È tempo di Biennale. Di Monza, per ora

Va da sé che ormai col pensiero siamo un po’ tutti a Venezia. Però si sa, l’Italia è il Paese dei campanili. E di Biennali, come di università e musei, aeroporti riviste d’arte e inutilissime province, ce n’è girato ogni angolo. Quella di Monza ha però una specificità, perché si rivolge ai giovani. Certo, poi ci trovi i quarantenni e opere di due anni fa. Ma il risultato non è mica poi così male.

Domenico Mangano - 515 - 2011

Ecco, ci siamo. Già si intravede la sfilza parabolica dei commenti dei soloni di turno. Tutti affetti dall’onanismo virtuale dei vecchi al bar, che si consumano di bianchi sporchi mentre gliela dicono loro, a Prandelli, la Nazionale che deve mettere in campo.
Già il termine ‘biennale’ scatena facili entusiasmi e ancor più facili isterie. Mettici vicino il termine ‘giovani’ e sei fregato: senti scattare la sicura dei moschetti e ti vedi critici, artisti e curatori sfilare contro il muro bianco sforacchiato di proiettili, in attesa della benda sugli occhi.
Perché questo sì e quello no? Avrà rinunciato lui? Non l’avranno voluto? Quanto potere ha il critico? Questa selezione rappresenta qualcosa per davvero o finirà tutto in crusca?
È il quarto giro di giostra per la Biennale Giovani di Monza, che con l’edizione 2011 propone una carrellata su quanto Daniele Astrologo Abadal e la sua squadra di cinque selezionatori ritengono rappresenti al meglio la più fresca scena italiana.

Sten & Lex - Lo straniero - 2011

E coreana: ché tema di quest’anno è un binario fra Oriente e Occidente, con la scelta di aprire la finestra, nello specifico, su una nazione ospite valutata come particolarmente effervescente.
Giudizio sospeso sui nomi importati da est: qui si scatenino gli orientalisti e gli esperti di calciomercato estero; noi non abbiamo idea se ci fosse di meglio o di peggio in circolazione, né se quanto proposto dalla direttrice del Mongin Art Center di Seoul possa davvero significare una sintesi efficace di quanto si agita nel suo Paese (che mano, però, Kyung Hwan Kwon!).
Sui 24 chiamati a vestire la maglia azzurra si aprano invece rimostranze e proteste, si battano i pugni sul tavolo: vanno bene tutti e non va bene nessuno, c’erano altri 10-12mila artisti meglio e altrettanti peggio. Un paio di considerazioni generali, però, ci va di farle, nel tentativo di uscire il più possibile dal giudizio di merito sul singolo lavoro del singolo artista e di guardare all’evento – comunque interessante – nella sua totalità.

Michael Fliri - Give Doubt the Benefit of the Doubt - 2010

Facile ironizzare, in maniera anche poco elegante, sui 35 anni di Alice Cattaneo e sui 37 di Chiara Camoni: non è però l’anagrafe a spingere il bianchetto sulla parola ‘giovane’, quando ci si trova a maneggiare curricula decisamente maturi, nel senso chiaramente più positivo del termine. E dunque, forse, anche i 33 anni di Andrea Mastrovito possono sembrare troppi in un contesto del genere; come pure, persino, i 29 della Carbotta. Insomma: ci troviamo per l’ennesima volta con il rischio di affrontare la retorica dell’Italia Paese vecchio, dove la condizione di eterni bamboccioni è un macigno al collo che rallenta, anche nell’arte, crescite e sviluppi. E dove si è ridotti a considerar “giovane” chi invece ha già alle spalle (e di fronte, ovviamente) una carriera che ‘da giovane’ non è davvero.

Chiara Camoni - Scultura #9 - 2009

C’è del bello e del buono, comunque, al Serrone di Monza; c’è del coerente ma anche una buona dose di déjàvu, con pezzi datati 2008 e 2009… Un po’ vintage per un evento che guarda al futuro. Si può lamentare un’assenza come quella di Luca Pozzi che con i suoi trent’anni, si voglia o no, sta proponendo davvero qualcosa di diverso; ma si può strizzare l’occhio alla mano tesa verso il mondo della Street Art, con la scelta eterodossa (o no?) degli stencil monumentali di Sten & Lex. O, perché no, con la provocazione concettuale di Federico Maddalozzo e il suo satirico esorcismo della bomboletta spray. Buoni video: si conferma interessante Michael Fliri; curioso il filo che lega gli interventi di Carbotta, Cattaneo e Marco Lampis, con percorsi diversi, presentati da curatori differenti, eppure così vicini nell’indagine geometrica. Quasi a suggerire un percorso.
Insomma: se son rose fioriranno, è vero. Ma se buona parte dei fiori sono già sbocciati, c’è poco di che restare a bocca aperta. Ottime opere di ottimi artisti. Magari non maturi. Ma adulti sì, però.

Francesco Sala

dal 15 aprile al 17 luglio 2011
Biennale Giovani Monza 2011
diretta da Daniele Astrologo Abadal
a cura di Marco Bazzini, Luca Cerizza, Yunkyoung Kim, Franziska Nori e Stefano
Questioli
Serrone della Villa Reale
Viale Brianza 2 – 20052 Monza
Orario: da martedì a venerdì 10-12 e 15-19; sabato, domenica e festivi 10-19
Ingresso libero
Info:
[email protected]; www.serrone.info

CONDIVIDI
Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • Salvatore Attanasio Avitabile

    quello che conta è il lavoro che il pittore riesce a fare contro un muro di favoritismi ed operatori chiusi ,se non ci sono opportunità reali per tutti,poi succede che grandi artisti restano eterni “giovani” anche se hanno 50 anni e quello che si vede nei grandi eventi conviti loro convinti tutti!!!!!!!!!!!!