Tutti i dubbi di Punta della Dogana

Cosa c’è di certo nel rapporto tra opera contemporanea e spettatore? Chi realmente guarda e chi è guardato? Su cosa sono fondate le dinamiche di giudizio? Ne abbiamo parlato in anteprima con Caroline Bourgeois, curatrice della collezione Pinault, alla Punta della Dogana. Dove oggi apre la lunga stagione primavera-estate dell’arte veneziana. All’insegna del dubbio.

Jeff Koons

Signora Bourgeois, ci racconti il suo concept della mostra.

L’idea di partenza è che il dubbio, i dubbi, siano alla base della nostra vita. Ma soprattutto che l’opera d’arte abbia in sé la facoltà di instillare delle insicurezze. Di porre delle domande al pubblico cui essa stessa non riesce a dare una risposta. O non vuole dare una risposta certa.

Il dubbio nasce quindi dal rapporto con lo spettatore…
Sì. Lo scopo della mostra è spiazzare chi guarda.

Utilizzando quali stratagemmi?
Non tanto ricorrendo ad effetti o alla spettacolarità, ma facendogli mettere in moto il pensiero critico. Sarei felice se chi viene alla mostra ne uscisse con più insicurezze di quelle che aveva quando è entrato. Se l’arte non fa questo diventa celebrazione. Diventa un discorso autoreferenziale da addetti ai lavori. 

E le opere. Come le ha selezionate?
Ho lavorato al progetto per oltre un anno, e il punto di partenza è stata ovviamente la collezione Pinault. Successivamente abbiamo commissionato due nuovi lavori per la mostra: l’opera di Julie Mehretu e quella di Tatiana Trouvé sono infatti dei site specific. Di altri artisti ho scelto il lavoro dopo averlo visto in studio, come il caso di Paul McCarthy, che ha finito The Wedge proprio per questa occasione. Il lavoro di Houseago invece ha una strana storia…

Caroline Bourgeois

 

E adesso ce la deve raccontare!
Abbiamo scelto un lavoro che poi è stato cambiato durante l’allestimento. L’artista ha deciso di modificarlo dopo averlo collocato in mostra. E ne è nata in qualche maniera un’opera nuova.  

Che tipo di percorso espositivo avrà lo spettatore?
Ci sono delle opere che il pubblico ha già visto, a Punta della Dogana o a Palazzo Grassi [come i marmi All di Cattelan o il metallico Hanging Heart di Koons, N.d.R.], che sono state allestite in un contesto differente tanto da farli apparire quasi come lavori nuovi, con un senso completamente diverso. Il criterio è stato quello di creare un percorso in cui ciascun artista avesse un proprio luogo, ma le opere fossero – concettualmente o visivamente – in contrasto, o quanto meno non omogenee a quelle vicine. Il conflitto, l’opposizione, è alla base esistenziale di ogni dubbio.

Daniele Capra

dall’otto aprile al 31 docembre 2011
Elogio del Dubbio
a cura di Catherine Bourgeois
Punta della Dogana
Dorsoduro, 2 – 30173 Venezia
Orario: da mercoledì a lunedì ore 10-19
Ingresso: intero € 20/15; ridotto € 17/12
Info: tel.
+39 0415231680; www.palazzograssi.it

CONDIVIDI
Daniele Capra (1976) è giornalista, curatore indipendente ma militante. Tra le mostre curate la personale di Matteo Fato alla Fondazione Dena di Parigi, Contractions presso Dolomiti Contemporanee, Fisiologia del Paesaggio per i Musei di Zoologia e Anatomia Comparata dell’Università di Bologna, Let’s Go Outside per il Comune di Milano, Drawing a Video al Museo Janco Dada di Haifa e la IV edizione del festival Tina-B di Praga. È stato curatore del Premio Emergente Europeo Trieste Contemporanea nel 2008 e nel 2009, giurato all’International Onufri Prize di Tirana. Scrive per Artribune, per Nordest Europa e per i quotidiani veneti del Gruppo Espresso. È membro del comitato scientifico del festival culturale Comodamente. Vive un po’ troppo di corsa, con molti libri ancora da leggere ed il portatile sempre acceso.