L’hai fatta grossa, Anish

Rullo di tamburi per l’appuntamento parigino di “Monumenta”, che quest’anno ha affidato – fino al 23 giugno – all’intuito scenico di Anish Kapoor gli immensi spazi del Grand Palais. Per farne cosa? Il ventre caldo di un Leviatano, mostro arcaico e oscuro che inghiotte lo spettatore per trascinarlo nelle profondità sconosciute dei suoi organi color vermiglio. Un’inedita esperienza percettiva – e filosofica – che mantiene intatta la sublime visceralità di una dimensione fisica e mentale ancora inesplorata.

Anish Kapoor - Leviathan - 2011

Se fosse una sfida, l’intervento di Anish Kapoor (Bombay, 1954; vive a Londra) meriterebbe senz’altro l’applauso più lungo. Boltanski, Serra e Kiefer, protagonisti delle precedenti edizioni di Monumenta, sono infatti riusciti a dialogare magistralmente con gli spazi problematici e a tratti ostili del Grand Palais, ma senza mai arrivare a metterli in discussione. Se i loro interventi ne hanno accompagnato ed esaltato ogni dimensione e profondità, il Leviathan di Kapoor è il primo a proporre esperienze cromatiche e spaziali completamente diverse, per non dire opposte, a quelle che si provano passando sotto l’immensa navata del palazzo.

Il Leviatano rappresenta appunto un mostro dall’incontrollabile potenza, capace di distruggere qualsiasi cosa incontri sul suo cammino. Installato nel cuore del Grand Palais, ne rende più complesso lo spazio uniforme attraverso due successive esperienze: la prima è quella nella pancia della creatura, cavità uterina composta da strutture alveolari che al primo movimento rendono impossibile qualsiasi senso dell’orientamento. L’obiettivo di Kapoor è di “inondare lo spettatore con il colore”. Il rosso, denso e profondo, non è più soltanto accezione cromatica della membrana pneumatica, bensì “il più potente mezzo di astrazione e immaginazione”. Tramite la forza cromatica, superficie e profondità vengono a coincidere nella dimensione esperienziale, creando un forte senso di straniamento. Nessuna accezione diretta al Grand Palais; solo, quando il sole illumina la vetrata esterna, sulle superfici curve si disegnano le ombre dei suoi portanti in metallo. Esperienza trasposta della parte più nota del palazzo.

Anish Kapoor - Leviathan - 2011

Uscendo dall’intimità soffusa delle sue viscere, ci si ritrova faccia a faccia con la pelle lucida e tesa del Leviatano, una pelle smisurata (100 metri di lunghezza, 17 metri di altezza) le cui mastodontiche rotondità si allungano nelle navate del Grand Palais fino quasi a sfiorarne le volte in metallo e vetro. Le curve sensuali si inarcano in una serie di portici che sfidano la linearità e la freddezza dello spazio in cui sono accolte. Tutta la prevedibilità del Grand Palais si scioglie di fronte a questo colossale visitatore, impossibile da vedere per intero. Per una seconda volta l’opera sfugge al nostro controllo, e con essa lo spazio che la accoglie.

Per Kapoor è di assoluta importanza il coinvolgimento totale dello spettatore nell’opera. Questi deve rimanere sopraffatto dall’esperienza artistica, al punto che la produzione di Kapoor viene spesso ricondotta a un’estetica del sublime paritetica a quella formulata dagli artisti romantici del XVIII secolo. Il forte senso di vulnerabilità provato di fronte alla rappresentazione delle forze della natura, la sensazione di essere vertiginosamente rapiti dall’opera sono infatti punti-cardine del lavoro dell’artista naturalizzato britannico.

Anish Kapoor - Leviathan - 2011

Per ottenerli, Kapoor lavora innanzitutto sulla grammatica corporale, costituisce opere che sono in  primis esperienze fisiche inedite. Il senso dell’esperienza artistica diventa quindi essenzialmente fisiologico, e in tal modo offre una polisemia e una varietà di sensazioni eccezionali. Leviathan, che riesce a spiegare le sintassi spaziali del Grand Palais nascondendole, offuscandole con un opposto regime sensoriale, è un eccellente esempio di questo moderno sublime.

Greta Travagliati

dall’11 maggio al 23 giugno 2011
Monumenta 2011 – Anish Kapoor
Grand Palais
Avenue Winston Churchill – 75008 Parigi
Orario: da giovedì a domenica 10-24; lunedì e mercoledì 10-19
Ingresso: intero € 5; ridotto € 2,50
Info:
www.monumenta.com

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Greta Travagliati
Greta studia semiotica a Bologna e si laurea con una tesi sul concetto di rappresentazione nell'arte contemporanea. Appassionata di Maigret, scappa a Parigi dove inizia a lavorare nel campo della comunicazione e delle ricerche di mercato. Non sa scrivere autobiografie.