Shovlin uno e trino

L’artista inglese a Roma. Per una tripletta fra Macro, Teatro Eliseo e galleria. Uno sguardo da 1/9…

Jamie Shovlin - Index (Let's Scare Jessica to Death A) - 2010 - gouache e image transfer su lino - cm 28x40 - courtesy Galleria 1/9unosunove, Roma

Jamie Shovlin (Leicester, 1978; vive a Londra) torna per la seconda volta nella Capitale e nella sua galleria di rappresentanza italiana, 1/9unosunove, per presentare il progetto ispirato all’idea di Gesamtkunstwerk, ovvero opera d’arte totale, indagata dal germe iniziale dell’idea passando per il momento della ricerca e della collazione del materiale fino alla presentazione al pubblico.
A finire sotto la lente d’ingrandimento è stavolta il making of di un film. La volontà di Shovlin, fin dal concepimento dell’ambizioso Hiker Meat Project, è quella di presentare un esteso rendiconto, un lavoro quasi più analitico che artistico di come funzionano i meccanismi della creazione in generale.
Il genere prescelto è quello del film d’exploitation degli anni ’70 e ’80, che Shovlin sapientemente scombina e ricombina fondendo tra loro dettagli reali e immaginari per farli confluire in un’opera, appunto, mai realizzata e diretta da un regista (Jesus Rinzoli) mai esistito.

Jamie Shovlin - La Raccolta dei Fiori Selvatici (Eva) - 2010 - matita e carboncino pressato su carta colorata - cm 68x50 - courtesy Galleria 1/9unosunove, Roma

Mentre in una delle sale del Macro si snoda lo storyboard del film, insieme a una serie di cimeli provenienti dal fittizio set, nello spazio della galleria prende corpo il meccanismo che ha portato alla genesi del film. Un grande wall accoglie una miriade quasi indecifrabile di appunti, foto, spunti grafici, prove di caratteri tipografici, bozzetti di costumi, tutto ciò che può ispirare per la creazione del concept dell’opera, un lavoro di brainstorming che si svolge in fase di ricerca e rielaborazione del materiale.
Poi, con un brusco salto in avanti, Shovlin mette in mostra i poster, con le relative locandine di prova, delle tre diverse versioni del film: quella italiana del 1979, quella spagnola del 1981 e infine quella americana del 1981. La confusione tra reale e immaginario non fa che aumentare con lo snodarsi dell’enorme mole di documentazione messa insieme dall’artista e anche diversificata a seconda del Paese in cui esce il film: lo spettatore si ritrova a chiedersi se alla fine questo film non sia reale, sempre meno consapevole di cosa sia mistificazione e cosa non lo sia.

Jamie Shovlin - Hiker Meat (Assembly) - 2010-11 - materiali misti su lavagna magnetica - cm 244x244 - courtesy Galleria 1/9unosunove, Roma

L’intera operazione è stata galvanizzata dalla realizzazione della “colonna sonora ideale” suonata – nel corso di una performance unica, il 2 febbraio presso il foyer del Teatro Eliseo – direttamente da Shovlin con i Lustfaust. Un evento reso possibile dalla proficua collaborazione tra la Fondazione Giuliani e il Macro.


Chiara Ciolfi

dal primo febbraio al 26 marzo 2011
Jamie Shovlin – Three (and a half) Films with Many Shared Characters
1/9 Unosunove Arte Contemporanea – Palazzo Santacroce
Via degli Specchi, 20 (zona largo Argentina) – 00186 Roma
Orario: da martedì a venerdì ore 11-19; sabato ore 15-19
Ingresso libero
Info: tel. +39 0697613696; fax +39 0697613810;
[email protected]; www.unosunove.com

 

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Chiara Ciolfi
Chiara Ciolfi (Roma, 1987) è laureanda in Storia dell’Arte presso l’Università di Roma La Sapienza. Si interessa di arte contemporanea in tutte le sue forme, con un accento particolare sull’editoria e le riviste di settore. Ha collaborato con Exibart dal 2008 al 2011 fino all’avvento dell’ “era Artribune”. Attualmente sta costruendo il suo percorso tra stage e collaborazioni con fondazioni orientate alla ricerca (Nomas Foundation) e gallerie collaudate (Gagosian Gallery), con il sogno di farne un lavoro vero.