Quel che resta del viaggio

Parte del processo, la quarta. Da Zero…, a Milano, una collettiva con video, sculture, fotografie e installazioni. Così, panche per “sedute strane”, telai, fermi di cemento e cartoline da Parigi diventano scene da viaggio…

Moyra Davey - 16 photograps from Paris - 2009

Tipologie di lavori esposti ed età degli artisti non li accomunano. La ricerca del ritmo e l’uso temporale dello spazio, invece, sì. Entrambi questi fattori sono stati usati come attitudini eleganti per dar vita a una collettiva in cui il senso dell’orientamento è il primo dei cinque canali percettivi a venire a mancare. Gli artisti selezionati sono (in ordine di apparizione in galleria): Uri Aran, Mark Barrow, Moyra Davey, Michael Dean e Jeppe Hein.
Riuniti per il quarto appuntamento del progetto partoftheprocess, i loro lavori sono esposti come proiezioni narrative. La presentazione recita: “Nell’attesa di qualcosa che verrà, la sensazione di sospensione temporale è sottolineata nella prima stanza da opere in cui lo scorrere del tempo è un elemento fondante del loro aspetto formale. Ma il vero incipit è il video di Uri Aran che fa risuonare nell’aria frasi-mantra sul ballerino e coreografo Michail Nikolaevic Barysnikov: “Mikhail Baryshnikov is the greatest dancer ever, Mikhail Baryshnikov is incomparabile amongst dancers… oppure “Mikhail Baryshnikov is my favorite dancer and everyone’s favorite dancer…”.

Jeppe Hein - Modified social bench #6 - 2005

Nella parte d’ingresso della sala principale, come due sfingi, sono appesi alle pareti gli enigmatici telai geometrizzanti di Mark Barrow. Metafore di trame e intrecci, i due riquadri sono realizzati, per quanto riguarda i tessuti, a mano dalla moglie dell’artista, Sarah Parke. Mentre, in prossimità della tessitura, il marito artista applica colori acrilici, tracciando impronte intrusive che uniscono le due diverse tipologie di tele. Sulla parete sinistra, come un finestrino in movimento, scorrono 16 photographs from Paris, della brava fotografa (seppur di boccioniana memoria) Moyra Davey. Una sequenza di immagini scattate a Parigi (chiavi nella serratura di porte chiuse, tavoli da caffè, sigarette spente, esterni), stampate e poi spedite per posta ad alcuni amici. Francobolli, date stampate e indirizzi restano testimonianza della spedizione, del suo tempo e del viaggio a cui le immagini sono state sottoposte.

Uri Aran - Untitled - 2008

Al centro della sala, invece, sono state poste le due panchine per “sedute strane ideate da Jeppe Hein (Modified Social Bench #6, 2005 e Modified Social Bench D, 2006). Tra design della comunicazione e definizione di comunità, questi due lavori modulano lo spazio centrale della galleria rendendolo un panorama instabile, necessario ma non più contemplabile.
Curiosa, infine, l’installazione laterale di Michael Dean dal titolo Analogue Series (W). L’intento è quello di mettere in corrispondenza di codici un libro (elemento ricorrente nei lavori dell’artista inglese), dal quale i visitatori sono invitati a strappare e portare via le pagine, e un volume in cemento. Alla fine, quel che rimane della pubblicazione resta sul pavimento, proprio di fronte a una scultura in cemento, a qualche metro di distanza.

Ginevra Bria

dal 24 febbraio al 2 aprile 2011
p
artoftheprocess4
Galleria Zero…
Via Tadino, 20 (zona Piazza Lima) – 20124 Milano
Orario: da martedì a venerdì ore 11-13.30 e 14.30-19.30; sabato ore 15-19.30
Ingresso libero
Info: tel. +39 0236514283; fax +39 0299982731;
[email protected]; www.galleriazero.it

CONDIVIDI
Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.
  • Benvenuto

    Bella mostra, mi sembra, anche se non credo riuscirò a vederla dal vivo.