Le multiproprietà di Gregorio Botta

Fino a fine mese, lo Studio Trisorio di Napoli ospita il giornalista-artista più cool degli ultimi anni. Che però si mette d’impegno a squadernare riflessioni filosofiche, giocando con elementi ancestrali. Facendo cascare la penna.

Gregorio Botta - Senza titolo - 2011

La bellezza di questa personale napoletana di Gregorio Botta (Napoli, 1953; vive a Roma), giornalista e artista, già presente in svariate e note collezioni pubbliche, sta prima di tutto nel dettaglio sfavillante e antitetico delle singole materie: la morbidezza della cera e la durezza del ferro, la trasparenza del vetro e dell’acqua contro l’oscurità dell’ombra e del nerofumo. Un accostamento felice e inatteso, che mette a proprio agio i sensi e la mente, immergendoli in un’esperienza pura, emotivamente sensibile.
Le due piccole sale dello Studio Trisorio, per l’occasione, diventano Dimore, scrigni domestici dove lentamente e al sicuro si tenta un confronto con gli archetipi e le categorie assolute: il tempo kantiano che risuona come “la condizione necessaria e a priori”, lo spazio, indipendente e assoluto, in cui lo stesso tempo si materializza, il fuoco che scintilla e riscalda, l’acqua che solca e gorgoglia nel silenzio, il vento immaginato e la luce che dà corpo. E poi il dolore, che riga e forgia la memoria. Fenomeni universali e immanenti da cui nascono le sensazioni, che danno poi vita alle intuizioni, da trasformare in concetti per essere accessibili.

Gregorio Botta - Cove - 2011

Nella seconda sala, più ricca ed evocativa, si respira la potenza degli elementi necessari e primordiali, la forza prepotente delle forme che incrementano l’esercizio delle idee, in un dialogo corale semplificato dalla giustapposizione dei bianchi e dei neri.
La mostra può essere vissuta come un sofisticato ed elegante viaggio dentro se stessi. Una profonda indagine sul senso delle cose, alla ricerca di una qualche risposta che giustifichi la contemporanea svalutazione dell’essere. Riflessioni lunghe che fanno nascere pensieri e altri pensieri, nell’inciampo degli occhi che vedono e s’illudono, interrogandosi, lavorando per deduzione e svelamento, infilandosi nelle pieghe del dubbio, conservando sempre accesa la problematicità senza mai stringersi in un significato definitivo, trasformando imprudentemente, come una fiammella di acqua che genera luce sulla parete. Dove della profondità dei temi, infiniti e irraggiungibili, che paiono sconfinare largamente nella filosofia, alla fine resta mistero e troppo costruito equilibrio. Fino a smontare, disarmandola, ogni lettura critica.
Il linguaggio è la casa dell’essere. Nella sua dimora abita l’uomo. I pensatori ed i poeti sono i custodi di questa dimora”, scriveva Martin Heidegger.

Ivana Porcini

dal 14 aprile al 30 maggio 2011
Gregorio Botta – Dimore
Studio Trisorio
Riviera di Chiaia 215 – 80121 Napoli
Orario: da lunedì a venerdì 10-13.30 e 16-19.30; sabato 10-13
Ingresso libero
Info: tel. +39 081414306;
[email protected]; www.studiotrisorio.com

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Ivana Porcini
Ivana Porcini (Napoli 02/08/71), laureata in lettere moderne e conservazione dei beni culturali. Specializzata in storia dell’arte, docente di Pedagogia dell’arte presso l’università Suor Orsola Benincasa di Napoli, scrittrice, docente di italiano e latino, gallerista. Ha curato numerose mostre di arte antica e contemporanea e partecipato a diversi corsi intensivi di formazione didattica all’arte, in particolare Artebambini a Bologna e Associazione Bruno Munari con Beba Restelli a Milano.