Preziosi romeni

Dalla Dacia, anzi dalla Romania, ori d’epoca traianea. E quale luogo migliore per esporli, se non i Mercati di Traiano?

Seconda Tomba Principesca di Apahida - Due placche a forma di aquila - seconda metà del V sec.

Il politically correct è insito nel titolo stesso, perché è stato scelto Ori antichi della Romania e non, come sarebbe stato più corretto, della Dacia. Perché l’optimus Traiano ebbe a che fare con i daci, gli abitanti di quell’antico regno. Che, diversi anni prima, avevano creato qualche problema allo stesso divi Augusto, che costrinse i daci a “sottostare ai comandi del popolo romano”. Un popolo che solo Traiano riuscì a piegare, tanto che la Dacia fu l’ultima provincia a essere annessa nell’Impero Romano (dal 106 al 271), all’indomani delle due campagne militari condotte da Marco Ulpio Nerva Traiano (53-117).
Nei suoi circa vent’anni di regno, l’imperatore non mancò mai di dimostrare le sue “ottime” qualità di governante, coniugate all’esperienza nell’esercito romano, che gli permise di conoscere in prima persona la situazione ai confini dell’impero. E la mostra, nella sua importanza e bellezza, è una sorta di atto diplomatico. Perché nel nuovo Accordo di Cooperazione Culturale e Scientifica (ratificato nel 2003), “l’obiettivo di rafforzare i rapporti fra Italia e Romania con l’organizzazione di manifestazioni culturali delle differenti discipline, è tra quelli prioritari”. Perché da sempre l’arte ha anche il compito di propaganda.

Tesoro di Pietroasa - Patera - V sec.

Una storia, quella dei rapporti con la Dacia-Romania, che nella memoria dei romani è ben presente per essere narrata nella nota colonna traiana, eretta negli omonimi mercati, dove la mostra è ospitata.
I preziosi ori e resti scultorei, provenienti da sette importanti musei romeni, datati dal XVII secolo a.C. al VI d.C., testimoniano ventitré secoli di evoluzione artistica, con la possibilità di entrare in contatto con le più importanti recenti scoperte archeologiche. Una produzione, quella dacica, che ha assimilato e fatti propri stilemi provenienti da diversi territori, come quello ellenico, in uno scambio e in una continua osmosi con la nostra cultura, rintracciabile nelle più tarde realizzazioni longobarde.
Tra i 140 pezzi esposti, molti recuperati dalle autorità giudiziarie perché trafugati dai “tombaroli”, spiccano per il loro eccezionale valore i quattro Bracciali d’oro a spirali (ciascuno del peso medio di un chilo, rivenuti a Sarmizegetusa, ultima capitale della Dacia prima della conquista romana), e il raro Anello con protomi di serpente e palmette. D’indiscusso fascino i paramenti militari, quali l’Elmo di Coţofeneşti (con la calotta decorata da rosette, la fronte con occhi aggettanti e sopracciglia rivolte in su e i guanciali con scene sacrificali) e i Gambali di Agighiol.

Seconda Tomba Principesca di Apahida - Fibbia di cintura - seconda metà del V sec.

Degni di nota, per la preziosità tecnica, i pezzi provenienti dal Tesoro di Pietroasa, e cioè la Patera (ornata su tre registri concentrici con al centro una statuetta femminile seduta su un trono), la Coppia di fibule (con decorazione a cloisonné e a forma di uccelli stilizzati); oppure quelli provenienti dalla Seconda Tomba Principesca di Apahida, come le bellissime Placche a forma di aquila (ornate in cloisonné, con il piumaggio in caselle di diverse forme).

Daniela Trincia

dal 17 dicembre 2010 al 3 aprile 2011
Ori antichi della Romania. Prima e dopo Traiano
a cura di Ernest Oberländer-Târnoveanu e Lucrezia Ungaro
Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali
Via IV Novembre, 94 (centro storico) – 00187 Roma
Orari: da martedì a domenica ore 9-19
Ingresso: intero € 10; ridotto € 8
Catalogo Silvana Editoriale
Info: tel. +39 060608;
www.mercatiditraiano.it