Umani in batteria

Dall’Albania alla Grecia, dalla Danimarca all’Italia. I ready made di Jens Haaning offrono una profonda riflessione sull’immigrazione e la nazionalità. Da Soffiantino a Torino.

Jens Haaning - Danish Passport, valid until 28.04.2017 - 2010

Probabilmente non poteva esserci momento più azzeccato per questa mostra dedicata al danese Jens Haaning (Copenhagen, 1965). Le rivolte nei Paesi arabi che si affacciano sul Mediterraneo, e in particolare quella che ancora sta avendo luogo in Libia, hanno scatenato un’ondata di migrazioni verso l’Italia, che molti non hanno mancato di definire “allarmante”.
L’immigrazione e il razzismo sono due temi centrali nel lavoro di Haaning, che l’artista sviluppa attraverso l’ausilio di ready made, come nel caso di Danish Passport – Valid Until 28.04.2017, un passaporto che conduce lo spettatore a riflettere sul significato di termini quali ‘cittadinanza’ e ‘nazionalità’ e delle loro applicazioni relative nella vita di ogni uomo; a domandarsi quale sia il motivo per cui quello stesso libretto risulti in grado di legalizzare la permanenza dell’artista in Italia, mentre Lampedusa pullula di “clandestini”.

Jens Haaning - Thai Body Massage, Aaborg - 2011

Poco distante campeggia su un’intera parete bianca la scritta Italia, un wall painting che ricorda il cartello d’entrata posto solitamente sulle strade in prossimità dei confini. Lo stesso tema è riproposto attraverso l’opera Albanian Pigeons, composta da quattro scatole di cartone utilizzate dall’artista per trasportare illegalmente alcuni piccioni dall’Albania alla Grecia, da un paese extracomunitario a uno che, invece, è parte dell’Unione Europea. Scatole di cartone che non possono non far pensare alle famose “carrette del mare” che ora giungono dall’Africa, ma che fino a qualche anno fa partivano dall’Albania per arrivare sulle coste tirreniche, trasportando corpi umani ammassati come volatili in batteria.

Jens Haaning - Italia - 2011

Il titolo della mostra, invece, fa riferimento a quella che è l’opera principale dell’artista. Anche in questo caso si tratta di un ready made teso a far ragionare su come effettivamente cambi un oggetto nel momento in cui viene estrapolato dal suo contesto originario. Per realizzare l’installazione Thai Body Massage, Haaning ha trasferito uno studio di massaggi tailandesi all’interno degli spazi della galleria e nel nuovo spazio, che nulla ha a che fare con i massaggi, gli oggetti perdono la funzione precisa che possedevano prima di diventare un’opera d’arte: non sono più oggetti utilizzabili per uno scopo, ma pezzi di una collezione che testimoniano di un’attività svolta, anche in questo caso, in un altro Paese.

Jens Haaning - Thai Body Massage, Aaborg - 2011

Jens Haaning con questa mostra sembra voler sottolineare l’indifferenza con cui, nell’evoluta società contemporanea, tutto possa essere trattato allo stesso modo. Tutto può essere trasportato: gli oggetti, gli animali come oggetti, gli uomini come animali e come oggetti.

Andrea Rodi

dall’11 febbraio al 23 aprile 2011
Jens Haaning – Thai Body Massage and other works
Galleria Franco Soffiantino
Via Rossini, 23 (zona Giardino Reale) – 10124 Torino
Orario: da martedì a sabato ore 11-19; giovedì ore 14-22
Ingresso libero
Info: tel.
+39 011837743; fax +39 0118134490; [email protected]; www.francosoffiantino.it

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Andrea Rodi
Andrea Rodi nasce a Chieri (TO), nel 1980. Prima di laurearsi in Filosofia presso l’Università degli Studi di Torino, con una tesi sulle influenze filosofiche nell’opera dello scrittore americano Paul Auster, ha vissuto per lunghi periodi negli Stati Uniti, a Londra e a Barcellona. Dal 2009 collabora con il MACA (Museo Arte Contemporanea Acri), per il quale ha curato le mostre Project: Lid for a Submerged Wolrd (2010), Silvio Vigliaturo. Amazzoni (2011) e Young at Art, I stay Here (2012). Negli ultimi due anni ha scritto per diverse testate nel settore dell’arte contemporanea. Attualmente, lo si può leggere su Artribune, Inside Art e sul sito Atlantidezine.it. I suoi articoli sono raccolti sul blog http://torinocult.com.