Non è un paese per giovani

Da collettivo a singolo. Opiemme in mostra a Torino, alla Galleria Dieffe. Caustico e arrabbiato…

Opiemme - Miles Davis - 2011

Seconda personale torinese di Opiemme. Nato come collettivo nel 1998, ora rappresentato da uno solo dei membri, Opiemme è un artista caustico. La sua è una riflessione sull’eticità di alcuni comportamenti che, in assenza della loro messa in discussione, possono lasciar spazio nel quotidiano a legittimazioni implicite. Senza Bandiere, in mostra da Dieffe a Torino, è una riflessione – attuale se si pensa ai dibattuti festeggiamenti per il centocinquantenario dell’Unità d’Italia – sull’assenza dei valori propri di una democrazia. Divieti di rinuncia, una tavola del Risiko e cartelli autostradali adattati denunciano la mancanza di futuro per i giovani. Un lusso rubato dalla gerontocrazia politica.

Claudio Cravero

fino al 2 aprile 2011
Opiemme – Senza Bandiere
a cura di Susanna Mandice
www.galleriadieffe.com

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Claudio Cravero
Claudio Cravero (Torino, 1977). Curatore di base a Dubai, è attualmente Head of Curation dell’Expo Dubai 2020. Dal 2014 al 2018 è direttore artistico della sezione contemporanea del Museo King Abdulaziz Center in Arabia Saudita. La sua ricerca indaga l’arte contemporanea quale forma di resistenza contro la censura pubblica nell’area del Golfo e del Medio Oriente. Dal 2008 al 2014 è co-direttore artistico presso il PAV-Centro Sperimentale d’Arte Contemporanea di Torino dove, con Piero Gilardi, si è occupato di ecologia culturale e socially engaged art. Nel 2014 è curatore di Onufri Prize, promosso dalla National Gallery of Fine Arts di Tirana, Albania. Ha inoltre collaborato con il Castello di Rivoli, Museo d’Arte Contemporanea (2004-2006) e con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino (2002-2004). È membro di comitati di giuria internazionali (Coal e Domaine de Chamarande, entrambi a Parigi) ed è lecturer e coordinatore del Master in Curatorial Practice presso lo IED di Venezia. È infine autore di saggi raccolti in diversi cataloghi e articoli pubblicati su art magazine e blog (Artribune, Roma; Sleek Magazine, Berlino; Freemuse, Copenaghen).
  • Rubens P.

    Critica costruttiva, credo: ritengo che “recintare” i vostri collaboratori in spazi così brevi, a beneficio di un’ottica da Twitter che privilegia le immagini e tratta il lettore da deficiente non in grado di prestare attenzione per più di 10 righe, sia un impoverimento e rappresenti una grande perdita di profondità delle recensioni. Ha senso andare incontro alle tendenze, che privilegiano il disimpegno e l’informazione veloce, fresca e insulsa come una mentina? Un po’ come la televisione attuale, di cui tutti si lamentano ma in cui pochi hanno il coraggio di approfondire. Si critica l’andazzo ma poi si ha paura a contraddirlo, mi pare. Il blog vince su tutto, anche sulla professionalità? Io vi proporrei di non adattare il vostro livello al lettore medio, ma di tenere uno standard elevato ed evitare recensioni vuote; se il lettore medio se ne va… pazienza