L’ebreo errante

Impeccabile e “sartoriale” agli spazi, la mostra dedicata a Marc Chagall risveglia la programmazione di Palazzo Forti a Verona. Partner “fossile” – e meno male che resta – la Fondazione Cariverona. Vive la France! E la Révolution, capolavoro in mostra fino al 10 luglio.

Marc Chagall - Poesie, decima illustrazione - 1968 - Musée national Marc Chagall, Nizza

Bei tempi quelli in cui un artista poteva essere nominato assessore alla cultura. Tempi brutti quelli in cui un altro artista, allievo e poi maestro, era oppresso per rapporti con gli ebrei. Tutto questo accadeva a Marc Chagall (Vitebsk, 1887 – Saint-Paul de Vence, 1985) nei primi decenni del Novecento, e a uno studente della scuola di pittura da lui fondata, Kazimir Malevič.
La storia narra in verità che Chagall avesse rifiutato l’incarico affidatogli da Lenin in persona, prima che l’artista lasciasse la Russia per la Francia nel 1910. Ma poco importa, visto che di fatto il pittore e incisore si occupò di organizzare mostre nei musei (e dans la rue), inaugurò accademie a cui attinsero Malevič e Alechinsky, sempre senza aderire alla carica ufficiale.

Particolare della frase sotto la gigantografia dell’artista

Proprio quell’ufficialità, la convenzione più stantia che Chagall tentò di rovesciare per tutta la vita, è il filo conduttore de Il mondo sottosopra, approdata l’8 aprile a Palazzo Forti per la terza tappa del suo viaggio, che celebra i 25 anni dalla scomparsa dell’artista.
Dal Musée National Marc Chagall di Nizza, passando per l’Ara Pacis di Roma, arrivano infatti la maggior parte delle 138 opere della mostra. “Tra queste, le 27 tele eseguite dal 1919 al ‘60”, commenta Paola Marini, alla sua prima mostra da direttrice di Palazzo Forti, chiaramente rappresentano il nocciolo di questa mostra elegante. Sono tutte opere maggiori, provenienti dal Centre Pompidou come da collezioni private, che altro non sono che gli eredi diretti”.

Marc Chagall - Schizzo per L’aire du temps - 1942 - coll. privata

Più che confermare l’allergia dell’artista per i luoghi comuni, i curatori si addentrano nella diagnosi precisa. “Tre sono le ispirazioni del mondo onirico, fiabesco e naïf di Chagall”, spiega uno dei due, Maurice Fréchuret, direttore dei Musées nationaux du XX° siècle des Alpes-Maritimes. “I suoi uomini, donne, animali o ibridi che siano, fluttuano senza gravità come immersi nel caos primordiale descritto dalla Bibbia e nella Torah. È pur vero però che anche tra i contemporanei, tra i surrealisti con cui viene a contatto in Francia, Miró, Fragonard, Magritte, Matta, la ricerca di equilibrio non è mai conclusa”.

L’assessore Erminia Perbellini, con Paola Marini e Elisabeth Pacoud-Rème

E mentre l’indagine curatoriale di Fréchuret ed Elisabeth Pacoud-Rème, del Musée National Marc Chagall, individua la terza ispirazione ancora una volta dalle radici, ovvero dall’incisione su legno del XIX secolo, ci permettiamo di aggiungere un’altra fonte: la fantasia. Quella stessa che fa parlare l’artista Alla Russia, agli asini e agli altri nel bel docufilm (omonimo alla famosa tela) di François Lévy-Kuentz, per dire che, nella casa dov’è nato a Vitebsk, Chagall non respirava nemmeno, ma la sua immaginazione trasfigurò le candele in lune e la polvere smossa dai tappeti nella Via Lattea.

Quindi è vero che il crocifisso del trittico La Rivoluzione (1937) – il pezzo forte della mostra – non può non esser memore del Cristo Giallo di Gauguin. Ma le capre, i ciuchini, gli ebrei erranti e fluttuanti sono nati nella testa à l’envers di Marc Chagall.

Beatrice Benedetti

dall’8 aprile al 10 luglio 2011
Chagall. Il mondo sottosopra

a cura di Maurice Fréchuret
ed Elisabeth Pacoud-Rème
Galleri
a d’Arte Moderna – Palazzo Forti
Volto Due Mori, 4 – 37121
Verona
Orari: fino al 12 giugno 2011: da martedì a venerdì ore 9-19; sabato e domenica ore 10.30-19. Dal 14 giugno: da martedì a domenica ore 10.30-19
Ingresso: intero € 8; ridotto € 6
Catalogo Silvana Editoriale
Info: tel. +39
0458001903; [email protected]; www.palazzoforti.it

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Beatrice Benedetti
Laureata in Lettere moderne, Beatrice Benedetti si è specializzata in storia dell'arte a Bologna con Renato Barilli. È giornalista pubblicista e ha collaborato, dalle redazioni di Milano e Verona, con riviste e quotidiani nazionali. Tra le pubblicazioni recenti, ha curato il volume "Emilio Isgrò. Come difendersi dall'arte e dalla pioggia", con testi di Alberto Fiz e Arturo Schwarz (Maretti Editore, 2013), e il catalogo della mostra alla Galleria nazionale d'arte moderna di Roma dal titolo "Emilio Isgrò, Modello Italia, 2013-1964", insieme a Angelandreina Rorro (Electa Mondadori, 2013), in cui compaiono - tra gli altri - scritti di Ferruccio de Bortoli, Gillo Dorfles, Maurizio Cattelan, Roberto Andò e Alfo Nove. Dal 2006 lavora come direttore artistico per una galleria d'arte contemporanea scaligera.