Non è un paese per giovani

Da collettivo a singolo. Opiemme in mostra a Torino, alla Galleria Dieffe. Caustico e arrabbiato…

Opiemme - Miles Davis - 2011

Seconda personale torinese di Opiemme. Nato come collettivo nel 1998, ora rappresentato da uno solo dei membri, Opiemme è un artista caustico. La sua è una riflessione sull’eticità di alcuni comportamenti che, in assenza della loro messa in discussione, possono lasciar spazio nel quotidiano a legittimazioni implicite. Senza Bandiere, in mostra da Dieffe a Torino, è una riflessione – attuale se si pensa ai dibattuti festeggiamenti per il centocinquantenario dell’Unità d’Italia – sull’assenza dei valori propri di una democrazia. Divieti di rinuncia, una tavola del Risiko e cartelli autostradali adattati denunciano la mancanza di futuro per i giovani. Un lusso rubato dalla gerontocrazia politica.

Claudio Cravero

fino al 2 aprile 2011
Opiemme – Senza Bandiere
a cura di Susanna Mandice
www.galleriadieffe.com

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Claudio Cravero
Claudio Cravero (1977, Torino). Curatore indipendente, la sua ricerca è rivolta a tematiche inerenti i concetti di alterità, confine e memoria. Svolge attività curatoriale presso il PAV-Centro Sperimentale d’Arte Contemporanea di Torino (www.parcoartevivente.it). Nell’ambito dell’Art program diretto da Piero Gilardi, la sua ricerca indaga le problematiche artistiche proprie dell’arte del vivente e dell’evoluzione dell’arte ambientale. Ha condotto ricerche per il dipartimento di Visual Arts dell’Istituto di Cultura Italiana di New York, USA (2004), il Castello di Rivoli-Museo d’Arte Contemporanea (istituzione con la quale ha collaborato fino al 2006 nelle Relazione esterne), e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino nell’ambito del progetto di mediazione culturale coordinato da Emanuela De Cecco (2002/03). Oltre ad aver seguito l’attività redazionale per il progetto “Arte Pubblica e Monumenti” di OfficinaCittàTorino, 2007/08, è collaboratore di Artribune.
  • Rubens P.

    Critica costruttiva, credo: ritengo che “recintare” i vostri collaboratori in spazi così brevi, a beneficio di un’ottica da Twitter che privilegia le immagini e tratta il lettore da deficiente non in grado di prestare attenzione per più di 10 righe, sia un impoverimento e rappresenti una grande perdita di profondità delle recensioni. Ha senso andare incontro alle tendenze, che privilegiano il disimpegno e l’informazione veloce, fresca e insulsa come una mentina? Un po’ come la televisione attuale, di cui tutti si lamentano ma in cui pochi hanno il coraggio di approfondire. Si critica l’andazzo ma poi si ha paura a contraddirlo, mi pare. Il blog vince su tutto, anche sulla professionalità? Io vi proporrei di non adattare il vostro livello al lettore medio, ma di tenere uno standard elevato ed evitare recensioni vuote; se il lettore medio se ne va… pazienza