L’arte fuori

Nella manica lunga del Museo del Novecento di Milano – per una durata quasi infinita, fino al 4 settembre -, filmati, diapositive, fotografie, mappe, libri e documenti mostrano i percorsi dell’arte in strada. Una mostra storiografica che combina quattro eventi organizzati tra il 1968 e il 1976 in Italia. Dalla mitica Volterra ’73 di Crispolti a Arte Povera Azioni Povere di Celant passando per il Festival del Nouveau Réalisme di Restany e per Campo Urbano di Caramel. E al microfono di Vito Calabretta, Artribune ha portato anche una delle due curatrici.

Fuori! Arte e spazio urbano 1968-1976 - veduta della mostra presso il Museo del Novecento, Milano 2011

A destra, al piano terra del Museo del Novecento, il pavimento è stato tappezzato di morbida moquette color grigio scuro. Il lungo corridoio che si affaccia su piazza Diaz sembra aver addomesticato l’asfalto di Milano. E averlo fatto proprio. La sensazione non è del tutto sbagliata: Fuori! Arte e Spazio Urbano 1968-1976, a cura di Silvia Bignami e Alessandra Pioselli, si è appena stanziata nella manica lunga del Palazzo dell’Arengario.
Il percorso, cronologicamente decrescente, raccoglie testimonianze documentali di quattro eventi-chiave che hanno emancipato l’arte urbana in Italia. Sebbene la selezione sia stata difficile, le quattro mostre analizzate e rievocate sono: Volterra ’73 (Volterra, 1973, a cura di Enrico Crispolti), il Festival del Nouveau Réalisme (Milano, 1970, a cura di Pierre Restany), Campo Urbano (Como, 1969, a cura di Luciano Caramel) e la più nota Arte povera + azioni povere (Amalfi, 1968, a cura di Germano Celant).

Fuori! Arte e spazio urbano 1968-1976 - veduta della mostra presso il Museo del Novecento, Milano 2011

Negli spazi dell’Arengario, i filmati dell’Archivio Luce al centro e le fotografie ai lati fanno emergere lentamente un periodo storico in cui il bisogno di declamare le proprie scelte salvava artisti, creativi e autori dall’imbarazzo capitalista dell’individualismo. In mostra, ad esempio, attraverso tracce sonore e diapositive proiettate, parole come ‘collettività’, ‘società’ e ‘comunità’ assumono significati sociologici unici, segni di cambi epocali e di priorità nelle registrazioni di Maurizio Nannucci.
Lungo l’ampio corridoio, comunque, i riferimenti sottolineati in mostra sono parecchi. Fuori! è una selezione densa seppur aerea, una rassegna ricca di reperti video da poco restaurati. Inoltre, le due curatrici hanno dovuto selezionare un buon numero di fotografie e ritratti di performance e opere di strada, corpus che, grazie all’impostazione tematica programmatica, non risulta eccessivamente politicizzato.

Fuori! Arte e spazio urbano 1968-1976 - veduta della mostra presso il Museo del Novecento, Milano 2011

Da Mulas a La Pietra, da Fabro a Vaccari a Buren, Fuori! raccoglie interventi esterni tipici di un clima e di una realtà a oggi ancora in cerca di storicizzazione. Tra il 1968 il 1976 l’arte comincia a diventare veicolo d’informazione, stato di presa di coscienza e momento di rivelazione dei contrasti. La mostra, però, neutra e calibrata, appiana in uno stesso spazio, ad esempio, i gonfiabili di Mazzucchelli installati al di fuori dai cancelli dell’Alfa Romeo di Milano con i lenzuoli di Mauri alla Palazzina Liberty di Milano.
Le novità di questo percorso consistono negli accostamenti aggraziati, seppur non onnicomprensivi, tra mappature fotografiche, volumi originali e video appositamente restaurati, che raccontano su diversi livelli l’energia sperimentale di un Paese che non sembra più l’Italia.

Ginevra Bria

Intervista con Silvia Bignami

dal 14 aprile al 4 settembre 2011
Fuori! Arte e spazio urbano 1968-1976
a cura di Silvia Bignami e Alessandra Pioselli
Museo del Novecento – Palazzo dell’Arengario
Piazza Duomo – 20122 Milano
Orari: lunedì ore 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica ore 9.30-19.30; giovedì e sabato ore 9.30-22.30
Ingresso: intero € 5; ridotto € 3
Info:
www.museodelnovecento.org

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.
  • In questa mostra di artisti datati, manca un preciso quadro di riferimento storico-sociale-culturale, che non è, certamente, a partire dal 1968. L’esistenza dell’arte pubblica, relazionale o fuori dai canonici circuiti chiusi dell’arte – è un fenomeno rintracciabile già agl’ inizi del secolo scorso. Le contraadizioni del mondo industriale, lo sfruttamento dell’uomo , l’alienazione culturale, le rivolte di grandi masse di cittadini; portorano molti artisti e movimenti d’avanguardia (noti e meno noti ) ad operare (in ombra o in clandestinità) nelle grandi periferie urbane europee. D’altra parte un museo che si dice del Novecento, non può dimenticare che le avanguardie storiche, nascono e si susseguono sempre seguendo lo sviluppo tecnico, sociale e le contraddizioni in seno ad un certo modo di intendere l’arte e la cultura. Il paradosso è che in questa mostra, ben allestita, manca del tutto di una teoria critica che spieghi il significato di una prassi creativa viva, nata FUORI , ma inevitabilmente finita morta, DENTRO un museo.

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