Potere agli oggetti. Parola di Alessi

Milano è design, ma non solo Salone e Fuori Salone. C’è anche un piccolo gioiello, museale nel nome ma brillante nei modi. È il Triennale Design Museum, di cui abbiamo già parlato in occasione del nuovo allestimento. Ora però abbiamo fatto qualche domanda ad Alberto Alessi. Alzate l’audio del vostro computer!

photo Fabrizio Marchesi

 

Spente le luminarie sul 50esimo Salone del Mobile, resta aperta la piccola e ordinata mostra allestita al Triennale Design Museum di Milano da Alberto Alessi, il titolare dell’omonima industria che tanto successo ha avuto nel mondo nei decenni conclusivi del secolo scorso. Fabbrica dei Sogni è il titolo della mostra-allestimento curato con Martì Guixé. Ma cosa ne pensa Alessi del potere dell’oggetto e dei segni che esso introduce nella vita delle persone? Glielo abbiamo chiesto on the record.

Vito Calabretta

L’intervista ad Alberto Alessi

Leggi qui la recensione del quarto allestimento del Triennale Design Museum

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Vito Calabretta
Sono nato in un paese di ottocento abitanti in provincia di Catanzaro, cresciuto a Ventimiglia e ho avuto una prima formazione scolastica a Mentone, in Costa Azzurra, dove ho frequentato anche il Conservatorio Municipale. Mi sono trasferito a Milano per iscrivermi a un corso universitario di Discipline Economiche e Sociali, mi ci sono laureato, ho vinto dopo anni di tentativi un dottorato di ricerca in storia della società europea. Mi è stato impedito di discutere la tesi di dottorato con l'accusa di non voler «fare lo storico, ma il Carlo Ginzburg, il Derridà, 'naltro po' il Rolanbàrt». Ne ho preso atto; nel frattempo avevo iniziato a frequentare i Seminari in Antropologia dei Poteri della École Française di Roma, avevo iniziato a collaborare con Il Manifesto e con L'Unità, a scrivere in versi e a lavorare sull'arte. Già da allora, in ogni caso, avevo iniziato a occuparmi delle stesse attività: affrontare realtà, cercare di capire qualcosa, raccontarlo. Spero di riuscire a continuare ancora.