La baronessa del pennello

Tra glamour e decadenza, le donne di Tamara de Lempicka raccontano mondi sommersi e perturbanti. E se pensate che sia solo pittura di genere, dovrete ricredervi. Dopo una visita al Vittoriano di Roma.

Tamara de Lempicka - Brocca su una sedia I (Natura morta con uova) - 1941 - Musée d’Art Moderne di Saint-Etienne Métropole - photo Yves Bresson - ©Tamara Art Heritage / Museum Masters International NYC

Tamara de Lempicka (Varsavia, 1898 – Cuernavaca, 1980) è una figura estremamente complessa, una delle poche donne artiste famose fin dagli anni ‘50, soprattutto a causa del suo stile di vita eccentrico e anticonformista.
La sua provenienza russo-polacca si evince dall’iniziale utilizzo di forme post-costruttiviste, soprattutto nei paesaggi degli inizi. La vera svolta per Lempicka è negli anni ’20, quando si trasferisce a Parigi e si trova perfettamente inserita nel fervido clima culturale della Ecole de Paris, un circolo di artisti delle più varie nazionalità che aveva scelto la Ville Lumière per vivere e lavorare e che si riuniva attorno a personalità come Picasso, Modigliani e Brancusi.

Tamara de Lempicka - Ritratto del marchese Sommi - 1925 - coll. privata - ©Tamara Art Heritage / Museum Masters International NYC

Oltre alle tele a olio, al Vittoriano sono esposti molti disegni e bozzetti, in cui si nota una netta somiglianza del tratto grafico con i disegni di Modigliani, così come anche un’intensa attenzione alla plastica dei corpi che parte da Cézanne e arriva fino al Picasso post-cubista.
La capacità di Lempicka di proporre ritratti di donne assolutamente conturbanti, come quello della figlia Kizette, è stata spesso associata alla sua conclamata bisessualità. Questa interpretazione, oltre ad avere in sé una certa dose di pregiudizio, non rende giustizia allo studio profondo di molti modelli importanti con i quali l’artista si è confrontata nel corso della sua vita. Un’assidua frequentazione del Louvre è testimoniata da una serie di studi dell’arte italiana e da continui rimandi a opere del passato, come si nota ad esempio dalla posa della celebre Rafaela su fondo verde, che la apparenta ai nudi di Tiziano o ad alcune veneri di Bouchet.

Tamara de Lempicka - Signora elegante con cappello fiorito - 1938-40 - coll. Magda Baltoyanni - ©Tamara Art Heritage / Museum Masters International NYC

La donna che divenne artista perché il nobile marito non voleva lavorare, la “baronessa del pennello”, com’era chiamata a Hollywood, dove visse dagli anni ‘40 portando il glamour europeo, aveva un’anima profondamente religiosa. Una produzione poco nota di piccole Madonne e una testa di San Giovanni completano la mostra, con immagini che non ci si aspetta di trovare nella produzione di un’artista così controversa.
L’amore per l’Italia e per l’arte italiana è ovunque. Nella posa delle mani di molte fanciulle ritratte come moderne Veneri di Botticelli, o nelle ragazze che rovesciano gli occhi all’insù come Sante di Guido Reni o li abbassano tristi trovando un modello nella Madonna di Filippo Lippi.

L’ultima parte della sua produzione, legata al periodo della Seconda guerra mondiale, si può ricondurre a un certo Surrealismo metafisico alla Magritte. L’artista compone figure di still life, inquietanti nel loro essere perfette.
La baronessa de Lempicka è stata sopra a ogni cosa una donna degli eccessi, una pittrice con l’anima da diva di Hollywood. Quest’ultimo, basilare aspetto è testimoniato in mostra da una vasta serie di fotografie che la ritraggono come una novella Greta Garbo a trent’anni e poi sempre più invecchiata, accanto a una statua velata, o a cena con attori celebri. Fa tenerezza l’ultima immagine: una donna anziana, sempre bella sotto un cappello alla moda, sempre in posa, come una delle sue modelle.

Chiara Di Stefano

dal 10 marzo al 3 luglio 2011
Tamara de Lempicka – La regina del moderno
a cura di Gioia Mori
Complesso del Vittoriano
Via San Pietro in Carcere (zona Fori Imperiali) – 00186 Roma
Orario: da lunedì a giovedì ore 9.30-19.30; venerdì e sabato ore 9.30-23.30; domenica ore 9.30-20.30
Ingressoo: intero € 12; ridotto € 8,50
Catalogo Skira
Info: tel. +39 063225380; www.comunicareorganizzando.it

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Chiara Di Stefano
Chiara Di Stefano (Roma, 1984) è dottore di ricerca in Teorie e Storia delle Arti. Docente e curatrice indipendente, vive tra Udine e Venezia. Si interessa di storia della Biennale di Venezia, arte americana e nuove tecnologie applicate alla didattica museale. Attualmente collabora con Artribune, Giudizio Universale e NPR.
  • Non posso credere che dandole tale definizione “La baronessa del pennello” lei non abbia pensato neppure per un istante ad una interpretazione, per cosi dire, goliardica da parte di chi legge. A mio parere d’altronde la definizione è calzante verso qualsiasi senso la si voglia indirizzare…