Un minimalista d’altri spazi

Lucidissimi parallelepipedi monocromi appoggiati al muro. L’apoteosi del Minimal, no? Ma a guardar bene, non sono prodotti industriali. E poi spuntano “mandala” che fan pensare ai nativi americani, e steli marmorizzate, e piramidi che paiono provenire da un altro pianeta. È l’opera di McCracken, che definire minimalista non è riduttivo, ma errato. Omaggio all’uomo, e alla sua mostra al Castello di Rivoli. Anche perché John McCracken, lo scorso 8 aprile, è morto.

John McCracken - veduta della mostra presso il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli (TO) 2011 - photo Paolo Pellion, Torino

In Italia non lo conosceva nessuno, al di fuori d’una ristretta cerchia di “addetti ai lavori” e di appassionati al Minimal. Sarà pure un’affermazione forte, ma risponde al vero. E si può dire pressappoco lo stesso per l’Europa, dove nessun museo – prima che ci pensasse il Castello di Rivoli, con una grande mostra aperta sino al 19 giugno – ha mai organizzato una sua monografica. Questa la presentazione reale di John McCracken, l’artista statunitense deceduto lo scorso 8 aprile a Manhattan, nato a Berkeley nel 1934 e vissuto a lungo in New Mexico.

John McCracken al lavoro nel suo studio

Ora, se fosse stato un “classico” esponente della Minimal Art, non avrebbe alcun senso scriverne un ricordo biograficamente influenzato. Ma, e siamo alla seconda affermazione forte ma incontrovertibile, John McCracken non era un minimalista. O meglio, non era quel genere di minimalista ligio ai dettami del “gruppo”. Anzi, era tutt’altro. E se volessimo infilare una terza e ultima affermazione perentoria, potremmo invertire la questione: che proprio McCracken sia stato il Minimalismo, che grazie a lui si possa guardare in maniera totalmente diversa, oserei dire inedita, ai vari Donald Judd e Carl Andre.

John McCracken - Ophirin - 1972 - olio su tela - cm 76,1x76,1 - courtesy Elkon Gallery, Inc., New York

D’altro canto, come spesso capita, la critica d’arte – e gli artisti – tendono a voler fare pateticamente storia a sé. Nella fattispecie, al punto da non comprendere come il Minimalismo non fosse algida produzione semi-industriale. Era, per McCracken come per i musicisti (per semplificare) Terry Riley e La Monte Young, un’immersione intergalattica nell’io profondo, nei sensi, oltre i sensi, qualcosa di sciamanico addirittura. Pura West Coast.
E allora, v’è da accorrere alla straordinaria mostra di Rivoli, e dopo averne goduto, dopo esserne rimasti affascinati, occorre rileggere con gli occhi impregnati di quella visione i neon di un Dan Flavin. Altro che freddezza, altro che geometrismo. Pure Serra si accalora.

John McCracken - veduta della mostra presso il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli (TO) 2011 - photo Paolo Pellion, Torino

Non è questo il luogo per riconoscere ad Andrea Bellini, direttore del Castello di Rivoli, il merito d’aver voluto, fortemente voluto la grande monografica (e l’approfondito catalogo). È piuttosto il momento di rendere omaggio all’artista – e al curatore, e al museo – andando a vedere come si può scrivere un saggio importante di storia dell’arte allestendo impeccabilmente una retrospettiva.
Passeggiando per l’ennesima volta fra quelle opere strabilianti, torneranno magari in mente altri passaggi europei del grande McCracken. E si potrà cedere al proprio biografismo, sostenuti da un differente approccio, emozionale, al Minimalismo.
Ricordo così, in prima persona e con un certo benvenuto sentimentalismo, la sala 3 della Galleria Massimo De Carlo all’inizio del 2004, con quei tre lavori degli anni ‘80 che pulsavano di “lucida stentoreità”, in grado di organizzare “radicalmente ma senza clamore lo spazio ove sono installate. Complici in questo caso anche le dominanti calde e gli effetti di lucidatura, tenui e ipnotici”.

John McCracken_- Cosmos - 2008 - resina di poliestere, fibra di vetro, compensato, 8 elementi - cm 243,8x315x34,3 - courtesy l’artista & David Zwirner, New York

Così come rammento con chiarezza i suoi “monoliti in vetroresina”, inspiegabilmente accostati a un’opera di Chakaia Booker in una mostra dedicata ai monocromi al Reina Sofía di Madrid, ancora nel 2004. Addirittura in fiera, dove per quanto mi riguarda l’indigestione visiva arriva presto, McCracken riusciva a lasciare il segno: penso allo stand di Zwirner, a Frieze nel 2007, e ancor più alla sezione d’arte pubblica durante l’Art Basel del 2009.
Secolo breve, il Novecento, ma che ci mette così tanto a chiudersi.

M. E. G.

dal 21 febbraio al 19 giugno 2011
John McCracken
a cura di Andrea Bellini
Castello di Rivoli
Piazza Mafalda di Savoia – 10098 Rivoli (TO)
Orario: da martedì a venerdì ore 10-17; sabato e domenica ore 10-19
Ingresso: € 6,50
Catalogo Skira
Info: tel. +39 0119565222;
info@castellodirivoli.org; www.castellodirivoli.org

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
  • Il grillo parlante

    Un buon epitaffio!
    Cinico aver fatto uscire la recensione a ridosso della dipartita dell’artista.
    Noto il tentativo di dare una mano all’amico Bellini in un momento nel quale sembra essere caduto in disgrazia nel mondo dell’arte contemporanea di Torino. Tra padrini che non ci sono più (Oliva) e alcuni con la valigia in mano (Alfieri) la posizione di Bellini è sembre più traballante.

    • me.giacomelli

      Ciao Grillo,
      cinico, certo, è la mia miglior qualità. Quanto all’aiuto a Bellini, ancora certo. Di mostre così in Italia se ne vedono poche poche, quindi perché non dirlo? Se poi serve di rimbalzo a spronare Bellini a resistere alle difficoltà e a insistere nei suoi progetti per Rivoli, why not?

  • l

    La mostra è una buonissima mostra.
    Certo è che Bellini non sembra stare molto simpatico al sistema torinese, un sistema chiuso, falso e anche poco cortese direi.
    Certo Bellini si sforza di far comunicare il territorio con realtà distanti, di favorire una certa apertura mentale, che a Torino pochi hanno.
    La mostra ha dei pezzi straordinari, in cui l’ambiente si rispecchia.
    Val la pena visitarla

  • b.reale

    I solidi di McCracken sono lucidi e riflettono la luce circostante, tendono a fondersi con l’intorno, lo inglobano, integrati nel difficile corridoio della manica lunga, dove assorbono ogni possibile energia luminosa trasformando i riflessi delle aperture in altri spazi da penetrare. Sono opere di una bellezza totalizzante: gli addensamenti di colore creati manualmente offrono il riflesso della trasparenza, l’illusione dell’assenza, quanto la moltiplicazione della presenza.

    Il castello di Rivoli nel 1988 aveva ospitato la mostra dedicata a Judd curata da Rudy Fucks, idealmente questo ritorno al minimalismo è un reale omaggio alla funzione del museo, che deve ispirare, incantare e illustrare mondi diversi al suo pubblico. E soprattutto, come ha spiegato il curatore della mostra, è necessario che un museo dell’importanza di Rivoli continui a mantenere e a rappresentare una forte autorevolezza storiografica, garantita da una ricerca e uno studio serio e approfondito.
    Un saluto all’artista, che possa essere felice e libero nello spazio.
    Così lontano, così vicino.

  • Ho visitato la mostra circa un mese fa e, per quel che puo’ valere il mio giudizio, confermo che si tratta di un’ottima mostra che vale la pena di una gita a Torino anche da parte di chi, come me, e’ ad paio di centinaia di chilometri di distanza e, aggiungo, non e’ un “patito” del minimalismo USA.

  • Lavinia Filippi

    SULLA WEB TV DEL CASTELLO TROVATE IL VIDEO DELLA MOSTRA CON UNA INTERVISTA IN ESCLUSIVA AD ANDREA BELLINI!
    http://www.castellodirivoli.tv/sezione/mostre-exhibitions/

    • me.giacomelli

      embeddato! grazie lavinia