Ancora fotografia, al quadrato. Europea, ma anche italiana

Reggio Emilia apre le porte ai fotografi: mostre ovunque sotto il segno del tricolore, perché la bandiera lì è nata. Tra professionisti che guidano la rassegna, giovani artisti e i bambini alle prese con una macchina fotografica, la sesta edizione di Fotografia Europea tira le fila degli italici scatti.

Paolo Roversi - Lucie - Parigi 1990

Un quadrilatero magenta, al centro il bianco. è il logo di Fotografia Europea. Ma quest’anno è anche una struttura geometrica su cui si è impostato il tema del festival, Verde, bianco, rosso. Una fotografia dell’Italia: il curatore Elio Grazioli insiste molto sui quattro lati della fotografia italiana, il reportage, la moda, la sperimentazione, l’impegno (rappresentati rispettivamente da Mario Dondero, Paolo Roversi, Davide Mosconi e Paola Di Bello) e al centro – provocatoriamente? – ha piazzato una veste candida, bianco papa.
Attorno, una costellazione di piccole esposizioni, dai progetti a quelle collegate, fino al caleidoscopico circuito off aperto ai fotografi amatoriali e disseminato in tutta Reggio Emilia. Ma andiamo con ordine.

Mario Dondero - Campagne di Reggio Emilia - 1967

Dondero è un fotoreporter: molte immagini in bianco e nero, documenti di un mondo che non c’è più, della società popolare e dei “comunisti di allora”, mescolati ai ritratti e all’autore stesso che fotografava il pubblico durante l’inaugurazione.
Cambio di sede – gli stupefacenti Chiostri di San Pietro – ed ecco Roversi e Mosconi. Il primo è fotografo di moda, ma i suoi scatti sono un prezioso omaggio alla femminilità: nudi delicatissimi e ammalianti accostati a modelle vestite con capi d’alta moda, e ancora primi piani seducenti e raffinati che molto hanno a che fare con il sogno della perfezione. Mosconi è invece sperimentatore, provocatore: gioca con grandi polaroid riunite a formare trittici con due immagini ritrovate e un’opera originale dell’artista. Spiazzante la ricerca sul suo stesso corpo, sulla natura o su situazioni anomale, che gli consente di usare anche cadaveri o di bucare volontariamente i negativi dei suoi autoritratti.

Paola Di Bello - L’Enigma dell’Ora - 2002 - Civiche Raccolte d’Arte, Milano

Infine Paola di Bello, che lavora nella prospettiva dell’impegno, del coinvolgimento del pubblico e che con Rear Window propone un’analisi urbana delle abitazioni, sfiorando un altro grande must della fotografia, quello del paesaggio.
Ma c’è molto altro: qui accenniamo solo al Grand Tour di François Halard e Cruor. Elegia della carne, di Nino Migliori, una sala suggestiva nei contrasti cromatici, un’operazione di “de-volgarizzazione” espressionista delle interiora di animali macellati.
Una messa a fuoco sull’Italia fotografica, quindi. Peccato solo che il legame tra le mostre non sia immediatamente comprensibile per chi non legge il catalogo. Ma il piacere di vedere una città di provincia animarsi a ogni angolo in nome della fotografia ripaga abbondantemente l’eventuale smarrimento.

Marta Santacatterina

dal 6 maggio al 12 giugno 2011
Fotografia Europea 2011 – Verde, bianco, rosso. Una fotografia dell’Italia
a cura di Elio Grazioli
Sedi varie – Reggio Emilia
Info:
[email protected]; www.fotografiaeuropea.it

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Marta Santacatterina
Marta Santacatterina è giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte, titolo conseguito presso l'Università degli Studi di Parma. È editor freelance per conto di varie case editrici e, dal 2015, ricopre il ruolo di direttore sia di Fermoeditore sia della rivista online della stessa casa editrice, "fermomag", sulla quale cura in particolare le rubriche dedicate all'arte e alle mostre. Collabora con "Artribune" fin dalla nascita della rivista, nel 2011.
  • Leo

    No comment sulla mostra sul papa, imbarazzante altro che provocazioen! di sicuro alcune belle mostre altre bruttine davvero, altre non si capisce proprio cosa c’entrano col tema… un’occasione persa peccato!

  • un critico italiano

    Tutto magnifico..ma se a Reggio investissero anche sul resto dell’arte contemporanea non sarebbe male. Ormai le mostre bisogna pagarle ed uno spazio eccellente come l’Officina delle Arti rischia la chiusura. Tutto il budget comunale è assorbito dalla fotografia…