Il sogno preraffaellita? Coniugare il primitivo con il futuro

L’Inghilterra che guardava all’Italia torna nella vagheggiata patria. A Roma vanno in scena i capolavori di Dante Gabriel Rossetti ed Edward Burne-Jones. Attorniati da opere di Giotto e Botticelli, e intorno ai quali aleggia la polemica con Ruskin. Una mostra da non mancare alla Gnam di Roma, fino al 12 giugno.

Dante Gabriel Rossetti - Venus Verticordia - 1864-68 - The Russell-Cotes Art Gallery and Museum, Bournemouth

Già nel suo prologo, questa mostra sembra richiamare direttamente le idee di Benjamin circa il ruolo dell’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica. Nella sala iniziale compaiono infatti le splendide copie in cromolitografia dei più importanti capolavori italiani, quelle che contribuirono a generare nell’Inghilterra vittoriana un crescente interesse per una narrazione nuova, che richiamava i modi primitivi italiani. Ma la suggestione non era determinata tanto dalle opere originali, quanto dai loro simulacri, in cui la semplificazione formale imposta dal mezzo di restituzione grafica si traduceva sul piano espressivo in un’atmosfera ingenua e popolare che non apparteneva all’originale.

Frederic Leighton - Nausicaa - 1878 - Collezione privata

Ecco dunque come la prima sezione della mostra romana diviene il complemento dell’ultima, che raccoglie – in contrapposizione – dipinti originali, da Giotto a Botticelli.
Tra questi due poli si sviluppò il mito italiano che irruppe nell’arte inglese del XIX secolo proprio quando lo sviluppo di massa della fotografia era sul punto di scompaginare le carte, di far saltare gli schemi consolidati dell’arte e mentre il regno si trovava improvvisamente orfano del suo più forte riferimento: Turner. Osservando l’acquarello e i due oli in mostra non si può non avvertire quel senso di moderno per eccellenza che Ruskin salutò come il solo degno dei primitivi.

Edward Burne-Jones - St. George - 1897-98 - © Hessische Hausstiftung, Kronberg i.T.

Già, John Ruskin, una delle figure più complesse e poliedriche dell’età vittoriana. Critico, pittore, studioso profondamente appassionato dell’arte e dell’architettura italiana, divenne subito il cantore delle elegie dedicate alla Confraternita dei Preraffaelliti fin dalla segreta costituzione a Londra del gruppo capeggiato da Dante Gabriel Rossetti (Londra, 1828 – Birchington, 1882) e Edward Burne-Jones (Birmingham, 1833 – Londra, 1898). Nella loro poetica ritrovava l’espressione dello spirito antitradizionalista che si riconosceva unicamente nell’ideale di un’ispirazione pura, che guardava agli artisti fino al primo Raffaello come a coloro scevri dal vizio di orgoglio che aveva tradotto l’arte in un’attività intellettuale. Un ponte tra un passato trasognato e un futuro minaccioso, su cui incombeva già la travolgente rivoluzione dell’immagine chimica.

Gaetano Previati - Il giorno sveglia la notte - 1905 ca. - Civico Museo Revoltella, Galleria d’arte moderna, Trieste

A enfatizzare le scelte linguistiche delle correnti inglesi di metà secolo è l’articolazione scenografica dell’allestimento, che contrassegna questa esposizione anche in relazione dialettica con quella tenutasi al MAR lo scorso anno. Le costolonature slanciate di un’architettura gotica idealizzata, in cui trovano posto le opere centrali della rassegna, sembrano voler sottolineare con accenti gotico-fiammeggianti la drammatica rottura tra Ruskin e Rossetti, consumatasi ben presto. A scatenare la disputa furono gli scandalosi tratti erotici che emergevano dalla carnalità della Venus Verticordia.
La disposizione del dipinto accanto ad altre opere ispirate alla fascinosa Jane Morris, moglie dell’amico William Morris e profondamente legata a Gabriel da un rapporto quasi ossessivo, rimarca la profonda inquietudine dell’artista, che tradusse in poesia e versò nell’amore per una nazione ideale, l’Italia, che fu soltanto vagheggiata.

Alessandro Iazeolla

dal 24 febbraio al 12 giugno 2011
Dante Gabriel Rossetti, Edward Burne-Jones e il mito dell’Italia nell’Inghilterra vittoriana
a cura di Maria Teresa Benedetti, Stefania Frezzotti e Robert Upstone
GNAM – Galleria Nazionale d’Arte Moderna
Viale della Belle Arti, 131 – 00197 Roma
Orario: da martedì a domenica ore 8.30-19
Ingresso: intero € 10; ridotto € 7,50
Catalogo Electa
Info: tel.
+39 0632298221; www.gnam.beniculturali.it

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Alessandro Iazeolla
Alessandro Iazeolla (Roma, 1960), Architetto iscritto all’Ordine professionale dal 1988. Ha conseguito i diplomi di maturità classica e di maturità artistica. Attualmente è quadro direttivo di una società a controllo pubblico. Ha operato dagli Anni Ottanta nel campo della ricerca storico-archeologica e della documentazione d’arte con numerose pubblicazioni su libri e periodici specializzati. Si occupa di fotografia sperimentale e di storia della fotografia e ha tenuto corsi specialistici in istituti superiori. Collabora con la Facoltà di Ingegneria dell'Università di Roma La Sapienza per seminari di studio sul rapporto tra percezione visiva e produzione artistica. È iscritto al Ruolo dei Periti e degli Esperti in Fotografia d'Arte presso la C.C.I.A.A. di Roma. È vicepresidente di un'associazione per la promozione dell'arte con sede a Roma.
  • Oberon

    Come al solito, grandi elogi verso una mostra piena di difetti e omissioni! Vogliamo parlare del fatto che mancano le indicazioni + elementari nel percorso? 1)non c’è una freccia che indichi in quale sala si debba andare, la Gnam è un labirinto da cui si dipartono tante sale, non ha un corridoio lungo e stretto come le Scuderie del Quirinale in cui sai dove dirigerti; 2) nessuna spiegazione tecnica di cosa sia una cromolitografia, come pure molti artisti sono citati nei pannelli solo x cognome, dando forse x scontato che il pubblico sappia tutto alla perfezione; 3) l’ultima sala con Giotto, Tiziano&co è ridicola, non si capisce come mai pochi capolavori di epoche diverse debbano essere esposti così da soli, senza un collegamento diretto con le opere dei Preraffaelliti e 4) la cosa + grave è che non c’è nessun accenno a S.Paolo dentro le Mura, con i mosaici di Burne Jones! A Roma c’è solo questo esempio di arte preraffaellita, com’è stato possibile non dedicare neanche mezza citazione in tutta la mostra (al contrario di quella a Ravenna – che x fortuna non c’entra niente con questa – dove erano esposti i disegni originali?)

  • Sono abbastanza d’accordo con il commento precedente, e mi permetto di segnalare la mia recensione della mostra, in cui emergono gli aspetti problematici della rassegna ricordati da Oberon: http://mostreemusei.sns.it/index.php?page=_layout_mostra&id=827&lang=it

  • Cris

    A mio avviso x comprendere pienamente una mostra e dunque goderne la bellezza ma anche il significato nascosto, bisogna affidarsi alla spiegazione di una buona guida oppure munirsi di pazienza studiarsi il catalogo e poi fare la visita.pensare che pochi pannelli esplicativi possano parlare delle tecniche,dei pittori,dell’iconografia x non parlare di un inquadramento storico culturale in cui si sviluppa una determinata corrente artistica o un pittore è pura follia.capisco anche che una guida o il catalogo sono degli ulteriori investimenti,ma non si può avere tutto!

  • oberon

    Cris ma stai scherzando? Armarsi di una guida posso capire, ma la lettura del catalogo è un approfondimento che va fatto a posteriori. Io intendevo solo dire che non ci voleva niente a inserire qualche informazione in+ sui pannelli, o mettere 2 frecce a indicare il percorso! quella che tu chiami pura follia si chiama didattica ed è quello che da alcuni anni si cerca di farenei musei come in tutte le mostre (ad es. vedi le brochure che oltre al biglietto danno all’ingresso delle scuderie del quirinale o al palaexpo). non dico di ammorbare il visitatore con mille particolari inutili, ma neanche di lasciarlo davanti a informazioni frammentarie.