Brucia Roma, brucia

Una lunga passeggiata attraverso l’intera area archeologica del Foro Romano e del Palatino, con traguardo al Colosseo. Così si presenta questa grande mostra, concepita sull’onda del successo riscosso dalla precedente “Divus Vespasianus”. Stavolta ci si concentra, fino al 18 settembre, su una delle figure più controverse e affascinanti della storiografia: il terribile Nerone.

Scarpe comode e tanta curiosità, mista a un filo di pruderie, sono il bagaglio necessario per affrontare questo impegnativo percorso che si snoda ben oltre le indicate sedi di Curia Iulia, Tempio di Romolo, Criptoportico Neroniano, Museo Palatino e Colosseo, poiché coinvolge anche la Domus Tiberiana, la Coenatio Rotonda e Vigna Barberini.
L’intento? Descrivere a tutto tondo la figura dell’imperatore Nerone, partendo dalla storia della sua famiglia, passando per le sue istrioniche passioni, indagando la formazione di quell’aura mitica che tutt’oggi lo avvolge e che lo ha reso protagonista anche di tanti film, riproposti in spezzoni – in mostra – nel tempio di Romolo.
Questa prima istanza, molto didascalica e un pelino scontata, viene però felicemente integrata, nella seconda parte del percorso, dalle nuove ipotesi archeologiche emerse dagli scavi effettuati su due nuovi livelli della Domus Tiberiana, che la collegherebbero alla Domus Aurea, dalla statua maschile con tracce di colore rinvenuta nel Criptoportico neroniano e soprattutto dall’emersione della Coenatio Rotonda, un edificio di età neroniana a pianta circolare, articolato attorno a un pilone anch’esso circolare e che non ha precedenti nell’architettura romana, forse vestigia della torre rotante descritta da Svetonio – fonte principale e molto citato in tutta la mostra – come parte della residenza del principe.
La tappa finale, allestita nei corridoi del primo piano delle arcate del Colosseo, si occupa invece di ricostruire l’incendio di Roma del 64 d.C. e la successiva ricostruzione dell’area, nonché di presentare la fioritura delle arti e dell’edilizia in epoca neroniana, testimoniata da pezzi provenienti da Ercolano, Pompei e Oplontis, sito della celebre Villa di Poppea.
Una panoramica decisamente esauriente, insomma. Persino troppo, verrebbe da dire, in quanto consacra ormai l’uso di servirsi del Colosseo e degli altri siti archeologici per esposizioni temporanee, sovraccaricando di materiali e pubblico soltanto certe aree a discapito di molte altre “Rome” che non riescono a emergere.
Dunque, nobilissimo l’intento, altrettanto valida l’ispirazione. Ma la contestualizzazione diretta non è sempre così strettamente necessaria.

Chiara Ciolfi

dal 12 aprile al 18 settembre 2011
Nerone
a cura di Maria Antonietta Tomei e Rossella Rea
Colosseo, Foro Romano, Palatino – 00100 Roma
Orario: tutti i giorni ore 8.30-un’ora prima del tramonto
Ingresso: intero € 12; ridotto € 7,50
Catalogo Electa
Info: tel. +39 0639967700;
www.pierreci.it

CONDIVIDI
Chiara Ciolfi
Chiara Ciolfi (Roma, 1987) è laureanda in Storia dell’Arte presso l’Università di Roma La Sapienza. Si interessa di arte contemporanea in tutte le sue forme, con un accento particolare sull’editoria e le riviste di settore. Ha collaborato con Exibart dal 2008 al 2011 fino all’avvento dell’ “era Artribune”. Attualmente sta costruendo il suo percorso tra stage e collaborazioni con fondazioni orientate alla ricerca (Nomas Foundation) e gallerie collaudate (Gagosian Gallery), con il sogno di farne un lavoro vero.
  • hm

    nerone uno dei pochissimi romani degni nei secoli dei secoli, la storia è da riscrivere .
    intanto si potrebbe restituirgli la sua tomba (oggi s.maria del popolo) e dargli il suo vero nome, visto che il nome santa maria del popolo è stato adottato da un papetto usurpatore invidioso nei confronti degli omaggi che nerone continuava a ricevere a distanza di secoli dopo la morte .

  • Con licenza Hm, è lecito da te sapere a quali amicizie del divino Cesare tu ti ispireresti ?

    al Petronio o al …Tigellino ?

    • hm

      a nessuna delle due, al massimo mi ispirerei al divino cesare se proprio dovessi scegliere .

  • e sarebbe un massimo destino di farsa. Certo, c è di peggio, la macchietta ad esempio.

    • hm

      destino di farsa? non mi sembra . forse cristogiudeo è stato un destino di farsa non certo nerone .

  • perche’ ti stupisci Hm? il divino era e rimane ai posteri un “personaggio” fondamentalmente di Teatro e non Vi è niente di sconveniente in questo (se interpreto sottilmente le Tue perplessita’).
    Aime’ debbo confutare la tua affermazione circa il tuo nominato “cristogiudeo” che non fu affatto interprete di una farsa (magari lo fosse stato) ma protagonista di un evento che ebbe effetti , purtroppo devastanti per i posteri e non certo per colpa sua, ma in primis del suo acquisito , vero tredicesimo discepolo, Paolo. Si fondo’ una Chiesa (ebbe inizio la tragedia).
    Non parliamo della macchietta per pudore, i nostri sono tempi veramente difficili.

    • hm

      non mi stupisco assolutamente di nulla, la storia cambia non rimane immutabile, e non vi è niente di sconveniente in questo . sei troppo ottimista e benevolo riguardo a cristogiudeo, la farsa sono le storie raccontate per irretire il volgo, la realtà è che probabilmente si è trattato solo di un megacomplotto giudaico atto alla conquista di roma : – come segnala argutamente lo stesso Ambelain, la frase indicativa di Svetonio, che, nel 52 d.C., nell’opera “Vita dei dodici Cesari”, scrive:
      “Siccome gli ebrei, istigati da un certo Chrestos, erano sempre in rivolta, egli li scacciò da Roma…” (Claudio, XXV).
      Si comprende come i primi Padri della Chiesa, tutti intenti a diffondere il “loro” credo Cristiano, fossero allarmati e si dessero da fare in mille modi per occultare la vera natura dell’operato di Gesù. E, per questo, l’Apocalisse fu “travestita” da quello che ora noi abbiamo imparato dai testi cattolici. L’autore dell’Apocalisse, insomma, sarebbe proprio lo stesso Gesù, un Gesù a capo di una precisa corrente giudaica decisa ad opporsi in ogni modo all’occupazione romana in nome di un mai sopito desiderio di indipendenza.
      L’Apocalisse non manca di questo tipo di appelli:
      “Maledizione, maledizione, maledizione agli abitanti della Terra…” (VIII,
      13) “Guai a voi, o terra e mare…” (XII, 12)
      “A colui che vince e che persevera nelle mie opere sino alla fine, io darò la potestà sulle nazioni. Ed egli le reggerà con una verga di ferro ! Frantumandole come vasi d’argilla ! Allo stesso modo in cui io ricevetti potestà dal Padre mio… Ed io gli darò la stella mattutina…” (II, 26-28) –
      come si può notare in scritti di 2000 anni fa si legge lo stesso delirio degli ebrei talmudici attuali a capo di israele, non è cambiato assolutamente nulla a parte il fatto che la gente non crede più alle favole .
      io me ne frego tanto la ruota gira e anche le definizionucole storiche che si leggono nei libercoli di testo scolastici .

  • No, niente affatto benevolo ne’ ottimista, solo disincantato.