011
Alberto Savinio – La commedia dell’arte
a cura di Vincenzo Trione
Palazzo Reale
Piazza Duomo – 20122 Milano
Orario:
lunedì 14.30-19.30; da martedì a domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30
Ingresso: intero € 9; ridotto € 7,50
Catalogo 24 Ore cultura
Info: tel. +39
0254915; www.mostrasavinio.it

CONDIVIDI
Roberta Vanali
Critica, curatrice e giornalista d’arte contemporanea. Ha collaborato con le riviste d’arte Ziqqurat, Terzocchio e Grandimostre. 2000/2010 Caporedattrice per la Sardegna della rivista online e cartacea Exibart. Da gennaio a dicembre 2006 direttrice della Galleria Studio 20, via Sulis 20, Cagliari. Da marzo 2011 Caporedattrice per la Sardegna della rivista ARTRIBUNE Ideatrice della rubrica di iconografia Icon (on) Graphy per la rivista Artribune. Da aprile 2010 consulente artistica della galleria online Little Room Gallery. Da ottobre 2006 curatrice del blog BlogArte http://robertavanali.blogspot.com/ e della rubrica Interviews. Ha redatto circa 250 articoli e curato oltre cinquanta mostre in spazi pubblici, privati e musei.
  • elenco della spesa

    Elenco della spesa (per la festa di compleanno di albertino):
    – distorsioni morfologiche
    – assonanze metafisiche (2 porzioni)
    – teatro dell’inconscio
    – alterazioni manieristiche (quelle surgelate)
    – buona dose di teatralizzazione
    – reminiscenze
    – codici pittorici (dal panettiere)
    – meccanismi scenografici
    – personalità geniale e poliedrica (una con gas e una senza)

    mi diverte sempre molto leggere le stroncature, perchè nella maggior parte dei casi hanno il pregio di fornire al lettore gli indizi per svelare il confine fra vanità e critica vera e propria. dopo avere letto con attenzione le tue parole mi rattrista constatare che in fondo la tua stroncatura, tra preziosismi linguistici e rimandi colti, si risolve nella stessa proferita dai visitatori di ogni mostra in ogni dove: mancavano le didascalie.

  • Cristiana Curti

    Gentile “elenco”, forse l’ingenuità della dissertazione dell’articolista – che non brilla per originalità di lessico nei confronti di Alberto Savinio che in pochi davvero conoscono a fondo – può permettere agli intenditori come te una facile ironia. Ma la verità, alla quale la Signora Vanali tentò di rimediare con un omaggio personale (che si percepisce) ad un Savinio bistrattato e “usato” in virtù del richiamo che il suo nome provoca comunque, è che questa è l’ennesima “mostra paravento” di scarso spessore scientifico, di deludente scelta delle opere (che sottende in genere operazioni diverse dal festeggiare con il meglio sulla piazza un Nome di cui manca da tanto una grande mostra), di spiazzante incompetenza degli allestimenti e approssimazione del criterio guida (?).
    Mentre promotori e assessorato si fanno belli per ciò che non sanno fare e non vogliono valutare, qualcuno, ogni tanto, fra i peana dei comunicati (pre)stampa(ti), comprende il valore di un’operazione scarsa in relazione (anche) al debito non ancora saldato a favore di Savinio, che ben altro meriterebbe da Milano (e dall’Italia in genere).
    In questo sconfortante contesto, la mancanza del “cartellino” diventa cruciale: la ciliegina sulla torta malfatta che approfitta di ingredienti appetitosi (ecco l’elenco della spesa!) per far credere di essere una leccornia da competizione gastronomica. E se il pubblico non ha gli strumenti visivi (le opere storiche) e intellettuali (l’importante linea critica) per comprendere nella maniera opportuna un grande come Savinio, come si può pretendere che colga anche quel poco che c’è se neppure viene introdotto da una semplice didascalia?
    Infine, detto per inciso, se la mancanza delle legende costituisce ciò che “elenco” afferma con sufficienza essere la stroncatura che in ogni dove (?) i visitatori di ogni mostra (?) ardiscono emettere, ciò non vuol invece dire che il “tradimento” arriva dal “basso”, ovvero dal minimo che un professionista dovrebbe garantire per il proprio pubblico (pagante)?
    A meno che “elenco” non concepisca che una rassegna pubblica in un luogo come Palazzo Reale a Milano debba essere goduta da pochi eletti in grado di percepire – con minimi dati, cenni criptici, opere insufficienti e in parte marginali – il mondo espressivo e la portata culturale di un grande Artista: tanto, chi vuol capire capisca, gli altri se ne stiano pure a casa.

  • SAVINIO, E’ SEMPLICEMENTE UN GRANDE MITO DELL’ARTE !.

  • Barbara

    Anch’io ho visto la mostra di Savinio, non da molto e mi dissocio con il parere di Roberta. Forse l’unica cosa che condivido è che lo spazio è piccolo. Ho trovato l’allestimento molto interessante e perfettamente in linea con l’opera di Savinio, questo spazio, diviso da grandi pareti traforate con finestre dove guardando oltre appaiono le opere (meravigliose di Savinio). Inoltre, nell’ultima sala, lo spettacolo che veniva trasmesso aveva la didascalia… (forse la giornalista non l’ha vista? ma ciò si giustificherebbe solo se sia corsa velocemente per la mostra…). Se non ricordo male era uno spettacolo fatto al teatro di Roma con la regia di Ronconi e le scenografie di Savinio… ma è passato un pò di tempo e non vorrei dire una sciocchezza!
    Quindi, io invece direi che è una mostra importante che rende onore a questo grande artista e mostra – a chi non avesse ancora avuto la fortuna di conoscerlo – un mondo pittorico meraviglioso!

  • ralph

    secondo Sciascia il più grande scrittore del Novecento
    e Sciascia se ne intendeva!

    scopritelo, è uno dei geni italiani del secolo scorso, una specie di Montaigne

    anche il pittore è straordinario! si tratta di tele degli anni ’20!

  • viva le cose semplici

    ciao, anche io ho visto la mostra e mi è piaciuta moltissimo. penso che una mostra non sia da valutare un tanto al chilo e che per essere importante non debba necessariamente essere grande in termini di spazio. l’ho trovata intima, avvolgente, coinvolgente. per un’ora buona mi sono immerso nel mondo di savinio che conoscevo solo per alcune opere e per alcuni suoi testi (meravigliosi) che in parte ho ritrovato in mostra letti dalla bellissima voce di toni servillo, come in un sogno… viviamo in un epoca di sovrabbondanza, di eccessi, di pieno. per una volta sono entrato in una mostra non urlata, senza il fiato sul collo di migliaia di visitatori, senza inutili effetti speciali

    • Cristiana Curti

      Semplice, non saprei. A me non è parsa così, ma è giusto che ognuno dica la sua. Neppure a me piacciono le mostre “urlate”, se ci intendiamo sul termine, e a me pare che questa, per quanto non possa sembrare così alla prima (le dimensioni, infatti, non contano del tutto o contano relativamente, anche se più opere ci sono meglio è per conoscere un Artista di cui tutto sommato pochi sanno; sono qualità delle opere – ossia dei prestiti! – e contributo scientifico a fare di una mostra una grande mostra), sia proprio una rassegna “urlata”, o “sbandierata”, ovvero poco importante ma che si fa scudo di un grande nome e non approfitta dell’occasione per fare il punto della critica e per forzare l’organizzazione in misura degna dell’artista. Sarà del resto il futuro che dirà chi ha ragione. E il futuro è solo il catalogo e i saggi che contiene (so che questo interessa a pochi, eppure è così).
      A me è parsa una delle solite mostre “tappabuco”, un po’ furbette, un po’ ammiccanti, con cui si pavoneggia l’assessorato alla cultura di Milano (ma ci sono ovunque in Italia). Così fu quella su Dalì (ben peggiore di questa, in verità), così fu quella sulla raccolta di “tesori dell’Islam” che faceva ridere anche se gli oggetti in rassegna potevano essere degni, ma del tutto privi di un filo storico conduttore e organizzati solo secondo la “maraviglia”, il criterio estetico più apparente. In alcuni casi si rasenta quasi la truffa accademica. Ma forse parlare di truffa è troppo. Anche perché in pochi se ne accorgono.
      Sarebbe bello poter offrire un paragone: in due sedi diverse (ma con pari dignità istituzionale) della stessa Città due critici si esercitano sul medesimo autore con i medesimi mezzi economici. Sono ancora sicura che il pubblico si renderebbe conto della differenza e che potrebbe distinguere la qualità dagli effetti speciali…
      In ogni caso concordo sul fatto che è sacrosanto che ognuno di noi goda delle opere di un grande, comunque sia, anche in una stalla, ci mancherebbe. Ed è vero che anche a Palazzo Reale qualcosa di buono c’è, eccome. Ma non è sufficiente.
      Il punto è che qui si parla della fatica che sarebbe stato giusto spendere per una “vera” mostra su Savinio – che ancora Milano aspetta – così come secondo me correttamente ha evidenziato, con il pàthos ingenuo ma sincero che ho rinvenuto fra le righe, l’articolista di Artribune.
      Detto per inciso, io preferisco di gran lunga Savinio (nel suo complesso e anche per gli scritti e la figura d’intellettuale) che il più famoso fratello. Si vede in questa occasione la grandezza del primo che “parte” con il secondo e poi sceglie vie diverse, uniche in Italia, e per tutta la carriera coerenti con un’idea filosofica e espressiva assai precisa d’arte e d’artista?

  • Elenco Della Spesa

    che profusione di ego, quale ironia, che piglio deciso, e quale argomentare minuzioso, per dar credito a un discredito patito, a una delusione risolta in affronto, di fronte al tendenzioso e violento colpo con cui si è osato trascinare, dal suo punto di (s)vista il mito Savinio dalle soavi stelle allo sterco delle stalle. Le rivolgo queste parole, signorina Curtiana Cristi, perchè dimostra evidente necesittate di conferma, che traduce in rigurgiti di lessico, bulimia sintattica, eccesso d’impegno. parole vane, mi creda, più vane ancor di quelle dell’articolista, che patisce solo il difetto ingenuo del sentenziare pur di farlo, tipico di tanta critica odierna, figlia illegittima dello spettacolarismo livellante, versione colta della televisione di ultimo conio. e si ricordi che Savinio, come Sciascia disse, “da uomo educato, da uomo civile” ha realizzato cose che s’appartengono “semplicemente alla lunga memoria, alla Memoria, al Mito”. Dimensioni simboliche e tanto consustanziali all’evolversi dell’umanità, da rigettare una signorina vaniloquente come Lei, in un senso esclusivamente centrifugo, ai margini di qualsiasi riflessione in merito. si astenga, con le sue piccolezze da manuale e gridolini di formica.

    • ralph

      ‘educato, civile’, naa, siamo fuori strada
      Savinio è al contrario abrasivo, disgregante, devastante, velenoso nel senso più alto del termine, uno degli intellettuali più scomodi e profondi del secolo scorso
      basta con questa lettura accomodante, fornita solo in virtù delle sue indiscusse qualità umane
      tipico italiano: guardare al carattere privato dell’uomo, al personaggio anziché alla potenza della sua arte e del suo pensiero
      nel merito di ciò che ha scritto, Savinio è stato un artista così portentoso e rivoluzionario, da essere considerato a tutt’oggi – fateci caso – ancora un’anomalia

      prendete un suo libro a caso e non ne uscirete salvi

      • Cristiana Curti

        Concordo. Ho il permesso di concordare?

    • Cristiana Curti

      Io sarò vana, vaniloquente e bulimica, gentile Signor Della Spesa, e avrò anche torto (del resto, Lei disserta così argutamente a favore Suo, come resisterLe?), possibilissimo. Ma non insulto né ridicolizzo come Lei invece si permette prima con la Signora Vanali, che subisce il malcapitato ònere del Suo disprezzo, e poi con me, che disprezza ancor più. E, alla fine, non argomenta un bel piffero di nulla, né esprime un giudizio sulla mostra, come invece fanno comunque sia Barbara sia Viva le cose semplici con i quali è stato bello discorrere, pur con opinioni diverse.
      Il che mi fa pensare che, forse, Ella, codesta mostra, non la visitò neppure.
      Ma troverà certo il modo di replicare con qualche colorita similitudine e qualche altra lezione su come noi miseri mortali dobbiamo imparare un lessico che, finalmente, sia degno del Suo scranno. Se almeno sapessimo qual è (lo scranno, non il lessico: quest’ultimo lo impareremo presto, per esclusione, a botte di insulti ad corrigendum. Potendo conoscere il Suo nome, La ringrazierei per la lezione).
      In ogni caso è divertente la sua chiusa, gliene do atto: è la prima volta che la mia vociona (mi attesto nelle tonalità del contralto barocco, proprio come indicano i manuali, per l’appunto, cui, in genere – ha proprio ragione – mi attengo) viene assimilata ai gridolini di formica… divertente, per quanto a effetto spuntato.
      Ma quante volte se la sarà riletta – tutto felice della trovata – nella carica a oltranza per combattere contro il nulla? Sa, gentile Elenco (mi permetto di non usare il Voi), io sono anche tarda, un po’ lenta di comprendonio: non ho ben capito con chi ce l’ha davvero. Nessuno è degno di apprezzare Savinio altri che Lei? Ne ha il totale appannaggio? L’esclusiva? Ho forse calpestato Suoi diritti inviolabili? Mi e ci faccia capire, così una risata ce la facciamo anche noi quaggiù confinati, miserabile plebaglia indegna del Suo Empireo. Cordialmente, in attesa di qualche altra bella prova di ironia.

      P.S. Ha del tutto equivocato: non ho mai inteso equiparare, neanche metaforicamente, la mostra a Palazzo Reale a una rassegna da stalla (con tanto di sterco da Lei introdotto); legga meglio.

  • And

    ma lasciate perdere il signor Elenco, che evidentemente si sforza di copiare Busi e le sue sparate su Dagospia (o magari è davvero Busi sotto mentite spoglie??)
    Personalmente concordo in pieno con Barbara: la mostra mi è piaciuta molto, l’allestimento con le finestrelle dagli angoli smussati permette di sbirciare i dipinti che presentano le stesse quinte teatrali storte sullo sfondo, in quanto alle opere teatrali e letterarie è riservata l’ultima sala in fondo. Se poi vogliamo parlare del catalogo, ci sono sempre contributi interessanti di Dorfles, Calasso e altri.
    Si poteva fare meglio? certo, ma tenendo conto di alcuni aspetti. Sulla scelta delle opere cosa pretendete: Savinio è morto a soli 60 anni, la sua attività pittorica è durata + o meno 25 anni e sopratt. nn ha mai dipinto tanto come il fratello che gli è sopravvissuto di due decenni continuando a replicarsi (nonostante ciò, anzi proprio x questo, x me Savinio gli è di gran lunga superiore, da tutti i punti di vista). Il problema, come ha detto lo stesso curatore, è che quasi tutte le sue opere si trovano oggi in collezioni private che nn le prestano tanto volentieri. Anche se i ritratti di Palma Bucarelli della Gnam o quello di Roger Lacombe della collezione Gian Ferrari (che gli eredi hanno preferito mettere all’asta due mesi fa) avrebbe di certo arricchito il percorso.
    Detto questo, questa mostra a Palazzo reale è molto meglio di tante altre che ho visto qui, tanto ormai il genere della monografica va di moda: a settembre preparatevi che è in arrivo, con cadenza decennale, l’ennesima su Artemisia Gentileschi .

  • viva le cose semplici

    Al di là dell’elenco della spesa e della sua ironia, devo dire che anche a me non sono piaciuti molto i commenti di Cristiana Curti. Come nell’articolo di Roberta Vanali, trovo in questi “interventi” molto astio, tanta foga, troppo machismo. Mi pare che i critici oggi, giovani e meno giovani, siano plasmati sul modello SGARBIANO, capra capra capra. Ovvero: “so tutto io, io ho capito come stanno veramente le cose!”, ricostruendo retroscena immaginari, gettando discredito su tutto o quasi. Leggo spesso artribune e devo dire che ormai i commenti ai vari articoli si svolgono in arene sanguinolente, con insulti gratuiti fra gente che forse nemmeno si conosce. Sfogo primordiale di istinti beceri di voler sopraffare l’avversario. Pensavo di poter contribuire con un commento positivo e ho ottenuto l’ennesima risposta “maestrina” di chi mi vuol spiegare che in fondo la mostra mi è piaciuta perché non conosco la realtà complessa nota solo ai critici d’arte e ai giornalisti. Secondo me su questa strada non si va da nessuna parte. Ecco, adesso però con questo mio ultimo intervento sono caduto anche io nel gioco in cui non volevo cadere della critica facile e un po’ gratuita, perciò mi dissocio da tutto questo e non scriverò più un commento su artribune, lo giuro!

  • Caro “viva le cose semplici”.. e perche’ mai non dovresti piu’ scrivere commenti su Artribune? Perche’ ti pare di esserti contraddetto (a me non pare) ma se anche fosse? Lascia alle “maestrine” (maschi e femmine naturalmente) la convinzione di essere “perfettamente coerenti”, noi siamo umani e quindi ci capita anche di contraddirci, magari nel corso di uno stesso post. Hai ragione, troppo spesso quello che dovrebbe essere un dibattito e’ portato avanti con solo intento polemico (spesso per pura polemica nei confronti di una persona che come giustamente tu dici, facilmente, non si sa neppure chi sia). Ognuno ha il sacrosanto diritto di dire “mi piace” o “non mi piace”, meglio ancora se poi espone le ragioni della sua scelta, ovviamente ci sara’ chi dissente e dovrebbe fare altrettanto, cosi’ facendo, tutti (anche chi legge, che partecipi o meno) avrebbero la possibilita’ di osservare lo stesso argomento sotto punti di vista ed angolazioni differenti, formarsi o modificare un’opinione, imparare qualche cosa (s’impare da chiunque) ci possono stare tranquillamente anche battute e “prese in giro”… a volte servono piu’ queste che lunghi profondi ed ampollosi discorsi … Quanto ai famosi “addetti ai lavori” o sedicenti tali, con quell’aria da “togliti ragazzo e lasciami lavorare”… ci vuole solo pazienza perche’, se sono giovani, cresceranno e scopriranno da soli quanto si siano resi ridicoli con la loro prosopoea di “neofiti super-istruiti” e se sono vechhi … beh! oramai non c’e’ piu’ speranza . L’arte non ha “addetti ai lavori” salvo coloro che la “fanno”, che lo sono solo nel senso oggettivo del termine … gli altri, compresi curatori e critici (salvo che il loro stesso lavoro non venga pensato e realizzato come “opera d’arte” in se’) studiosi e teorici, galleristi e mercanti, visitatori di mostre e musei, sono “pubblico” piu’ o meno “attrezzato culturalmente”, interessato ed appassionato per scelta, per vocazione, per ricerca scientifica o per ragioni economiche . L’arte ha qualcheduno che la “pensa e la fa”, ma una volta “fatta” (a volte anche solo pensata… vedi Lorenz Weiner) e’ di tutti e per tutti! A presto rileggerti su Artribune.