Il Parnassus dei morti viventi

“Maronna mia! Ha accis’ a tutt’ quant”, rimbombava al vernissage. Espressione inequivocabile, che per i non partenopei si legge: “Madonna mia ! Li ha uccisi tutti”. Potente è il senso di precarietà umana che alita dentro questo grande cimitero morbido di artisti viventi: Cattelan, Fabre, Hirst, Horn, Nitsch, Paolini, Pistoletto, Serra, Twombly… L’assassino? Gerardo Di Fiore. Il luogo del delitto? La galleria napoletana Franco Riccardo, fino al 27 maggio.

Gerardo Di Fiore - Parnassus - 2011

Manifesta è la fine degli artisti celebri, e inevitabile è immaginarne il disfacimento dei corpi, verso cui l’occhio punta compiaciuto, perché nel Parnassus la morte non fa paura e neppure la suggestione che nominarla porti male. La continua riflessione di Gerardo Di Fiore (Giugliano, Napoli, 1934; vive a Napoli) sull’implacabile destino della materia si fa, ancora una volta, spunto per cocenti e irrisolvibili domande. La vita? La morte? L’immortalità della poesia?
Il suo universo di poliuretano espanso, che suggerisce la leggerezza dei giochi dei più piccoli e la libertà dei sogni sognati sui materassi, fa affiorare dalla arrendevolezza della gommapiuma il dolore del tempo che scorre, con tutta la violenza di un imprevisto ossimoro. L’arte gioca con se stessa, con la scultura, con la modernità dei media e con l’attualità e prende corpo dinanzi a noi come un monito, come un duro avvertimento sull’inevitabile trasformazione di ogni cosa.
L’installazione che dà il titolo alla mostra – come spiega l’artista – è il frutto di un’emozione forte, generata dalle note di Stand up, clap hands, una canzoncina inglese cantata dai bambini e donata allo scultore, in un momento di sofferenza, dalla nipotina: un impulso che mette in moto il lavoro e poi resta come colonna sonora.

L’impianto è spietato e macabro, e sorprende il visitatore con la drammaticità di lapidi bianche che spuntano da terra, simulando alla perfezione il marmo di Carrara. Solo nel centro, fuori dal coro, sbuca una pietra scura come di porfido nero, su cui l’artista ha il piacere di annotare: Here I am Lord.
Il tono arguto e ironico sembra smascherare il presente, nell’incanto di un passato di muse e bellezza che va sì ossigenato ma non può essere scalfito, nonostante i crolli, i rifiuti ingombranti e gli strati transeunti e imputriditi della moda e della storia.
Certamente a voler ribadire che solo l’arte è per sempre, nella convinzione della sua necessaria e continua rifunzionalità. Come accade nelle altre sale, dove un carrello di rimandi alla perdita dei diritti dell’infanzia, un cavallo di Troia rivisitato sullo slogan di un noto tormentone televisivo e la dionisiaca sempreverde figura di un Bacco in riposo si danno in pasto ai pensieri quale innegabile, seppur inconscio, richiamo alla morte di quell’arte e quella cultura intese come puro marketing. Senza più parole da raccontare per capire o consolare.

Ivana Porcini

dal 28 aprile al 27 maggio 2011
Gerardo Di Fiore – Parnassus
Franco Riccardo Artivisive
Piazzetta Nilo, 7 – 80134 Napoli
Orario: da lunedì a venerdì ore 11-20
Ingresso libero
Info: tel. +39 0814288249;
[email protected]; www.riccardoartivisive.it

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Ivana Porcini
Ivana Porcini (Napoli 02/08/71), laureata in lettere moderne e conservazione dei beni culturali. Specializzata in storia dell’arte, docente di Pedagogia dell’arte presso l’università Suor Orsola Benincasa di Napoli, scrittrice, docente di italiano e latino, gallerista. Ha curato numerose mostre di arte antica e contemporanea e partecipato a diversi corsi intensivi di formazione didattica all’arte, in particolare Artebambini a Bologna e Associazione Bruno Munari con Beba Restelli a Milano.