La riverenza della materia

La Lisson Gallery riapre le porte ad Angela de la Cruz. Dopo sette anni, la spagnola torna nella galleria londinese col suo “Transfer”. Lavori da leggere e guardare nel testo, nelle fotografie e nel video. A Londra fino al 30 aprile.

Angela de la Cruz - Transfer (ivory) - 2011

Eccoli lì, estenuati come i superstiti di un cataclisma. I lavori di Angela de la Cruz (La Coruña, 1965; vive a Londra) ne hanno patite; contorti, spezzati, eppure ancora in piedi. Una storia che sa di autobiografico, perché la forza di questa donna, capace di spaccare il legno e stracciare la tela, non è soltanto fisica. Colpita da un aneurisma cerebrale e semiparalizzata, non abbandona il lavoro, e torna lo scorso anno, con l’aiuto dei suoi assistenti, nello studio londinese. Dopo il successo della mostra After al Camden Arts Centre, Angela de la Cruz è nominata per il Turner Prize 2010. Sconfitta (non immeritatamente) da Susanne Philipsz, ricalca la scena con questa personale da Lisson, presentando i suoi ultimi lavori.
Dopo la tela, un nuovo materiale è messo alla prova: la cavia dei recenti esperimenti è l’alluminio. La serie dei Compressed è ancora una volta costituita da monocromi che, uno a uno, si piegano – è il caso di dire – alla volontà dell’artista, generando forme inaspettate.

Il punto di partenza della ricerca è una minimalissima e spesso accesissima pittura acrilica o a olio. A partire dalla metà degli anni ’90, la necessità di cercare una terza dimensione spinge de la Cruz a distruggere il supporto ligneo. I confini dell’opera non sono più dettati dalla cornice, ma dall’ambiente che la accoglie.
Al cospetto delle sue creazioni, Adrian Searle del Guardian ha parlato di “fine della pittura stessa”. Forme di violenza fisica esercitate sulla tela e giustificate dalla necessità di superare il tradizionale concetto di pittura, in effetti, sono già storia dell’arte. Basti pensare ai tagli inflitti da Fontana negli anni ‘50 o alle tele estroflesse di Castellani. Ma anche Angela de la Cruz riesce bene nell’intento, tanto che pittura e scultura finiscono per confondersi. Il dipinto, comprimendosi, si evolve in un lavoro a tutto tondo. E spesso le opere finiscono per incorporare oggetti d’uso quotidiano, come un tavolo, una sedia. Transfer (white) ne è solo l’ultimo esempio.

C’è del comico, è indubbio, nella precarietà di questi corpi che, come “sgonfiati”, si accasciano su se stessi. Anche terminate ed esposte, le opere sembrano instabili, capaci di cedere nuovamente. Ma è una fragilità che rende i lavori umani, e di un’umanità grande. Perché il vero coraggio, insegna Angela de la Cruz, sta nel non nascondere le proprie debolezze.

Stella Kasian

dal 30 marzo al 30 aprile 2011
Angela de La Cruz – Transfer
Lisson Gallery
52-54, Bell Street – London NW1 5DA
Orario: da lunedì a venerdì ore 10-18; sabato ore 11-17
Ingresso libero
Info: tel. +44 02077242739;
[email protected]; www.lissongallery.com

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Stella Kasian
Stella Kasian, nata a Roma nel 1981, si laurea in Studi storico-artistici alla Università degli Studi di Roma “La Sapienza” con il massimo dei voti, scegliendo di specializzarsi in Storia dell’Arte Contemporanea. La passione per l’arte e il desiderio di comunicarla spingono, sin da subito, la giovane Stella a muovere i primi passi nell’ambito del giornalismo on line. Trasferitasi a Londra, ancora oggi sua dimora elettiva, approfondisce le proprie conoscenze con esperienze variegate che arricchiscono la cultura accademica di nuove contaminazioni internazionali: dal corso curatoriale presso la University of The Arts alle collaborazioni con il Barbican Centre e con il Camden Arts Centre, nella quali si avventura nell’attività promozionale, organizzativa e curatoriale di eventi. Intanto Stella prosegue con sempre più impegno la sua attività di redattrice free lance, collaborando proficuamente con varie testate italiane su web e su carta.